Archive for 2004

pbr pinokkio

dic 31 2004 Published by under piccolo bastardo racconta

io ho nove anni.
io ho letto quasi tutti i libri di giulio verne. soprattutto dalla terra alla luna, che l’ho letto due volte, quello con la copertina blu, rigida. anche soprattutto intorno alla luna, che però è molto più complicato come libro, già verso la fantascienza. a me, la fantascienza, no.
poi ho letto pinocchio. ma poco, solo un pezzo. vedo i cartoni animati. piuttosto. naso di legno, cuore di stagno, burattino. pan di mollica, scansafatica, dove vai? sono un burattino e non mi fermo mai. con le mie scarpe zuppa e pan bagnato… mi piace infatti, però, soprattutto, la canzone.
io di questo libro, giallo, molto vecchio, tutto sbrindellato, che ho letto, di pinocchio, forse era di mio padre, forse era di mio nonno, e ho visto anche che c’era un disegno di pinocchio sul sussidiario vecchio di mio nonno, che mio nonno l’ha fatta tutta la scuola, fino alla quinta elementare. sul sussidiario di mio nonno, comunque, i disegni sono tristi e grigi, o molto gialli, piuttosto. ma sarà il tempo. dice mio nonno. sarà il tempo che passa.
comunque, io di pinocchio mi è piaciuto più di tutto, ecco, quello che mi ha colpito di più sono: il gatto e la volpe. io me ne andrei in giro con il gatto e la volpe. ma il gatto e la volpe vorrei che fossero rino gaetano e giulio verne. rino gaetano che canta le canzoni tipo mio fratello è figlio unico con la chitarrina. giulio verne che mi racconta dalla terra alla luna e mi spiega un poco di quei calcoli molto complicati per andare sulla luna con un proiettilone. e poi mi spiega, mentre che c’è, anche perchè i numeri li deve scrivere in lettere invece di usare i numeri. 15367. perchè, giulio, non mi scrivi 15367, se vuoi dire 15367? perchè mi scrivi quindicimilatrecentosessantasette? (fiuuu) eh, giulio?
piuttosto.
poi però devo smetterla di pensare di essere dentro il libro di pinocchio con i personaggi che voglio, altrimenti giachetti, il mio compagno di banco che probabilmente quest’anno lo bocciano e addio giachetti, poi insiste fammi fare una parte anche a me. e fammi fare una parte anche a me, a forza di fammi fare una parte anche a me finisce che mi tocca far fare una parte anche alla sorella di giachetti, che, ricordo, in quanto femmina, è una gran puzzona.
tantomeno la fatina. la fatina buona, no. la parte è già presa dalla mia maestra barbara. che di lei poi un giorno vi racconto i giochi nuovi che facciamo adesso.
mangiafuoco, posso farti fare mangiafuoco, dico a giachetti. lui tira il calcio al pallone e dice che si va a nascondere. stiamo giocando a barattolo. io mentre recupero il pallone in questo gioco truffaldino, che quando sei sotto resti sotto tutto il pomeriggio, quindi tantovale mettersi l’anima in pace, come dice mio nonno, dice un sacco di cose mio nonno, lo recupero con il mio ritmo, il pallone, che son sotto. anima in pace. così recupero il pallone e lo metto a posto e mi metto a cercare gli altri. parto guardando sotto le macchine, che spesso ci si sdraia sotto le macchine, piuttosto. mi sdraio sul marciapiede e guardo sotto le macchine, sono alla caccia di un minimo movimento. e penso. io se fossi dentro il libro di pinocchio, quello giallo sbrindellato, mi piacerebbe essere il grillo parlante. ma più che altro perchè ho visto il film, e il grillo aveva una giacca con le code e da grande io credo andrò sempre in giro con la giacca con le code. così penso. e poi il grillo è saggio. giachetti viene sempre da me a chiedermi i consigli. io gli dico: te fai il compito più veloce che puoi, ma non dire alla maestra che hai finito, sennò ti dà dell’altro da fare. che secondo i grandi se non ti danno qualcosa da fare te non sei capace di trovarti un’occupazione. tu fai finta che devi finire, invece pensi ai fatti tuoi. io faccio così. me la trovo da me, un’occupazione. gli adulti, bisogna accontentarli, son contenti, ti lasciano in pace.
gli dico così a giachetti, quando faccio il grillo. gli do questi consigli, e gli chiedo: si vede che ho la giacca con le code? eh, si vede? ma giachetti mi fa tanto d’occhi e non capisce. mica l’ha visto, il film. mi sa che gli conviene di vederlo. che si crede, che avrà sempre uno come me appresso a dargli i consigli? piuttosto.
ah. una volta che avevo finito i compiti ho pensato: ma pinocchio, poi, lui, a chi lo faccio fare? non è che mi stia molto simpatico. quello del film per niente. quello del cartone animato con la sigla che mi piace, un po’ di più. questa storia delle bugie, però, il naso che s’allunga, non lo so. mi sembra fantascienza. io, ricordo, la fantascienza, no. piuttosto, leggendo il libro sbrindellato, giallo, mi sembra che non sia la cosa, come dire, centrale. la cosa importante del libro. e invece mio nonno dice sempre che le bugie hanno le gambe corte. mi sembra che c’entri qualcosa, ma non ho ancora capito come. mi sa che devo chiedere al maestro matteo. lui mi risponderà “pensaci”. così ho un’altra cosa da pensare.
comunque a forza di pensarci ho capito a chi lo faccio fare pinocchio. c’è un politico brutto brutto che vedo sempre al telegiornale. ha la gobba, è molto vecchio ma mia mamma dice che non muore mai. mia mamma, lisciandosi i capelli una sera che rimaneva a casa, ha detto: “piccolo bastardo, vedi quello lì, vestito di nero, con la gobba? ecco quello meno male che non è di legno, sennò sai che naso lungo gli veniva!” usa sempre delle parolacce quando parla di quello lì, mia mamma, soprattutto dall’anno scorso, quando hanno ammazzato aldo moro. mi ricordo il telegiornale. mi ricordo mario pastore. mia mamma quella sera mi ha fatto lavare i piatti anche se non era il mio turno.
così ho pensato che se questa cosa delle bugie non era centrale, in fondo, nella storia proprio personale di pinocchio, piuttosto, per il politico gobbo, invece, mi sa di sì.
dopo questa pensata vado a lavare i piatti, anche se non è il mio turno.
(e forse alla puzzona le faccio fare lo squalo gigante, ma ci penso meglio)
(piuttosto)

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voglio scriver balordaggini

dic 30 2004 Published by under ripostiglio


parolàggini balorde
scampate agli angoli delle stradose ballorte
buttate negli angoli delle brade storte
frade
cràde
delle attrade mantecate petarde e rotte giadre

voglio diventar di marmo
crudo crato crecimanto d’antostomia
ulgericato d’arminostosia
crudele e beffardo come tutti gli astami
coi codami
coi puttani
coi medicami
coi genuflessi bradiposi occulti melmosi lasciati a marcire
sconvolti di whisky di troski,
badire e ribadire,
di brioschi, di krukki, di brutti, di vutti, di mutti, di fatti, di melegatti.

(o qualcosa gelsòmino del genere)
(bastràdi)

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di lato

dic 11 2004 Published by under ripostiglio


vengo meglio
 di lato
  mica dritto
 all’impiedi
o di sopra
con la faccia da missionario

di lato m’addormento meglio
 e someday
 proviene dal mi’ bianco
ipod
come se il fusto degli sugar ray
   mi ballasse davant’al naso
e gli direi
  vieni meglio, di lato
(ma anche qui di fronte, ‘ sei affatto male)

e il mio ultimo bianco bianco
minimum buk
  riposa
  di lato
accanto
 agl’altri in libreria
notevole come la maggior parte dei suoi bianchi
 bianchi
 mimimum fratelli
che a leggerli mi vien
  da scrivere
(da scrivere
  ma,
   ditelo con me,
           di lato)

(merdaschìfa,
  questo mio viver con la testa dentro piantata ‘ certi pochi libri
   ‘mparati a memoria
   e anche no)

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tutti voi figli di quella puttana del natale

dic 11 2004 Published by under ripostiglio

in centro della città natale, passo davanti a una vecchia ben vestita con la borsa della spesa appoggiata alla caviglia, che dice buon natale a tutti i passanti, ferma in mezzo al marciapiede, cosicchè non si può non notarla, cosicchè si rivolge a tutti e io che ci passo di lato che sento quel che dice e nessuno che si ferma, è troppo ben vestita, forse è pazza, dice buon natale con la faccia supplichevole. sarà senza soldi e siam all’undici. quindi buon natale ’sto cazzo.
in questa via del centro piena di ricchezza io mi sento male nello stomaco. e dire ch’è un secolo che non tocco un negroni.
per qualche minuto, una quindicina, mi struggo sul significato di quell’incontro. è stat’inutile questo pomeriggio, andar in giro per regali. la vecchia me la sognerò ’sta notte, pure. ma mica per far il cinico.
adesso che scrivo me la son già dimenticata, probabilmente. è stato produttivo sentirmi in questo mondo attraverso la nausea allo stomaco del vederla elemosinare in mezzo al marciapiede, ben vestita e implorante e tutto. la disperazione. sapere che questo mondo peggiora.
tipo le volte che mi mi fermo a guardare tutti quei branchi di fighetti ricchi e puzzosi, molto italia1 e parecchio mtv, scarpe pulite di negozio, maglioni con le scritte grosse e mi chiedo, in tutto questo, quanto potrà costare un lanciafiamme? (benzina esclusa).

dico poi solo alla mi’ muliera: l’hai vista la vecchia? sembra d’esser tornati nell’ottocento. ci manca dickens che salta fuori da dietro l’angolo.
lei che mi guarda turbata. con lo stomaco sossopra. per quasi lacrimosa.
io che le dico ancora, con le ossa di pietra (e i muscoli molli nei gomiti): non so che fare.

(e la vita prosegue euclidea)

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c’è sul radar la flotta di vega

dic 05 2004 Published by under ripostiglio

forse il meglio risveglio dei miei ultimi cinque sei sette anni (meno quella volta là con quella certa donna mia, nuda che non vi sto a dire), della domenica della mattina presto, ore 13.17, sentir passar per radio una chitarra lenta lenta e quelle parole. va’, distruggi il male, va’…

alessio caraturo. goldrake. semplicemente geniale (soprattuto il video). lo passano su allmusic.

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buone notizie

dic 04 2004 Published by under ripostiglio

www.lulu.com

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muliere

dic 03 2004 Published by under ripostiglio

si può esser nel cesso e venir apostrofati così:
- possibile che te sei sempre a cagare?
si può?
(si può)
poi, basta di risponder:
- son no io, a cagare. è la merda, che mi esce dal culo.

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