arte e soldi

(per la serie )

in questi giorni riflettevo sul fatto di incamerare moneta grazie alla produzione artistica, di qualunque genere sia.
e visto che è una delle poche cose su cui ho una posizione precisa, voglio qui ribadirla ai miei venticinque lettori, compreso quello del Morocco che mi fa 7 hits al mese (così dicono le mie web-statistiche).

dunque: l’arte non ha prezzo, perchè non è un prodotto. una canzone, un racconto, non sono prodotti, nel senso commerciale del termine. non si consumano, sono qualcosa di più del loro contenitore (il cd o il libro). quindi cosa compro quando compro un cd o un libro? teoricamente la possibilità di ascoltarlo o di leggerlo. già, ma i soldi a chi vanno? in minimissima parte agli autori, per la maggior parte alla catena intermedia.

poi: l’arte deve essere libera e fruibile da tutti, ancorchè tutti, ma propio tutti tuttissimi, ne possano trarre giovamento, intellettuale, fisico o spirituale.

allora: l’arte deve essere accessibile, quindi in prima istanza liberamente distribuibile. quindi ascoltabile e leggibile.

allora allora: il denaro se deve c’entrare, deve c’entrare ma dopo la fruizione (per dirla con un parolone), e non con il significato di una transazione commerciale.

in pratica: ascolto una canzone e solo dopo, se io credo di aver percepito il talento, se credo di aver partecipato ad un’opera d’arte, solo allora mi vien voglia di mandare dei soldi all’autore, e sottolineo all’autore. ma perché gli do dei soldi? per dargli supporto! non perchè mi ha venduto un prodotto! perchè mi fa piacere dargli dei soldi, offrirgli una birra, mandargli una torta, MI-FA-PIA-CE-RE.

insomma: mandatemi pure dei soldi, offritemi una birra, portatemi una torta.
ma solo s’è arte, la mia e se vi fa piacere.

messo giù da bravuomo il 30 ottobre 2004 in ripostiglio e se propio hai da dire fallo da friendfeed
“i' berrò il latte quando le mucche mangeranno l'uva.”
il babbo di strelnik, tradizione orale