tutti voi figli di quella puttana del natale

(per la serie )

in centro della città natale, passo davanti a una vecchia ben vestita con la borsa della spesa appoggiata alla caviglia, che dice buon natale a tutti i passanti, ferma in mezzo al marciapiede, cosicchè non si può non notarla, cosicchè si rivolge a tutti e io che ci passo di lato che sento quel che dice e nessuno che si ferma, è troppo ben vestita, forse è pazza, dice buon natale con la faccia supplichevole. sarà senza soldi e siam all’undici. quindi buon natale ’sto cazzo.
in questa via del centro piena di ricchezza io mi sento male nello stomaco. e dire ch’è un secolo che non tocco un negroni.
per qualche minuto, una quindicina, mi struggo sul significato di quell’incontro. è stat’inutile questo pomeriggio, andar in giro per regali. la vecchia me la sognerò ’sta notte, pure. ma mica per far il cinico.
adesso che scrivo me la son già dimenticata, probabilmente. è stato produttivo sentirmi in questo mondo attraverso la nausea allo stomaco del vederla elemosinare in mezzo al marciapiede, ben vestita e implorante e tutto. la disperazione. sapere che questo mondo peggiora.
tipo le volte che mi mi fermo a guardare tutti quei branchi di fighetti ricchi e puzzosi, molto italia1 e parecchio mtv, scarpe pulite di negozio, maglioni con le scritte grosse e mi chiedo, in tutto questo, quanto potrà costare un lanciafiamme? (benzina esclusa).

dico poi solo alla mi’ muliera: l’hai vista la vecchia? sembra d’esser tornati nell’ottocento. ci manca dickens che salta fuori da dietro l’angolo.
lei che mi guarda turbata. con lo stomaco sossopra. per quasi lacrimosa.
io che le dico ancora, con le ossa di pietra (e i muscoli molli nei gomiti): non so che fare.

(e la vita prosegue euclidea)

messo giù da bravuomo il 11 dicembre 2004 in ripostiglio e se propio hai da dire fallo da friendfeed
“il fatto è che mi sembra di guardare sempre solo la superficie delle cose o delle persone.
sarà che ho paura di scoprire che c'è solo quella.”
maximilien roccam de pasteur, parolàme