Archive for gennaio, 2005

sento certe parole

gen 14 2005 Published by under ripostiglio

sento certe parole
 ma altre no
sento che mi salgono di sopra dello stomaco
  salgono di dietro della gola
e il bambino ch’è in me gioca a far la spesa di tra i tuoi sentimenti
sdruciti
cuciti con musiche di film dell’anno 1994
poi mi dici:
rimani,
  (stai)
  quivvicino.

cosa rimango
   che te sei sempre impegnata
sei sempre tesa
sei sempre con la testa da quella certa parte
    là
(e sempre scantonerai)
anche dopo la laurea
anche dopo vari parti patiti
partiti
 portati a porte partenti
di parenti e insolenti cervelli rimasti da parte

rimango
(uom’a ramengo)
  m’è un venerdì che scrivo

poi mica
   ce la faccio più ‘ far tutte queste rime solo per dirti che
     t’amo
 in due parole,
(vabbe’ più di due parole)
  sbagliando spesso, cagando di per la strada, scorreggiando molto, ruttando anche quando mi sentono gli altri,
(son parole tue)

e prendo per il culo il cumùlo
di letame che mi gir’appresso da qualche tempo
quest’italia di mmerda
 (datemi un treppiede vero)
(di quelli di granito pesante d’una volta)
mica una fanfaluca inventata di sana pianta
tipo in televisione dei giorni nostri,
   virgole tutte sbagliate
  di posto
(senz’esagerare)

sento cento parole
salto canto aiòle

(i tempi dispari
le rime impari
i versi menarchi)

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se rimango senza ‘l dormire stasera

gen 08 2005 Published by under ripostiglio

è che la smetto no di star qui ‘d ascoltare tutte le benedette canzoni di american idiot, green day prodotto.
(e segretamente e da distante mi va di far compagnia a una certa tipa)

(mentre nel di frattempo mi faccio una bella sega e constato che a cercar su google gianpietro lucini, mi vengo fuori di al secondo posto. io. figuratevi!)

bù!

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scrivere è come pregare

gen 07 2005 Published by under ripostiglio

io me fotto di tutti voi.

la vita che, pare, mi viaggi intorno, quella mediatica, quindi mediata, quindi indotta, quindi non mi interessa. non mi interessa più.

torno alla vita che ho nella testa. quella poca lì.
 che mi piace a me. quella con le storie dei libri e di certe talune persone che bastano, nella vita, star appresso.

poi dico, scrivere.
scrivere è il meglio che c’è per me, il meglio che mi ritrovo di tra le mani. scrivere è come concentrarsi moltissimo. raccogliere tutti i pezzi sparsi di te e raggrupparli vicino, tutti sul tavolo. dico, prendo tutto il casino e lo metto qua, un poco qua, un altro poco poco più in qua, anche un poco sotto il tavolo, tutto vicino però, concentro le cose.
insomma scrivere è come pregare. avere tutto a portata di mano, tutto quel che le cose di te sono te e sono una rappresentanza di te o una rappresentazione di te, perchè no, quando scrivi son lì, tra tavolo, sotto tavolo e qualche rimasuglio di panino sulla camicia logora. polsini logori. scarpaccia consumate e stinte. non so se avete presente.
non è glamour. è che son consumate, propio. le scarpe e le camicie.

io son quello con l’abbigliamento consumato. son fuori di moda.
son cose che m’interessano no.

‘ me, mi interessa una certa amicizia con certi amici compagni miei, che ci siam visti come da lontano, e ci si vedeva anche male, sfocati nel vino, nel fumo, nel legger forte i maestri che sappiamo, nel voler bene al maximilien roccam de pasteur. nel riconoscerci come banditi della stessa banda. me, m’interessa di loro, maestri, e fratelli.

io son quello che non lava mai i piatti e le scodelle. i piatti, faccio scarpetta, precisa. scodelle, risciacquo subito, non caffè lasci righe dentro.

io me ne fotto di tutti voi.

scrivere è come pregare.

pregate molto, bastràdi.
io prometto che pregherò di più, padre nostro, fratelli miei, pregherò di più.

(noi siam quelli che vediam il male
che il male lo vediam per bene
e se non ce l’abbiam dentro
semprechè le volte che non ce l’abbiam di dentro,
 da buttar di fuori,
un grande male,
quelle poche volte lì,
lo vediam benissimo quel grande male che c’è di fuori
simpatico, da bastonare
lo vediamo sì)

(e poi siam quelli ch’han in testa sempre qualcos’altro)

oppure no.
mi consumerò.
sarò polsino di camicia logora.

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