son una persona di merda.
(si può chiederlo, ‘n giro)
soprattutto quando si vede, che son bevuto.
ubriaco.
molesto.
incapace di intendere.
di volere.
di scopare.
(no, di scopare, pare, son comunque capace, anzi, paradosso, duro di più)
volere è volare. (maurizio nichetti) (o suo cuggino suo cuggino)
poi, bastràdi, anche se se lo merita solo barbara stradi, a quanto pare, l’appellativo, o non ricordo più cosa di preciso, ma magari anche no, allora, prendete e comperate un fottuto libro che costa troppi quindici euri, la trentamila per la miseria, trentamila solo un tomo di microbiologia clinica applicata ai mesanteri fosforici delle nonne bastràde, per la cazzo di miseria nero fumo di bardolino, la trentamila. per la miseria. cazzo.
‘munque. ilja qualchecosa di pietroburgo. un libro rosso di sangue. il titolo, lo so mica più no. (ve lo dico nel doposbronza) (forse)
muliera! oh! muliera!
scrivo come un dannato.
(come d’annata, dispari, e la luna crescente)
e si tira il vino dalle damigiane imbarbarite, mica bàrricate,
barricate,
il sessantotto, il sessantanove. muliera, mica sarai confusa, hai capito benissimo cosa voglio dire, esatto, versamene un altro, di aranciata, spremuta, più.
(e rileggetevi burgess)
riguardatevi barry lyndon.
stronzàcci.
(e la vita, il bello, è solo darci dentro di raccontarla)
(poi arrivo, direttore, faccio che vengo, panzuto, fin giù da lei, con la sua musica di per su le orecchie, cantante di swing, troie, fiori e gatti, e magari mi ci metto pure dentro un vincent di vecchioni, ché questo mondo non si meritava un uomo bello come te)
prendo il treno per raggiungerti, direttore, e lo so che son bevuto, ma me ne importa un fico secco, la scrittura è quel che mi vien di dentro verso l’infuori, il caldo che sale, mica il caldo che scende (la cacca), e la scrittura è la cosa più d’importante che c’è, la scrittura, direttore, e noi lo si sa a memoria, imparato all’elementari, e via dicendo, tra di noi, mica si va ‘ ripetere
cerco riparo
nella vita immaginata
o solo
scritta
dimenticata
per caso
portat’appresso
sbandata
scritta di dentro di un cinema al buio
(quindi malandàta)
noi di quei che siam solo alla ricerca sfrenata
di qualchedun che ci dica
di sottecchi poi
solo
“scrivi ancora
fai che scrivi ancora”
(keep on writin’)
e (come dire)
ricordate la mollica di pane
(trangugiatela)
la mollica di pane
morbida e assorbente
ricordatela per bene
(prima di bere a bizzeffe)
e fidatevi no delle donne che non san muoversi
a tempo
a merito
a passo di vanto di tacco alto di reggipetto altro
meno numeroso
cerco riparo
nella vita (immaginata)
(ma lo so
‘ ci son musiche migliori
di qualunque immaginazione)
—
[qui ne comincia un'altra]
—
(mi sento)
il cervello come un metro di sopra della testa
mentre mi concentro per scriver poesia
ché voi manco sapete di cosa dico
(rileggete sanguineti)
o indossate perizòmi
allo specchio,
il sabato mattina, che nessuno vi guarda,
vi guardate, la mattina del sabato, ma nessuno vi guarda,
e interrogatevi
sulla marca del perizoma che indossate
s’avete la vagina femmina
s’avete il pene maschio
s’avete tutt’e due
o che
s’avete perso la speranza nel futuro migliore
e la pensione aumentata di due lire
in croce
e lo stipendio abbottonato al duemil’edue
ma vomitate mai controvento
’scoltate solo musica sotto vetro
spinto
messo nell’obitorio dei sentimenti sottomèssi
vulcanosi di brufoli pieni di pus
cagosi come la mia persona
che sono
pussolenta
incrostata d’autobùs