una buona antologia – seconda parte
ho parlato di musica qualche post ago, ora vorrei parlare di scrittura.
la letteratura è morta, ho detto.
allora, che si scrive a fare? mi verrebbe da chiedermi, rampòllo.
dato che scrivere, si scrive. a frotte. a frattaglie. a frammazzappagnotta.
si scrive anche se non si può più essere originali (vi ricordo che, difatti, ha già scritto tutto un certo shakespeare).
ve lo dico io perchè si continua a sprecar tempo dietro ’sta roba della scrittura: si scrive per dimostrar chè si può esser sinceri (ma anche e soprattutto perchè ci son cose, porcaputtana, che devon esser ribadite e dette e ridette nel tempo. porcammerda, ci son cose che bisogna che qualcuno ce le ricordi continuamente).
detto questo, ribaditolo, io dico pure, e tento di dirlo solennemente, che gli scrittori devono scrivere e pubblicare anzitutto e prima online, sotto Creative Commons, ovvero rendere disponibili a tutti e subito e gratis le loro opere. dopo, poi possono anche provare a farci dei soldi.
in pratica è lo stesso discorso che ho fatto per la musica. se tecnicamente i costi di distribuzione praticamente si azzerano, perchè non approfittarne?
in più oserei dire che oramai il meglio che c’è è in rete. (con tanti saluti e cartolina al guardia di porta e al mastro di chiavi e tutti i loro trollereggianti sostenitori)
è che al giorno d’oggi, signora mia, non ci son più le mezze stagioni, e via dicendo, ma soprattutto, sa, in tutto questo discorso, dovremmo provare a distinguere produzione e distribuzione della scrittura.
tutti possono produrre scrittura. bast’un lapis e un cazzo di angolo di giornale recuperato da un cassonetto differenziato. fino a qualche anno fa la distribuzione era il collo di bottiglia, che obbligava ad affidarsi ad agenzie specializzate e autorevoli per la diffusione e in un certo senso la valutazione di qualità della propria scrittura. il dirompente effetto della tecnologia del giorno d’oggi è che ora tutti possono fare che distribuire scrittura. a costo pressochè nullo. basta una cazzo di banda a 33kbps, o fottere quella dell’ufficio. (eh eh, mettete la mia facciona a palla sogghignante qui)
poi la valutazione sulla qualità della nostra scrittura la restituiamo intieramente ai lettori, che son poi (almeno nella mia mente ingenua e rampòlla) i destinatari di tutto il processo.
(ih ih, il mio corpicione panciuto che si rotola per il pavimento dal ridere, qui, please)
perchè è chiaro che, per esempio, quando si parla di libertà di informazione, quando si parla di cultura libera, si parla della libertà di accedere all’informazione e alla cultura, mica di produrne.
scrivere, anche dentro a un regime totalitario, posso scrivere benissimo. il problema è che non posso divulgare i miei scritti. e così tutti gli altri non possono leggere. è come togliere enzo biagi dalla televisione: mi impedisci di accedere a enzo biagi. e sabina guzzanti, più che altro.
(non so se mi spiego)
e per farla finita, spero che in tutto questo mio ragionamento si capisca che io tifo per le opere e non per gli scrittori. la maggior parte degli scrittori erano gente antipatica, matta, complessata, burbera, ubriacona e violenta, incestuosa e segaiola, piena di sè e stupidamente egocentrica, razzista o misantropi. questo non toglie che abbiano prodotto cose egregie.
io tifo per le opere.
‘ me il culto della persona mi fa ribrezzo, parecchio. (e invece qua tutti che ci voglion riempire le tasche di santini, papini, costantini)
una persona è da ammirare per quello che è, non per quello che fa.
un’opera è da ammirare per quello che è, non per chi l’ha fatta.
infatti io teorizzo la scomparsa dell’autore e del libro di carta, perchè in rete s’è talmente tanti, s’è talmente uguali, c’è talmente scambio di opinioni, informazioni, storie, editing, che si è in pratica tutti lo stesso autore.
(nondimeno quel che importa son le parole. o no?)
(guarda caso mi sa che son finito nei pressi di wu-ming)
e i gorillaz dove li mettiamo?