noi si scrive no perchè ci si dica quanto siam bravi. lo sappaim da noi quanto siam bravi. noi si scrive no manco per le folle, per educar, per imbelinar, per far su dei dindi sonanti, perchè pensino quanto siamo intelligenti, tanto non lo siamo, difatti, checcenefrega ‘ noi, dopo che abbiamo scritto che cosa se ne fanno i lettori del nostro scrivere. e come potremmo controllarlo, a strapensarci?
e se ci leggono in cinquecento o in cinquecentomila, se permettete, questo è un problema che riguarda noi, e la dimensione del nostro ego, tutt’al più.
ma vi dirò di più, in verità: quando alcuni di noi si scrive poi per far letteratura, è chiaro che ce n’importa ancora meno dei probabili o possibili lettori. quando si parla di letteratura, il divertimento sta nello scrivere, mica nel leggere.
indi per quindi, dico io, la letteratura è roba riservata agli scrittori. e basta. e al loro proprio ego, di qualunque dimensione sia, tutt’al più.
una certa francesca mazzuccato di persona, non faticherebbe a immaginarsela sguazzare con le mani intiere in barattoli di marmellata da un chilo e passa.
ma pare che questa volta abbia ravanato nel vasetto di qualcun altra, senza chiedere il permesso…
se è vero, possiamo allora considerare evidente l’equazione che stabilisce la proporzione inversa tra la sua massa grassa e la sua capacità di scrivere.
ah, mentre ci sono, vi ricorderei che esistono le licenze Creative Commons che tutelano gli autori, ora anche adattate per la legislazione italiana. e creative commons non vuol dire nè pubblico dominio, nè tanto meno che qualunque baluba può prender le parole degli altri e farci bellamente quel che gli pare. (anche se sarebbe no da dire, se tutti se ne stessero entro i limiti del buon gusto).
ci facciam i complimenti
di per telefono
quanto siam bravi
e sbavo per il tuo racconto ultimo
e stai diventando sempre più maestro
e vaffanculo mi fai l’invidia del pene e della penna e del
pennone blu a cui t’appenderei
bastràdo che altro sei no
e voi due sempr’a dirmi
lascia stare arsenio
quel ch’importa è l’amicizia
che ci lega
il malckismo
e la forza della sega
e io che piango per il vino
ch’ho in corpo
ma più per il commosso
che son
adesso
e parta una musica bella di colori
asfaltata di sbrocche teste e di clamori cuori
nostri conquistati
da donne e da fruscii d’amori confessati no
v’amo, stordìti due
voi
coso sta lavorando al remake ammerrigano de “L’ultimo baccio” (sic!) de muccino?
del sabato
c’è l’odio
per certe cose che vi vado (fors’) a dire
ma prima i sollazzi
ch’enumero nel novero
del gin addizionato al succo di poche arance
tinteggiate e sante
e certe parole immortali
d’Omar Kayyam
(desidera poco del mondo e vivi contento e sciogli ogni vincolo con il bene e il male del destino. prendi in mano la coppa e le ricciute chiome di una bella che presto questi pochi giorni passeranno e non saranno qui più)
guardando d’in nello specchio e mi ci vedo
abbandonato
tipo torn’a casa lesso
alla ricerca della prossima birra
(dov’è la prossima birra? dove l’avete messa? portatemela subito!)
passand’ il tempo al telefono
con qualcheduno di scrittore occasionale
di sopra del livello del normale
a scambiarci aforismi di forma inguinale
tutti i sacrosanti giorni
senza manco credere in un qualche dio in particolare
con tutto che
qualche maleducata che mi chiama
blogger d.o.c. da strapazzo
(e io posso adattarmi a quella sigla solo come
dominato ossessivamente dal cazzo)
lasciando un ultima gollata di negroni
da dar giù al termine della notte
ch’è fonda
e con la prolunga
e anche questa volta
è finita, via.
che studia Lingua e Letteratura Italiana e sta preparando la tesi del terzo anno sugli italiani e la poesia.
aiutiamola a capirci di più rispondendo a questo piccolo questionario (e sì, vi do il permesso di citare arsenio bravuomo di tra i poeti contemporanei).
leccaculi sparacazzate a pagamento che si credono i meglio scrittori del mondo, mi spiace ma possono solo arrivare secondi, e a diverse lunghezze da quel farabutto del direttore dell’hotel messico, che diventa a ogni racconto più bravo e preciso, non solo con la sua voce letteraria, ma anche a farmi rodere il fegato già provato di anni di campari e tutto il resto, rodere e corrodere perchè vengon in mente a me no cert’ idee.
stronzo bastràdo. (insert livore here)
rendete grazie a polmoni su sacripànte.
(erano aaanni che non leggevo qualcosa così. cos’erano? aaaaanni)
aggiunta: adesso l’impulso che ho è di mandargli dei soldi. niente di che, giusto il tanto per comprarsi un pacchetto di sigarette, una birra, un giornaletto porno. io glieli mando. cazzo. sento che glieli devo.