giù da questa ciucca
del sabato
c’è l’odio
per certe cose che vi vado (fors’) a dire
ma prima i sollazzi
ch’enumero nel novero
del gin addizionato al succo di poche arance
tinteggiate e sante
e certe parole immortali
d’Omar Kayyam
(desidera poco del mondo e vivi contento e sciogli ogni vincolo con il bene e il male del destino. prendi in mano la coppa e le ricciute chiome di una bella che presto questi pochi giorni passeranno e non saranno qui più)
guardando d’in nello specchio e mi ci vedo
abbandonato
tipo torn’a casa lesso
alla ricerca della prossima birra
(dov’è la prossima birra? dove l’avete messa? portatemela subito!)
passand’ il tempo al telefono
con qualcheduno di scrittore occasionale
di sopra del livello del normale
a scambiarci aforismi di forma inguinale
tutti i sacrosanti giorni
senza manco credere in un qualche dio in particolare
con tutto che
qualche maleducata che mi chiama
blogger d.o.c. da strapazzo
(e io posso adattarmi a quella sigla solo come
dominato ossessivamente dal cazzo)
lasciando un ultima gollata di negroni
da dar giù al termine della notte
ch’è fonda
e con la prolunga
e anche questa volta
è finita, via.