scritto e diretto da zach braff
finalmente è uscito al cinema garden state.
e ’sticazzi!
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finalmente è uscito al cinema garden state.
e ’sticazzi!
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(con du’elle)
- muliera mia, ma che belle mutande hai!?
- uh?
- belle mutande hai, che?
- eh?
- mutande, hai, belle, che?
- sei scemo?
- no, dicevo, ’ste mutande tue d’adesso, rosa, culetto, uuuh, uh come urlo, hai, ‘mazza, sbiello, ‘ giri cosìffatta casa, per, di per in giro, uuh.
- cos’è, stai provando un tuo nuovo pezzo di sgrammàtiche?
- no, voglio dire, te, potresti mica poi ‘ndar sempr’in giro così, casa per?
- se non parli in stampatello maiuscolo non capisco
- no, cioè, voglio, dire, sbiello, fulmino, stràripo, te vedere mutandata rosa accussì…
- …
- te ne compro uno scatolone di mutande così
- …
- così in giro sempre vai, indosso quelle, con.
- eh, fai così.
- ma guarda che tutte le altre mutande te le butto, in nella spazzatura, prendo un sacco nero grande grande, molto grande, capienza decine di mutande da buttare, e lo butto
- e butta.
- vabbe’, meno certi perizomi…
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femmine,
della specie umana,
in ciabatte,
s’aggirano per questi portici
e vòrtici di zoccole
girano
in infradito, paperine
e altre scarpe che non vi sto a dire
ché volevo scriver no di robe di calzature
faccio che mi faccio una sigaretta
tabaccosa
ma qui è tutt’un delirio
di sandali
dita di fuori
golfini e scandali di magliette a rete
ragazzini cafoni
e l’ipod mi s’impasta di
afòni verdena spaceman
mentre passanommi affianco due
femmine piene di soldi
povere di stoffe addosso
antipatiche automatiche
per la loro aria da riccastre
saran poi brave ragazze
ma spesso no
il vento arriva d’ogni dove e
m’impedisce l’accensione della sigaretta
con tanto sforzo, pauperale,
confezionata
e gagni pseudopunk mezzi rasati nella testa,
con cresta e tutto,
fannomi ridere di gusto.
passa una jeans e scarpe gialle
prostitute
‘traversa la piazza
ventosa cagacazzo
esibendo sacchetti pregiati
di marca
firmati
chissà dove ho lasciato
il mio lanciafiamme personale
portatile, sempre utile,
in situazioni come taluna questa.
e chissà dove ho lasciato la mia bicicletta,
chè bevuto come sono,
come torno a casa,
dormirò qui
sulla piazza
dando scandalo
scandaloso
non firmato
defraudato
depaupero
papero
senzatetto
ma parte spacecowboy di jk
‘ accanto a me a questa specie di panchina della piazza ventosa rompicazzo
c’è questo signore con moglie figlia fidanzatino della figlia
tutti carne da bruciare
presto e bene
pieni di soldi
da arrostire per bene
m’abbandonati sulla panchina prima c’era questa roba
referendaria
“le nostre storie per i tuoi sì”
che voi bestie diserterete
ché vi meritate di viver come bestie
e morir come bestie,
bestie siete e bestie rimarrete
ritornerete
siete sempre state
bestie
mica
esseri umani
è l’undici giugno duemilacinque
l’ennesima ragazzina ombelicata
mi pass’innanzi con pantaloni bianco trasparente
e perizoma evidente
così presumo la prossima moda delle mutande
sarà quella di farne senza
mentre tutto quel ch’ho in mano è una foto con copertina amaranto
di mordecai (richler) da giovane
chiedo al padre di famiglia:
ha mai scritto, lei, una di poesia?
e se sì, di perchè?
di che mi risponde:
no, che non voglio comperare niente
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profeta. tecnologico.
e in verità vi dico: longhorn (eterno rimandato a settembre) non vedrà mai la luce. al suo posto leopard girerà sui chip intel. microsoft e apple (e google) si fonderanno generando il peggio mostro termonucleare globale che manco asimov.
andate in pace (e non buttate l’hardware che avete).
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