attraverso parti spesse di
città come occhi
trasparùti
di benzine diluite
e avviene
che ti ritrovo
sfatto
tipo letto di
mosche
tipo tavole
losche
e figuri di bambini
abbindolati a’ bordi
d’autostrade
piene zeppe di nebbie
di ricordi
e panchine
da baciarsi fino al casello
finale
della lingua
di giorno
del giorno
di chiedermi
cosa dobbiamo fare nella vita?
(gonfiare salvagenti a reazione
limare il grezzo buco
padri madri
lampioni
tutte le poesie ancora da metter al mondo
mai state capaci di leggere
compitare
studiare fuori del cuore
gridare a’ quattro pazzi
estrosi marosi
venti
cosa dobbiamo fare nella vita?
(inventarcisi personaggi
o strane conventicole di grafemi
ribellatisi alla mancata ispirazione
fare cacche grosse come mosconi
d’aggirarsi attorno
sudici di vodke solo mezze ‘cominciate
e morirne.
(cosa dobbiamo, da farne nella vita)
)
)
diceva mia nonna quando marachellavo, che sia la prima e l’ultima volta che ti vedo fare una cosa così.
cari rompicoglioni tutti, vi dico breve e greve ch’ io ho mille libri, che non li compro più, i libri di carta, che non devon più esistere, son roba superata, e non ci ho l’affetto per l’oggetto io, semmai per quel che ci è scritto dentro, il supporto m’interessa no, che adesso sto leggendo bertrand russell, perchè io non sono cristiano, perchè io non sono cristiano.
stronzi.
cosa volete che vi consigli di legger: fate che pigliate e andate a cercar nelle librerie remainders o checcazzo ne so, le tre opere di Maximilien Roccam de Pasteur: parolàte (del 1984), nonamore (del 1985) e l’ultimo parolàme (del 1992). e se non li trovate andate a dire grazie alle leggi sul copyright, alla siae e tutti gli altri bastardi che guadagnano intermediando e bloccando la diffusione della cultura e delle idee…
(e piantatela poi anche voi di comperar libri, per farli ‘muffire su di nelle librerie e sopra i monitor, salvate un albero o due)
qui, nel buco nero di santantonio, non si passano palle. si sprangano, le palle, semmai. qui. nero buco.