di per la città umana

(per la serie )

distante una panchina da me
il di solito barbone
e davanti a noi famigliole
  turistiche
 ben vestite
signore anziane
  coetanee del di barbone
guardati a vista tutti quanti
  dal sommo filosofo fortissimo propugnatore
 del primato e dell’indipendenza d’Italia
Vincenzo Gioberti
(perlappunto)
 con la mano destra dentro il
 di panciotto
  pietrificato appoggiat’a un qualche
libro
 di

mi guarda
  (il barba lunga scarpe appezzi)
anche se l’ebrezza riduce il campo visivo
(ma la brezza allarga ‘l suo esser vivo)
 cercando brani o stranezze di sigarette
accenni di robe ancora da sfumacchiare
  le sue quattro borse nere bianche zozze
 ad ammobiliare la suite a ciel’aperto
  sotto il sole meridiano
e parallelo a’ tre ‘ngeneri giacc’e cravattone
che passan gesticolando matematiche applicate
  (ai bottoni delle camicie)

si alza
  (il capelli da buttare da tagliare da bruciare)
entra nel locale da riccastri
  tutto arredato storico
  e ci veniva cavour e tutto
ma non lo seguo
  (che mic’ho voglia di gelato)
magari ci tira su un bestemmione
  senza sbraitare
 magari ha fatto la guerra con quel cliente canuto e bianco
e gli dice
         commilitone, che bello fare il militare!
ma è quando è in my ears weak and powerless
 (a perfet circle)
 che se n’esce da lì
  con un pacchetto quasi nuovo
 si siede a due panchine da me
e fa di fumare
  un accrocchio d’accenno di dignitosa commovente
   sigarett’al risparmio

nel mio stomaco
 il di solito crampo
  me lo tengo
(no solidarietà
 solo tentativo kunderiano
  a di perder peso)

messo giù da bravuomo il 22 agosto 2005 in ripostiglio e se propio hai da dire fallo da friendfeed
“il fatto non è rovinarsi la vita oppure no. la vita, prima o poi, vi si rovinerà comunque. io, di per me, continuo a berne di spòlpafegato, almeno, alla fine, la vita me la sarò rovinata per i fatti miei.”
maximilien roccam de pasteur, parolàme