scrittori e bisogni

(per la serie )

fin all’altro giorno pensavo che fosse giusto farsi stampar un libro, di carta dico (invece di lasciar liberi i propri testi su internet e basta). lo pensavo semplice e lineare per il motivo che anche quelli che internet non ci sanno fare potessero leggere quel che uno scrive. un problema di diffusione, opportunismo e niente più.

oggi la penso più così no.

penso che dovremmo invertire le direzioni. invece di continuare a portare i preziosi bit sulla carta atomica, portiamo i lettori atomici nel mondo dei bit (per dirla con il buon vecchio negroponte).
aiutiamo le persone a scoprire internet e tutto il talento (letterario) che ospita.

che poi io su questo divento ideologico (grazie granieri per avermelo fatto capire a quattr’occhi), e dico addirittura che tutto il talento letterario sta su internet. sulla carta è rimasta robetta. ma la smetto qua.
insomma, aiutiamo la gente offline a capire che sono loro a perdersi qualcosa.
e aiutiamo gli scrittori a interrogarsi: quali sono i vostri bisogni, signori scrittori? di cosa avete bisogno? non certo di un editore.

di sicuro, io, ho bisogno di un editore come un pesce ha bisogno di una bicicletta. ‘ quel che ho bisogno io è una birra à la hemingway, ‘desso subito.

messo giù da bravuomo il 15 febbraio 2006 in ripostiglio e se propio hai da dire fallo da friendfeed
“da grande vorrei diventare uno specialista nel "chiamare le cose con il loro nome". un po' holden caulfield, un po' richard feynman.”
maximilien roccam de pasteur, parolàme