vit’ a stenti
mangio no da tre giorni
tutto il mondo è molto lucido
e son equilibrista sul cavo
del mio cuore
mi guardo le mani e sono grigie
la pelle batte in ritirata
sto sdraiato in un canto
pisciato da chissà quanto
tempo
e fabbrico sigarette tenute insieme
dal caldo umido
catturo scarafaggi di sensazioni
maculate
giornate disperate
di birra pianta in proporzione
a una distanza
con un pensiero fisso che possiedemi del tutto
trattengo il fiato da così tanto
saltimbanco d’un corpo tiranno
tutto preso dal legarmi i capelli da femmina
e quasi stanco
(‘ se fossi poi solo industria chimica
ebefrènica)
sono scarso d’equivoci
a corto di narrazioni
sgabuzzini di baci
curiosità di il futuro
(son poi solo uno sbandato
appoggiato sulla crosta del culo
d’un pianeta fritto
che vorrebbe
di fare un salto
ma son io che lo tengo ‘ttaccato
a i di miei piedi)