pensa entrare in una stanza
e vederne tutte le donne
sapendone che ti sei scopato la quasi totalità
(di già)
e poi chiederti
m’adesso come le guardo?
poi fai che sei solo un barbogio
ch’invecchia e l’oceano
è diventato un acquario
una boccia dei pesciolini rossi
un bicchierino di grappa
cerchi il frigo della bira
versi il solito bicchiere mogio
fai che ti fai su una sigaretta
di tabacco verde
e ti rispondi zuppo
da solo
in un’occhiata
che finisce il cuore
nel cassonetto
dell’umido
o del misto
fritto netto
com’un peso
derelitto
di gonnelle
reggipetti e occhiatacce
di passanti estive e spalline e nudità
con questo caldo
che m’appanna la pelle
(smeriglia le palle)
(co’ questo suo morbidume
da ‘mbottigliare e berne
a rotta di fiume)
ustionate
per fumare sigarette
oramai troppo corte
e le parole me le ritrovo
‘ttaccate a i capelli
troppo lunghi
tenuti da fasce colorate
e ho donne
in fasce
e in là con gli anni
e in là con le cosce
e le troppo mosce
mie perse poesie
e le mie in là poi troppo scadute
tremolanti
manìe
di mani leste coi reggiseni
e costose luminose
paratie
che dividono i borghi
le notti
gl’ingorghi
le coperte non tolte
le afasìe
mie
di tolti e morenti
concerti
dopo ore
di quel che vorrei
mai dire fare baciare
e starei volentieri
nel viver senza sale
(scriver)
senza condire
gira, ‘ me, la testa
se premo anche poco
la crosta
lattea collinosa
alla mia destra
nel letto la notte
che dormi addormentata
è un pulsante
che collega, ci.
e ti lecco il succo secco
prima che t’accorgi
del mio bracco mulinare
e risorgi mezza chiara
mezza no
di tra i miei gorghi da vecchia comare
dietro allo sciacquo del bucato
su per un lavatoio
ma metto una musica
per coprir l’avvoltoio balordo damocleo
(casomai che te avessi da ridire)
poi ti strappo l’ultimo pezzo di tunica
e mi ci chiudo
nel beffardo mausoleo
del tu’ venire