altro piccolo racconto bastàrdo

(per la serie )

“quella ci ha il ciclo irregolare, quella. ovula a vanvera. si dice invece che un gruppo di femmine che si frequenta regolarmente finisce per sincronizzare i sanguinamenti. be’, è vero, te l’assicuro. pròvati a viaggiare, te, la mattina alle otto meno qualcosa sul bus settantacinque, linea che incrocia cinque, dico cinque non dico quattro, dico cinque, diverse scuole superiori. provati te a viaggiare, la mattina sul bus settantacinque che incrocia cinque diverse scuole superiori, crogiuolo d’adolescenti post-menarchiche, dico, già rodate di salvaslip e via dicendo. pròvati di trovarti di viaggiare sul bus settantacinque, in quei giorni. pènsati una caterva di signorinelle compagne di classe, di scuola, o anche solo di bus, tutte sincronizzate, sanguinanti alla pari nello stesso stramaledetto periodo del mese lunare. ci riesci ‘ immaginare anche solo il tanfo, che ci si sbatte contro come un muro di mattoni traforati con le ali che fan respirare la pelle? pungente, concentrato, pesce mal’andato appena poco sovrastato da odori di saponette trovate nelle rivistine, un lazzaretto di uova scadute in pochi metri cubi d’aria del mezzo pubblico. per non parlare dell’umore, le occhiaie, le voci stridule, il pollaio che non è, il mezzo pubblico, in quei giorni. a volte approssimandosi alla fermata, il mezzo pubblico, mi sembra di vederlo cambiare colore, di vederlo rosso coagulo. meno male ch’ho sempre dietro del balsamo di tigre da mi spalmare sotto le nari.”

giovanni paolo per poco non mi vomitava lì davanti, scandalizzato come solo un cattolico ultima maniera può fare, rigirandosi tra le mani la birra piccola bionda.
eravamo seduti sotto il sole del pomeriggio tardo, a un tavolino de La criccaglia, celeberrimo covo di comunisti e lesbiche.
mi è sempre piaciuto di scandalizzare giovanni paolo, quindi ho fatto di calcare la mano girandomi una sigaretta delle mie, col tabacco golden virginia, giusto che mi fa sempre sovvenire la woolf, virginia, perdiàna.
gp era talmente stordito, ‘ vedermi fumare, che gli potevo vedere i crucefissi che perennemente gli girano sulla testa a mo’ di giostra, col gesù ammonitore, arbitro del paradiso e dell’inferno. niente purgatorio per gp. manicheo che non è altro. il mondo o bianco o nero di gp.
io, di per me, gesù me lo ricordo sorridente invece, a braccia aperte che dice io sono la via la verità la vita. boh. è un bel payoff a pensarci su. quand’ero piccolo, al catechismo, questo suo dire di essere la via la verità la vita mi piaceva molto, ma lo tacciavo, tra me e me certo, d’un incerto protagonismo. nel complesso mi era simpatico, hippie e tutto il resto. solo, è da un po’ che son più no superstizioso, m’interessano no nè oroscopi, nè religioni.
ma sono stato buono con gp, tutte queste righe sopra le ho solo pensate, tra me e me certo. non l’ho strapazzato su queste tematiche, ancora finivo per far staccare tutti i chiodi dai polsi dei suoi crucefissi mentali, e ve l’immaginate i vari gesù con le mani sul pacco, a scongiurare le bestemmie della lesbica di turno.
poi gp dice che ha sempre la testa pesante. per forza, con tutti quei crucefissi.

gp è alto e bello, ma ingenuo. mi ha chiesto di maria, quel che potremmo chiamare la sua morosa.
“tu che la conosci bene” ‘ detto, fissando il suo bicchiere di piccola bionda, caldo, a forza di girarlo tra le mani. la cameriera bionda, quella con le bretelle sempre una su e una giù, è arrivata con il mio secondo mojito. ho tirato un sorso di mojito e una bretella della cameriera, giusto per flirtare un po’.
giovanni paolo manco l’ha degnata di uno sguardino di soppiatto sottovoce sotterfugio sottolagonna. se ne stava lì a sudare e chiedermi di maria, io che la conoscevo bene, vi ricordo, tutto sudato, naso acquilino, tutto compresso nei suoi vent’anni di battezzato, cresimato, camp’estivi, lupetti, giornate mondiali della gioventù, animatore, soldato di cristo, protagonista involontario di decine di sditalinamenti adolescenti parrocchiali. e da due anni che sta con maria appena appena si saran baciati. magari con la lingua. magari, con la lingua! ho tirato su un altro sorso doppia densità doppia faccia, ultracapienza, di rum alla menta e mi è venuto da ridere, forte.

messo giù da bravuomo il 07 settembre 2006 in piccoli racconti bastardi e se propio hai da dire fallo da friendfeed
“in vita mia ho scritto praticamente solo aforismi perché della sostanza della vita ne ho compresa solo la brevità.”
maximilien roccam de pasteur