normale

(per la serie )

la piazza č vuota
 di gente
e i bambini tre anni vecchi
  dipingon su fogli bianchi lunghi
 e stretti
aperture di poca memoria
  nella musica tutta melodia
 grave
 se la tenga
  non disperi
(disperare no)
e ‘l mio sguardo
  č ‘ncantato
 fermato nel tempo che tutto ripone
  nella scarsa memoria
 di bambino trentacinqu’anni vecchio
 rimast’a secco
 di dottori clown
 sorridenti di palloncini
  spade laser
e la mia sposa
  legātami ad un elastico rosa palloncino
   scoppiato
 regge ombrellini chiusi
  per la poca scarsa pioggia
(come la memoria)
 di tra queste ossute montagne
  vestite di nuvole
 fermāte
come ad aspettare un bus
 di vento
  poco
  atonale
e penso
  che l’unica cosa che voglio
 č esser normale

(non ce la farō
 m’arrenderō
  alla musica
  alla piazza
   ai bambini
   ai racconti
    al non peso della testa
    fermata
     di seppia
io straccione
 in mezz’a quest’abiti stirati
  freschi e riposati
  dai costi proibiti)

allora, ce la farō no
 in questo mio progetto d’esser sobrio per oggi
  e lucido
durerā appena ancora qualche piccolo scarso poco minuto minuto
poi sarō ancora dentro la stanca schifezza del bevitore
 l’ebrezza
  l’ubriachezza immonda,
 com’aver poi solo apert’ e chiuso
 una parentesi rotonda

messo giù da arsenio bravuomo il 19 settembre 2006 in ripostiglio e se propio hai da dire fallo da friendfeed
“ho mai avuto tempo di preoccuparmi del passare del tempo. il tempo l'ho tutto speso ad amare le persone che amavo, a guardare il mondo che guardavo, a scrivere le cose che scrivevo.”
maximilien roccam de pasteur, nonāmore

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