LitCamp – siamo agli sgoccioli

(per la serie )

ho partecipato ieri allo ZenaCamp, ed è stato mooolto istruttivo. allora, proporrei di imparare la lezione, eh eh, in vista del Litcamp.

sono d’accordo al mille percento con quello che dice antonio sofi. se leggete il suo post fino in fondo, lui dà tre indicazioni per i barcamp futuri.

1. riconoscersi: munire i campers di badge enormi, leggibili a distanza;
2. interventi di massimo 20 minuti e poi parlare e discutere, fare domande, aprirsi al confronto.
3. no alla “lezione frontale”, quindi non mettere le sedie “ad aula scolastica”

il tutto perché tra l’altro, me ne sono accorto pur io anche se questo era il mio solo secondo barcamp:

1. il meglio della “conversazione” si fa tra un talk e l’altro negli spazi che son stati definiti interstiziali, dal corridoio alla fila al bagno, o durante la siga dopo pranzo, digerendo le trenette…
2. i talk più interessanti e partecipati sono stati quelli dove veramente il “relatore” ha creato la possibilità di intervenire, ponendo problemi e domande e lasciando che i campers si esprimessero, commentando al volo e tutto.

cioè, mi vien da pensare, propio, che il bello vien fuori quando lo slide-show è finito e ci si rilassa, e si può davvero parlare con, parlare insieme.

tra l’altro, non per fare il solito coso, ma se preparate una presentazione, usato lo stile steve jobs non quello bill gates

eh ehe hehh.

messo giù da bravuomo il 30 aprile 2007 in ripostiglio e se propio hai da dire fallo da friendfeed
“c'è sempre da imparare, la scrittura è sempre migliorabile, a meno che non te ne dimentichi del tutto, oppure qualcosa o qualcuno non te l'abbia pubblicata (così la pianti e hai pietà dei filologi).”
maximilien roccam de pasteur, parolàme