Archive for giùgnolo, 2007

allora?

Jun 30 2007 Published by arsenio under ripostiglio

la grappa a stommaco v’oto
non è esattamente l’idea di salutismo che avevo in mente per te,    dìcimi
 m’è che n’ho avuta l’occasione
  e che vuoi?, quella ne fa l’uomo ladro
   o gentiluomo
    o glabro
  volevo perder il pelo Continue Reading »

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parola fine

Jun 26 2007 Published by arsenio under ripostiglio

- arseniuccio, ma perché poi te alla fine non ci hai i commenti?
- è che ‘ me, io preferisco la gente ch’annuisce.
- cioè?
- quei che si dicon che sì, ch’è meglio tacere.

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norìzzomi

Jun 26 2007 Published by arsenio under ripostiglio

poi perché io una volta a me mi piaceva paolonori.
no’ fisicamente. i libri i romanzi i cosi. dico.
che io leggevo i romanzi scritti in lingua italiana moderna, del giorno d’oggi, e mi facevano venire lo schifo. mi veniva lo schifo, su. e lo schifo che veniva su mi faceva schifo. propio. Continue Reading »

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imparare

Jun 17 2007 Published by arsenio under ripostiglio

dovrei di imparare da carlo (molinaro) che apre un blog e dopo una settimana ha già scritto più di quanto io abbia mai scritto in due anni, quasi.

dovrei imparare a svegliarmi presto la mattina, di non perdere mi le albe. e i tramonti, dove li mettiamo? abbiamo tasche abbastanza capienti?
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scherzo di villano

Jun 09 2007 Published by arsenio under ripostiglio

è sempre l’ottimo giavasan il mio pusher preferito di perle, tipo questo corto.
visionatelo, ma: occhio!

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due o tre cosette

Jun 04 2007 Published by arsenio under ripostiglio

il dolore l’ho sempre trattato con il vino. niente farmaci o roba simile. l’ebrezza mi anestetizza. un po’.
in pratica, il dolore, quando c’è, me lo teng’ appresso. Continue Reading »

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domenìca màttina

Jun 03 2007 Published by arsenio under ripostiglio

la domenìca màttina è una coltre di coperte psicologiche e distratte
 quando la musica è buona e le leggi dell’assurdo ti siedono accanto, e tu le vedi e le saluti finalmente, offri loro puranche la colazione. è il momento adatto e scassato per masticar biscotti inventandosi parolònemi nuovi,
 con quella boria tipica di chi sta tra l’incudine del sonno e la ghigliottina della vita matrigna.
la domenìca màttina
 è un’accusa a tutti gli accenti messi a caso, di tra la pioggia stupida e portatrice di malattie, veneree certo, una manica di preti alla televisione e la voglia quasi mistica di pornografia spicciola, bukkake interrotte, capezzoli agganciati a tiranti di nylon, cerette all’inguine praticate con guanti in lattice su modelle anoressiche ìmplumi.

gli snow patrol pestano sulla batteria schitarrando in cinque o sei (o dieci o venti), statici e proteiformi, It’s Beginning To Get To Me, e tutto quello che la domenìca è, è un’amica, la sua nostalgia bianca lenzuolo, la mancanza, di quel colore di mezzo che c’è tipo dentro certe pellicole come “the science of sleep“.

vorresti prender su e chiamare kierkegaard al telefono (oh, søren! ehi, buddy!), invitarlo in casa ad assaggiare i grissini nel caffellatte, pucciandoli anche un poco nel cioccolato fuso. poi, nel guardarlo giù dentro gli occhi, scoprire in un colpo sordo e giallo la secchezza delle lacrime, il gusto amarognolo dei baci che ti son scaduti nelle tasche, la grandiosa imbattibile libertà dell’esser un senzaddio.

riordinare i pensieri è un’attività arancione, e sghemba, certo. una pratica utile come la bicicletta per un pesce, la domenìca màttina. pedali ma la catena è incastrata in un accumulo fisicamente insostenibile di ciglia sulla cornea, dolore esterno coscia diventato fisso e forte, esaurire tutto quel che c’è di hugh laurie su youtube, occupare un bagno manco fosse l’iraq, avere una missione.

 agli amici perduti nella schiuma solitaria e belluina di un mare qualunque, probabilmente newyorkese, consiglio gioia a più non posso, di mezzo a involontarie volute di fumo. e un calice di vino, rosso rubino, tagliando a fette geometricamente uguali una bistecca di vanità del tutto
 (c’è no
  quel che cerchiamo, e soprattutto non è in nessuno sgabuzzino polveroso o in una foto che ti ritrae bambino e rancoroso)

se poi d’improvviso ci si mette di mezzo pur il sole,
  io
  faccio che, di oggi,
 rileggo tutto camus:

E’ la lotta che basta abbastanza ‘ riempire il cuore dell’uomo. Sisifo ce lo dobbiamo ‘mmaginare ben felice.

(la traduzione è mia)

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