due o tre cosette
il dolore l’ho sempre trattato con il vino. niente farmaci o roba simile. l’ebrezza mi anestetizza. un po’.
in pratica, il dolore, quando c’è, me lo teng’ appresso.
a volte però risulta insopportabile. pensi che sei a un nanosecondo dalla pazzia. le endorfine che autoproduci non sono sufficienti.
allora speri di morire.
(va be’, lo so non è che sia qui a raccontare niente di nuovo)
ti succede, ‘ voi vi succede?, che hai la tentazione di mollare.
c’è qualcosa nella tua mente che urla molla! lascia stare, passa al lato oscuro (o ultrabrillante) della mente!
poi,
io amo il mio oblio. il fatto che mi dimentico le cose. lo amo. son sempre nuovo, son sempre fresco, innocente e puro.
mi piscio addosso, ma son puro, la notte, la faccio nel letto, di tra mutande e pigiama, ma son puro. puzzo, magari puzzo, magari qualcuno mi dice minchia puzzi che lasci la scia, ma rimango puro.
dimentico i fatti, le cose, gli altri. rimango arcangelo e non colpevole.
vivo tante vite. riparto. ho un armadietto tutto mio nel reparto fusioni e acquisizioni. nella ricerca della condivisione ho un patto con il dialogo.
infine, arsenio,
come dire,
prendi in mano la tua vita
conoscila
(riconoscila)
devi farlo
cresci
respira forte
bevi
scàlpita (per smettere di scalpitare)
ama molto
(soprattutto la gioia)