stereo in vhs?
no, mono in vcf.
lo so, non s’è mai sentito un nome così geek-tecno-barbiturico, ma la loro musica merita. cazzo se merita.
(via giavasan)
no, mono in vcf.
lo so, non s’è mai sentito un nome così geek-tecno-barbiturico, ma la loro musica merita. cazzo se merita.
(via giavasan)
vieni a torino, da giancarlo ai murazzi che si leggon i libri e si fa la maratona notturna di lettura. dei libri.
c’è pure un certo featuring guido catalano.
divertimento e spasso a spasso per i muri.
porta anche il tuo talismano libro preferitissimo e leggine un pezzetto, hai tre minuti, e poi ti si regala una bira. davero!
puoi anche lègere un pezzo tuo, se proprio devi, propio. ma puoi.
partecipa numeroso.
(tutto questo organizzato da arcibookcrossing)
- ciao pinokkia.
- uh?
- ti posso di chiamarti pinokkia, d’ora in poi?
- perché?
- …
- no per il naso, sai!
- no, per il naso no.
- …
- non lo so bene, perchè…
- ehm…
- perché ci hai la testa di legno? la figa di legno? il cappellino di mollica?
- non ho la testa di legno!
- è che si può riscrivere pinokkio.
- di nuovo?
- sì, perché, si può no aver una seconda chance?
- oh, sai quante te ne ho date io…
- appunto. è che è meglio sbrigarsi che qualcuno ha già scritto un pezzo, poi ce n’è un altro e un altro ancora.
- li ho letti.
- e allora, potresti scrivere anche tu una bella pinokkiata, pinokkia mia. per esempio… la storia di una figa di legno con le gambe corte che dice le bugie ma ha il naso già talmente lungo che invece di crescere gli decresce. allora si mette a mentire, a mentire, per farsi decrescere il naso ovviamente, e ne dice talmente tante di bugie che alla fine la scambiano per una donna vera.
- spiritoso. che idea sarebbe?
- va’ là, è un’idea talmente figa che forse faccio che la scrivo io.
- (zotiko presuntuoso del cavolo)
- (pinokkia mia)
- cretino
- di’mi che il cielo è bianco
- eh, e le nuvole però son nere…
oggi che son nervoso, mi vien da dire delle robe che in genere non dico ma le dico e anche se non maledico, dico queste tre due robe che c’entrano niente una con l’altra. ma le dico.
cosa uno:
ho letto via effe questo robo qua e allora dico che da piccolo credevo che mio padre fosse più figo di mia madre e credevo che quel cavallo là a cui non si guarda in bocca si chiamasse Donato, di nome propio.
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le ragazze con le birre piccole
hanno scarpe diverse
alcune che mi piàciono
alcune che no
ma sempre sandali
e fumano sigarette girate
di tabacco
ridono a coriandoli
di tra di loro Continue Reading »