lunèdio 4 di febbraio febbraietto, il buon demetrio paolin, con tutto il suo carico di fascino postmoderno e postindustriale, è al supermerc alla libreria feltrinelli di piazza CLN di Torino, pieno centro, davanti alle due statue ‘gnude del po e della dora, per parlare del suo nuovo lìboro una tragedia negata.
siete tutti invitati, sempreché siate capaci a leggere.
potete anche gustare il booktrailer, bastràdi che non ci avete voglia di leggere manco la quarta di copertina.
in tutti i casi, chi non è capace a leggere, venga lo stesso che giulio mozzi glielo insegna in un lampo, con una sua tecnica para-ipnotica, non priva di effetti collaterali a ben vedere, ma male che vada fa smetter di fumare.
poi ci sono anche giorgio vasta e luca rastello.
ah, è alle 18.00!
se arivàte prima delle 18.00 avete diritto a un autografo sul seno sinistro. me lo chiedete e ve lo faccio con il pennarello da seno che mi porto sempre appresso (e posso anche firmarmi demetrio!).
ier sera ero al teatro della caduta a far un pezzo nello splendido spettacolo “spegni la luce e cadi” (una roba da andare a vedere ogni martedì, ché ogni volta è diverso e migliora, nelle dinamiche, nelle trovate, nelle atmosfere, grazie oramai a uno zoccolo duro di artisti ottimi e originali).
e va ben’. faccio per andarmi a fumare una sigaretta nella pausa mezza dello spettacolo e incrocio un uno che mi fa riempir la testa di “chi è già questo? chi è già questo?”. mica m’è venuto in mente lì per lì di chiedergli “ma tu sei già…?”.
‘nsomma, era gian luca favetto, quello di a undici metri dalla fine e altri cosi belli.
non è che gli avrei detto robe meravigliose, tendo a comportarmi da supecazzone in casi del genere.
però, porca paletta, almeno gli stringevo la mano.
va ben’.
il 22 e 23 febbraietto prossimo al circolo dei lettori di torino si fa il barcamp e pure i webdays.
veniteci.
oggi ho per voi un teorema,
non un teorema matematico,
chevvicredete?
è un teorema applicabile alla sociologia spicciola
è un’ di quelle leggi che ti vengon insegnate dalla vita
in quel modo che ha la sociologia spicciola, o la vita,
di dirti che hai
trentasett’anni
cantati e suonati. Continue Reading »
capita che martédio 29 gennaio duemileotto inciamperò per il teatro della caduta, infilato in scaletta a far su un pezzo nello spettacolo “spegni la luce e cadi“.
prenotate un posto, via.
anche due, portate un’amica.
non lo so.
ho no soluzioni. nè teoriche nè pratiche.
non mi va di certo di incitare alla guerra civile, senonché una bella sommossa… scherzo, via.
in ogni caso mi sembra di concordare con questa posizione di etere.
mi son rotto il cazzo del naso turato. a cosa ci ha portato? a questo ci ha portato, a questo stato sfasciato e merdoso.
veltrone e berluscone ormai se la cantano e se la suonano insieme. insieme!
con che coraggio potrò raccontare ai miei nipoti che votato per quella gente lì?
no.
o saltano fuori le alternative o niente.
e non mi rompete il cazzo con lo spauracchio del “così vince quell’altro là basso”, innanzitutto perché nessuno tiene la palla di cristallo e ci vede il futuro, eppoi perché non è un ragionamento: l’unico motivo valido per votare questa sinistra è che altrimenti vince la destra? allora, andate a fare in culo.
perché nessun di voi testedarticiòc m’avete mai segnalato questa kate nash di londra?
tutto da solo devo fare.
This is my face, covered in freckles with an occasional spot and some veins.
This is my body, covered in skin, and not all of it you can see
And, this, is my mind, it goes over and over the same old lines
And, this, is my brain, it’s torturous analytical thoughts make me go insane