quel che ha scritto “la solitudine dei numeri primi”, è su radio due con gli spostati.
e scopri che il suo scrittore italiano preferito, o una roba del genere, è ammanniti.
oh-mio-dio.
(poi scopri che manco il titolo del libro è suo. uhm…)
effe herzog ha chiuso il blog. o meglio, ha smesso di scriverci sopra. spero non levi l’archivio. comunque, parlava nell’ultimo suo post di autori plurali sul web.
non è che fuori dal web sia poi molto diverso.
eh eh. sappiatelo.
però non riesce a restarm’ antipatico, uno perché è un fisico, due perché gli piace “lost in translation”.
sukkomanni de’ i di miei calzini ‘rrotolati.
è andato pure lui,
novantenne,
viaggiando di per un qualche
buco nero,
ma non della nostra
memoria
certo.
—
(traduco approx un pezzo di diario di clarke che ho letto su daring fireball
7 settembre. Stanley parecchio felice: “Siamo un forma fantastica.” Ha fatto su un questionario di 100 domande sui nostri astronauti, tipo dormono col pigiama, cosa mangiano di colazione, ecc. […]
3 ottobre. Stanley al telefono, preoccupato per il finale… gli ho dato le mie ultime idee, e una ha fatto scattare subito qualcosa — Bowman regredirà all’infanzia e lo vedremo alla fine come un neonato in orbita. Stanley ha chiamato ancora più tardi, sempre molto entusiasta. Spero non sia un falso ottimismo: mi sento tipo come cautamente incoraggiato.
—
meno male che si sentiva un poco incoraggiato…