fumetti o de gregori c’ entrano no
m’ è cresciuto sulla faccia un brùfolo
in mezzo di tra il mento e il labbro
‘nferiore
è un coso enorme con la punta gialla
è glabro e vive in un punto della faccia
che frequento poco
son superiore
la gratto quasi mai
ci son i peli della mosca
ci son i baffi e i labbri
‘nferiori
e lui, in quanto brufolo è enorme
dentro brulica di vita
lo sento pulsare
è tutto giallo
e pelato
una cupola di sebo grasso
un’associazione a delinquere di stampo forùncolo
ma in questa poesia il problema non è lui
il pelatone giallo
testa tonda e senza peli
il problema non è lui, o il fatto che sia comparso sulla mia faccia
in un punto grattato poco
(
e un mi’ amico che conosco
ora ci farebbe su una poesia diversa
nella quale a un certo punto starebbe per stringerlo semisadico fra due dita
ma prima di scoppiarlo gli chiederebbe
a’ pelatone giallo
ma tu sei kojak?
(ché non si sa mai)
)
ma dicevo
il problema non è kojak
(va ben’, l’ho soprannominato così)
il problema è che io ci ho oramai
i miei trentasett’ anni
e son ancora qui a lottare con ’sti cosi oleosi
da scoppiar nel trantràn dello specchio la mattina
con tutto che magari lo fan più no,
il topexàn
poi per compensare la giornata
rileggo bràni di treno di panna
e ripens’ al passato
quand’ andrea de carlo scriveva da fame
(quindi bene)
io ci avevo i miei quindic’ anni
(l’età di mio padre il giorno ch’ ha visto la fabbrica prima)
e c’eran quelle sere dopo cena
quand’io uscivo per strada di tra gli amichetti
mentre lui se n’andava di per il secondo lavoro
e nel salutarmi guardava in su di la mia faccia unta e a bubboni
e ghignando m’apostrofava:
ma dove vai, brufolo bill?