I kept thinking to myself, “The novel is dead.”

(per la serie )

durante gli ultimi webdays 2008, abbiamo discusso a un certo punto con mafe e un paio di grosse teste delle maggiori case editrici nazionali. palmasco ha fatto un intervento a cui io sono subito andato dietro a ruota, nel tentativo di spiegare che i libri di carta riescono sempre di meno a colmare il bisogno di narrazione, che tutti abbiamo più o meno dentro. palmasco lo diceva bene, e io ora non ricordo bene le sue parole, ma parlava di cultura orale, di indiani e robe così. io ho provato a dire che oramai spesso riesco a colmare quasi completamente la mia sete di letteratura solo con le cose che trovo in rete. e che anzi, le storie che si intrecciano di tra post, commenti, twitterate, webradio, video sul tutubo, formano una grande narrazione distribuita, a volte a livello di telenovela, spesso però con il massimo divertimento. senza nemmeno dover scomodare second life (che, vi ricordo, gianluca nicoletti ha definito una grande piattaforma di narrazione e ci ha scritto un libro sopra)

niente, solo per segnalarvi questo ulteriore punto di vista, sympathy for the pixel, che va nella mia stessa direzione di pensiero, giusto per darmi ragione da solo nel mentre che mi do una pacca sulla spalla.

messo giù da bravuomo il 28 aprile 2008 in ripostiglio e se propio hai da dire fallo da friendfeed
“non posso credere ad alcuna filosofia o religione o fede o cosa, che non includa la dimostrazione del terorema \"sweet child o\' mine è un cazzo di capolavoro di canzone\"”
maximilien roccam de pasteur