how good is your kung-fu?
figherrimo (thanx to adriano)
cos’è vasco rossi,
apparte il modo migliore per riempire uno stadio?
che fine ha fatto enzo cerusico?
perché nessuno mi ridà i soldi dei libri che mi hanno deluso?
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mercolèdio 23 apriliero, ovvero domànni, per la serie “machè leggi, letture a cappello”, alessandra racca, nostra signora dei calzini, legge “eroticismi”.
vai alessandra, facci godere.
lo so mi mangio le unghie
e quando stendo i tuoi collant te li strappo tutti.
ti lamenti di me
lo so bevo troppo certe sere
(è che parto dal dopopranzo)
e vado dietro a molestare le ragazze
urlando frasi sconce
tipo: ciao cosa, sai che la tua puzza è buona?
ti lamenti di me
lo so scrivo poesie porno Continue Reading »
girovago solo di per la città
prendo mezzi a caso
con la faccia ricoperta di rabbia precisa
giù per questa via buia del centro
cammino e cammino calpestandomi il muso
incrocio una bimba tutta rosa che porta ali da farfalla
di raso
e su una panca di marmo a sinistra
due tardo adolescenti si baciano forte
sotto un taglio di luce di sole
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mentre venivo via da casetta mia questa mattina presto con l’alba già passata ma nessuno se ne dev’essere accorto tanto era buio e pesto e pioggerellino, dicevo, mentre venivo via da casettina mia, scendevo le scalette ché son senza l’ascensore, guardavo le pareti scrostate e tutte fiorite e una qualche incisione muraria tipo “[quella del primo piano] zoccola”, e dicevo, me ne scendevo uno scalino alla volta, piccolino, son scalini piccolini, degli scalini puffi, perlomeno, non avendo l’ascensore, almeno, gli scalini, fammeli puffi, però non son blu, son come il cappello dei puffi, son bianchi, piccoli scalini bianchi e, dicevo, stamattina che fuori era grigio e dentro era bianco e scrostato, stamattina son uscito e ho visto la luce. fioca, la luce del riverbero di un sole che doveva esserci dietro la coltre di nubi, di nuvolaglia compatta che mi faceva sentire come essere sotto il tappeto di casetta mia, grigio per tutta la polvere accumulata negli anni, mai alzato, il tappeto, son cose, e quindi, per finire, da sotto il tappeto delle nubole compatte grigiastre e molli ho pensato che mi piacerebbe che qualcuno, nel mondo, uno qualunque, uno smanettone, un modificatore, un flippatone, mi tirasse fuori un computer con la stessa forma del vecchio e caro commodore64, cioè a dire, in pratica, una tastierona con sotto l’hardware, una tastierona che faceva quel rumorone tipico di tasto premuto a corsa lunga, tac tac tac, tatàc. e tatatàc. e i tasti funzione in colonna sulla destra, ma penza te…
tu lo attacchi a una tv oppure a un display e via, si accende istantaneamente e una scrittona bianca su sfondo blu ti dice “ridi” (ready per la precisione). poi però ci ha dentro tutti i meglio ritrovati dell’elettronica contemporanea postmoderna.
chi me lo fa un computer così?