storia dal vero
in centro a torino,
di faccia a tom thumb
a tre portoni dal grand hotel sitea,
a un tiro di schioppo dalle case di certi calciatori,
credo,
insomma, in via lagrange
c’è la rinascente, robe per ricchi,
e praticamente dentro la rinascente c’è un
lidl, robe per poveri.
faccio la spesa
pomodori importati dall’armenia,
limonata freeway 0,42 €,
birra doppio malto grafenwalder (8,6%) 0,85 €,
mascarpone milbona,
wurstel di pollo cascina serena,
cheeseburger dulano 1,54 € due pezzi,
dentifricio e spazzolino sindramed,
10 tortine mister choc con ripieno al cacao
pile daimon alkaline
c’è la solita coda infinita all’unica cassa aperta
alle quattro del pomeriggio
e c’è la solita signora senegalese
a cui hanno dato i soldi contati
e adesso le mancano dei centesimi
(e dire che ha già lasciato di malavoglia
alla cassiera le merendine per il figlioletto)
insomma, é che la coda non procede
mentre gli ubriaconi puzzano
sempre uguale
barba lunga e occhio già vitreo,
ti chiedono se posson passare avanti,
ché han solo due birre fink brau
che no’ dureranno due metri oltre le porte scorrevoli
la signora senegalese lascia
l’ammorbidente
ma ancora non basta
la vecchina pensionata dietro di me bestemmia
in piemontese,
che a volte, per me,
è peggio dell’arabo,
eppure anche lei, l’ho vista tra le corsie,
per permettersi il barattolo di piselli gran campagna
ha dovuto posare con sofferenza il salame al cioccolato
di marca indifferenziata
e come al solito,
l’unico che si muove è un signore marocchino
sui quaranta
che porge una moneta da 50 cent
giusto per levare dall’imbarazzo
la signora senegalese,
tutti quelli in coda
e la cassiera
che a questo punto lascia perdere e fissa con terrore
il rumeno, il polacco, l’etiope e l’albanese
in fila prima di me
insomma alla fine esco,
e mentre lego birre mascarpone vino
e povertà sudata
sul portapacchi della mia bici scassata
incatenata all’angolo al divieto di sosta
cerco di accendermi una sigaretta,
imbranato come sono,
ma c’è uno stronzo che parcheggia la sua stronzauto
e apre la portiera propio addosso al mio culo,
che sto armeggiando con la catena
e lo guardo come dire checcazzo?
e lui mi guarda tutto atletico
come dire ma te da dove minchia sei uscito?
da dove cazzo sei uscito tu, testa di stronzautista!
e mentre se ne va di spalle
con l’andi di chi già s’è scordato di me
imprevisto fastidio
comunque meno d’una muntanda in mezz’ al culo
gira un attimo la testa a far cinguettare l’antifurto
così nei miei occhi di nebbia
lo riconosco per davvero:
era del piero.