tabacco

(per la serie )

il tabacco
guard’ il tabacco
 è fatto di fili
 gialli e marroni
  senza conservanti
 è il tabacco pueblo
non ce l’hanno tutti i tabacchini
ve ben’
 me perché, tabacchino mio, te non ce l’hai?
perché non lo tieni
 il tabacco pueblo?

è bello, ha la confezione gialla
 paglierina
 con bordo azzurro
 e titolo marrone
ed è una miscela tradizionale realizzata con tabacchi americani Virginia, coltivati anche nelle riserve naturali, in condizioni ottimali, dagli indiani pellerossa d’ America
(e tra il d apostrofo e america c’è uno spazio che non ci vorrebbe, un refuso tipografico)

perché non tieni questo tabacco qua che piace a me, eh?
 non sei tradizionale?
  forse che vuoi no dar lavoro agli indiani pellerossa
   in condizioni ottimali?

è la quinta volta che vengo qui da te e ti chiedo il tabacco pueblo
è la quinta volta che mi rispondi che te lo chiedono in tanti ma però
cosa sei, scemo?
a parte l’italiano
ma però non si dice
cosa sei, cretino?
cos’è
  da giovane ti hanno rimandato in “leggi del mercato”?

che commerciante di merda che sei,
  tabacchino senza pueblo

forse sei solo broghese e ti spaventa il nome del tabacco
o forse sei solo cretino

mi sa che sei solo cretino

cazzi tuoi,
 un giorno il pueblo unido verrà da te
  tabacchino retrogrado
a chiederti un pacchetto,
 senza conservanti, ricordo,
e tu dirai la solita frase
 ma noi quella volta lì, come pueblo unido,
ti devasteremo il negozio a sputi
ti vomiteremo i polmoni sul pavimento in parquet
  coltivato da veri pellerossa del canada orientale
così imparerai in un colpo
 la globalizzazione
  i cambiamenti climatici
l’effetto serra
e il liberismo smithiano.

nel frattempo dammi due cartine bravo e una scatola di filtrini, via.

messo giù da arsenio bravuomo il 12 luglio 2008 in ripostiglio e se propio hai da dire fallo da friendfeed
“dei quindici minuti di warhol, ne voglio zero alcuno, io.”
maximilien roccam de pasteur, parolàme

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