il pieno
ci si vede poco o mai
quel poco che ci si vede
se riesco riesco
io te ti guardo tutt’ il tempo
faccio ‘l pieno di te
faccio il pieno di faccia
di faccia mi faccia il pieno
dico alla benzinaia che c’è in te Continue Reading »
ci si vede poco o mai
quel poco che ci si vede
se riesco riesco
io te ti guardo tutt’ il tempo
faccio ‘l pieno di te
faccio il pieno di faccia
di faccia mi faccia il pieno
dico alla benzinaia che c’è in te Continue Reading »
quel che ti perdi
è la vita a tarda notte
i testi di certi cantori d’avventure
e americane
gli urli tribali delle note in festa
certe rime pericolose e
lo stare nel precario mondo di cert’ artistici morti di fame
quel che ti perdi
è la signora tette rifatte
che guarda attonita il poeta
denudarsi di davanti al pubblico
a parole, dico, metaforicamente
ma di denudarsi è sempre denudarsi, di Continue Reading »
la comunità degli artisti è fatta per lo più di arrivisti
(in senso buono)
ma forse sto dicendo una stronzata
gli artisti non hanno alcuna meta in testa
è tanto che abbian il barlume di qualcosa in nella testa
ma no’ è questo
ricomincio
la mattina del giorno venticinque di dicèmbrio
dell’altezzosa fango neve discesa a clichè nei giorni scorsi
c’è no più traccia no
e invece c’è il sole e c ‘è il cielo
e il sole è giallo
e il cielo è azzurro
esattamente di quei colori che usavi alla scuola elementare Continue Reading »
tu, a natale,
no’ fai regali a ognuno,
no’ fai auguri a ognuno
cerchi di dormire il più possibile
e l’unica idea furba che ti viene
potrebbe essere sognare di cercare un albero di vischio
per limonare con le sconosciute passanti a caso
sempreché il vischio venga via in formato albero
tu, di botanica, no
natale è la festa del cuore malaticcio
del polmone stitico
del moccioso che c’è in te
(e non se ne vuole andare)
che prende per mano
il ragazzino che c’è in te
e lo porta in uno sgabuzzino vuoto
per insegnargli come ci si tirano le seghe bìmani con riporto
sempreché con riporto voglia dire qualche cosa
tu, di riporti, boh
la vigilia di natale
vuoi restare vigile
e bevi solo acqua del rubinetto
che come gesto, venisse via in formato tristezza,
non lo batte nessuno
poi domani
un altro giorno
in formato panettone
e senz’ occhi a palletta
sarà
niente, m’è venuto giù nella testa quel titolo lì, come dal nulla, l’ho sentito nella testa, come una vocina, che m’ha detto, non so perché, non so come, amplesso al tungsteno.
allora mi son detto, me lo segno e poi ci scrivo su un pezzo con un titolo bello così, ché con un titolo bello così, chissà che bel pezzo di bellezza che vien fuori.
invece no, mi sa che son capace no.
mi è venuto solo quel titolo lì molto bello e nulla più.
per ora. ma mi sa.
mi sa che nella vita, bisogna anche saper accettare i propri limiti.
(oppure no, ma non importa)
so mai decidermi.
nevica
ma il problema non è che nevicano fiocchi grossi come figu dei calciatori
e si sfarinano nell’impatto con le cose come nuvolette di coca nuova
no, è no quello
il problema
forse il problema è il freddo interno freezer macelleria
quel freddo che ti prende e ti sale da di su dei piedi
quel freddo freddo che tu cominci a pensare
l’unico modo di sopravvivere è smetter mai di camminare,
anzi, meglio correre, è sempre meglio correre
forse il problema è pedalare in velociclo alle sette emmezza del venerdì mattino Continue Reading »
la cosa del natàle che mi piace di più
è la parola
addobbo
addobbo, senti come suona, addobbo
un po’ come addosso ma con la bb
un po’ come arrobbo, ma con la rr,
anche se non so cosa vuol dire (o/e se esiste)
un po’ come addobba,
ma non vale è solo la versione al femminile del verbo
addobbo è una parola cicciona, detta cicciona, o anche ciccia, per gli amici
perché ha due doppie, dd, bb
meno male che il verbo all’infinito non fa addobbarre
con tre doppie, dd, bb, rr
ché altrimenti sarebbe una parola obesa
mentre è solo cicciona
anzi, ciccia, siam amici
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