tempo fa

c’è stato un tempo
 che c’era chi mi passava le canzoni dei death cab of cuties
  e degli snow patrol

c’è stato un tempo in cui dicevo
sei di birra stasera?

c’è stata chi mi baciava scalza
 in piedi su di una seggiolina

ora
  in questa camera
 c’è odor di piede scalzo
e con un balzo
  esile
 faccio una rima
facile

fors’è l’autunno
  tropp’ in ritardo di
o son pur io, in rimanenza a,
 che son più capace no
  d’infiorettar i versi
dandogli stile e possanza

al solo pensiero mi sudano i denti
 allora vengo e ti do un morso bagnaticcio
e bisticcio bisticcio
 con il tuo nome

della vita si può sapere e capire
 tutto
puoi di viver senza mistero
 sceglier se complicartela
la vita
 oppure no
c’è chi nasce per la complica
 c’è chi no
è genetico
con le ragazze uguale
 a volte vorrei l’emozione
  a volte vorrei la statale
e qualche corpo abbandonato al buio
a volte vorrei viver senza fanale

poi ti guardo e capisco
 che sei un animale a orecchie fredde
e che ‘l mio scriver sarà sempre così
  diseguale inconcludente crittografico
ma è il tempo che cede
 cinico
 mentre noi si ride
  bellamente

“sì, noi siam quei che bevono sopra la media, ma siam anche quei che si guardano per bene negli occhi, brindando, e a forza di farlo finisce che siam capaci, noi, di guardarle negli occhi sempre, le persone.”
maximilien roccam de pasteur, parolàme

e se propio vuoi, abbi il tuo di dire...

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