trapianti

(per la serie )

ho una gamba malandata
 praticamente marcia
come si dice
zoppico di ginocchio
  ma l’amo la zoppìa
anzi la ringrazio
 ché per esser un vero artista
 bisogna ‘verne almeno una, di magagna

poi per dire,
 altre magagne
 (anche senza voler esser artista vero)
per dire,
 son l’unico stronzo che a diciott’anni s’è beccato la mononucleosi
  (la cosiddeta malattia del bacio)
senza aver mai una volta limonato

io che pensavo che la schiuma da barba servisse solo
 a sapere dove sei già passato con la lametta
(e invece mi si dice che serve anche a far gli scherzi
 alla femmina che dorme nel tuo letto)

io che amo quelli che al test di facebook
quale personaggio di Lupin III ti somiglia di più?
 escono jigen

io che credo ancora che
 il reggiseno da allattamento è un coso porno
(che ci vuoi fare
 se son cresciuto a seghe e postalmarket?)

io che alle elementari
  le dita tutte colorate
sniffavo l’alcool
  dal culo sbottonato dei pennarelli carioca

io che volevo aprire una catena
 di alpha shops:
un negozio che vende solo prodotti che iniziano per A,
 un altro negozio che vende solo quelli che iniziano per B,
uno solo quelli in C, uno solo in D, eccetera
(anche in franchising, che ti credi)

io che volevo
per una forma di protesta
mettermi a seminare piantine di mariuana
 in giro per le aiuole della città
ché la maria è di tutti
 anzi dovrebb’essere statale

io che mi chiedono di scriver
 un racconto lungo sul tango argentino
 e io che mi rifiuto dicendo
io,
 quel che so io del tango,
è che lo ballo

io che vorrei riscrivere un romanzo
 uno qualunque
anche uno brutto, per dire,
  anche infinite jest,
riscriverlo semplicemente
prendendolo così com’è
  e permutando le parole

io che s’avessi la palla
 e di cristallo
predirrei il passato
  ché, non ridere,
è no facile come sembra
  soprattutto quando non ci sei mai stato
all’ordine del giorno del mondo

io che dovessi mai suicidarmi
 gettandomi piangendo dalla cima di un palazzo
con nella tasca dietro una copia di il soccombente
scriverei nel classico biglietto d’addio:
 giuro che son inciampato

oggi come oggi
 pass’ il tempo a fissare lo schermo bianco o a riempirlo d’apostrofi
nel mi’ autismo da quattro soldi
 mangio mangio la classica insalata pomorroidale
  anche fuori di stagione
e mi ripeto da sempre, il pomeriggio, appena sveglio
che dovrei farmi una cultura sulla decadenza
  oppure startàre la rivoluzione from my bed

e quando m’arrivano le lettere d’amore blu
 m’arrivano da una ragazza
  bella, sì, come minimo bella, a volte molto bella,
o che a me piace solo perché so
 (già lo so)
che per me non ce ne sarà mai
ma c’è dentro tipo come una musica di tom waits
 ch’è blu
che è lettera
 che è whisky
e io me ne esco di casa pieno d’amore blu
  voce roca
 e una sigaretta rotta
  che sa di presa in giro
e io che mentre la fumo
  spero no’ mi vada di traverso

settimana prossima mi faccio l’intervento
sedici ore di sala operatoria
 doppio trapianto
cuore polmoni
 roba di lusso

il cuore me lo faccio cambiare
  per vedere se mi riesce
di convincerlo a camminare
 anche quando non la vedo

i polmoni sarebbero a posto
  ma già che ci sono
il tabagismo al netto dell’inquinamento da petrolio
 il riscaldamento globale
ancora che la vedo e mi si mozza il respiro
 già che ci sono
(si sa mai)

messo giù da bravuomo il 12 dicembre 2009 in ripostiglio e se propio hai da dire fallo da friendfeed abbi il tuo dire
“mai avuto un dubbio sulla mia immortalità letteraria: scrivendo son nato, così mi trascinerò fin al forno crematorio. solo, sarò uno postumo, come scrittore, sarò tipo un doposbronza.”
maximilien roccam de pasteur, parolàme

e se propio vuoi, abbi il tuo di dire...

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