bucāto
nevica
ma il problema non č che nevicano fiocchi grossi come figu dei calciatori
e si sfarinano nell’impatto con le cose come nuvolette di coca nuova
no, č no quello
il problema
forse il problema č il freddo interno freezer macelleria
quel freddo che ti prende e ti sale da di su dei piedi
quel freddo freddo che tu cominci a pensare
l’unico modo di sopravvivere č smetter mai di camminare,
anzi, meglio correre, č sempre meglio correre
forse il problema č pedalare in velociclo alle sette emmezza del venerdė mattino
e bucare fottuto il pneumatico posteriore
su quegli scomodissimi sassetti acciottolati
giusto all’altezza di via borgo dora, a metā strada dalla tua meta
e sentire il retrotreno andar gių di pressione
il pedalare che si fa pių faticoso
tu che ti urli nella testa, no no no, non posso aver bucato, no no no
e contro ogni legge fisica e delle probabilitā
cerchi di autoconvincerti che ora la bici si riprende,
č solo una falsa impressione, č l’acciottolato,
č che non sei in forma per niente, per quello fai fatica,
anche se a ben guardare sei in discesa
ma poi t’accorgi dello sbando nell’inserimento della curva
lo sbando ch’č diventato inserire la curva, la piccola piega del mezzo
che traballa e scivola sul copertone svuotato
no no no,
allora scendi controlli e ti convinci
esclamando a denti stridenti orca demonio!
ma non č quello
forse il problema č che stai facendo tardi al lavoro
ma ci puoi far poco
eppoi affanculo pure il lavoro
forse il problema č che allora
devi portare il velociclo ferito dal dottore della bici
uno che con un cacciavite in mano e fa i miracoli e tutto
e ti fai dire un posto e lo trovi, per lo pių al primo colpo,
una vetrina stretta senza insegna
anzi c’č una vecchia graziella rosa grigia da bambina appesa in alto in alto
l’unico indizio di riconoscimento del posto
sulla porta leggi un bigliettino scritto a pennarello blu
bussare grazie
bussi e vedi avvicinarsi un signore che dire anziano
in camice blu scuro
attraversando pianissimo il bugigattolo stretto e lungo
il dottore della bici č un ometto di sicuri settantanni e passa
a cui ne dai perō a malapena sessanta
ma t’ apre stancamente la porta della vetrina e gli dici
ho bucato. (sorriso) puō far qualcosa?
la neve ti passa di farina in fronte agli occhi
e ti si posa sui baffi che stanno cominciando a metter stalattiti
il vecchio in blu č il classico tipo che crede che servano a niente le parole,
fa solo un cenno col capo e capisci che devi entrare.
lui guarda rapidamente il pneumatico e dice
č pronta per le tre
ma no, non č neanche per le tre
il problema
forse il problema č che
ti incammini mesto a piedi verso il luogo del lavoro
ti giri una sigaretta ma come l’accendi i baffi te la bagnano tutta e via
la fumi lo stesso con fatica
nel freddo che ti sta congelando i piedi
e hai paura di restare fermo a congelare congelando
pensi che forse č meglio corricchiare
che ti scaldi
e corricchi e non ti scaldi
che č il ghiaccio che hai dentro che non si scioglie no
poi ti guardi intorno e vedi che adesso tutto č ghiaccio
vivi nel ghiaccio
sei circondato dal ghiaccio
sei immerso nel ghiaccio
senti il ghiaccio nel di dentro e senti il ghiaccio nel di fuori e senti il ghiaccio nel di mezzo
ghiacciato ghiaccio inutile
nemmanco formato a cubetti che ti puoi poi bere
addizionati da una qualche mistura di liquori
ma forse stai esagerando son le otto di mattina
pareti di ghiaccio
auto di ghiaccio
passanti di ghiaccio
ti senti ufficialmente un personaggio dell’era glaciale
e vorresti tanto giocare all’estinzione
poi alle tre torni dal dottore della bici
e bussi e entri e lui ti dice, in un accento che non fai in tempo a decifrare,
una frase probabilmente la pių lunga mai detta in vita sua
ho cambiato il copertone, ma la camera d’aria era ancora buona l’ho solo riparata
e tu gli fai: poteva anche cambiare tutto, via
ma lui no, la camera d’aria era ancora buona, l’ho riparata
e allora non insisti e gli dici
lei č proprio un uomo della vecchia generazione
ed č mentre guardando per terra lui sotto sotto sorride appena appena e annuisce,
che capisci che sotto la scorza burbera timido laconica
di camice blu dell’uomo medicina bicicletta
c’č un vecchio solo che ha tanta voglia di raccontare
e ti vien da restare a parlarci a farti raccontare quel che ha da raccontare
storie della vecchia generazione, quasi certamente
ma tu non sei quel tipo di uomo lė,
che sa cogliere le occasioni al volo
che fa gli incontri casuali da racconto o da romanzo,
e li sfrutta fino in fondo per imparare, per conoscere, per capire,
allora paghi i quindici euro che ti chiede, sempre con molta lentezza,
esci salutando con molta educazione e fai in tempo a notare
un principio di commozione umida nei suoi occhi
e capisci qual č il problema:
il problema sei tu, sempre soltanto tu
allora te ne pedali verso la prossima nostalgia di ragazza
pensando al ghiaccio
al fatto che sbagli sempre tutto
e t’accorgi al primo semaforo che il vecchio, mentre che c’era,
ti ha pure tirato i freni e tarato il cambio
tanto che ti sembra proprio d’aver sott’al culo
un velociclo brand new nuovo