l’epsilon ha ora quasi quindici mesi.
è da quando ne ha dieci che, come è uso fare in questa parte dell’emisfero terrestre, ogni volta che mi scappa una sonora scorreggia, mi guardo in giro dicendo “un gatto! un gatto!”.
da un mesetto a questa parte l’epsilon, tutte le volte che sente una delle mie sonore scoreggie, dice “mao! mao!”, che per lei è il gatto.
eh eh.
quando si dice plasmare.
update
oggi è successa una cosa nuova: vedo l’epsilon che dice “mao! mao!” ma io non ho mica scorreggiato (sonoramente). era stata lei.
Siamo una minoranza. La solita minoranza di Cassandre a cui, a disastro avvenuto, toccherà dire “l’avevamo detto”. Che possiamo fare?
Prima di tutto, a questo punto è necessario riconoscere che non esiste più il consenso sociale necessario per ritenere moralmente vincolanti le leggi emanate da questo governo. Questo governo è ormai diventato una evidente minaccia per questa società e non può quindi essere considerato depositario del “volere comune” o della “etica condivisa” di questa società. Di conseguenza, per quanto mi riguarda, non mi sentirò vincolato dalle assurde leggi che questo governo si appresta a varare ed a schierare a difesa dei suoi loschi affari. La Costituzione della Repubblica Italiana prevede, tra le altre cose, il diritto alla libertà di espressione e la libertà della stampa. Mi atterrò a quanto prevede la Costituzione.
via Resistenza – Alessandro Bottoni.
I saw a two-year old kid (in diapers, in a stroller), using an iPod Touch today. Not just looking at it, but browsing menus and interacting. This is a revolution, guys.
via Seth’s Blog: Paperback Kindle.
Titolari dei diritti, rassegnatevi. Avete perso e noi abbiamo vinto. Se non offrite il download immediato, efficiente e senza inutili e costosi lucchetti digitali dei vostri prodotti, non farete altro che perdere un'occasione di fare soldi. Perchè se vendete un download legale, liberamente fruibile senza acrobazie e senza vincoli a uno specifico dispositivo di lettura, ci saranno tante persone che lo compreranno perchè hanno capito che produrre un fumetto, un libro, un film o un telefilm costa tempo e denaro e che gli autori non vivono d’aria. Persone che capiscono che se vogliono nuove puntate del programma che amano, devono mettere una piccola mano al portafogli. Certo, ci saranno anche gli scrocconi: ma ci sono già adesso. Fatevene una ragione.
via Pirateria e gestori dei media, adattarsi o perire.
l’altro ier pomeriggio ero all’imbarchino con guido e si parlava, di tra una bìra e l’altra, del solito problema di come si possa campare con l’arte, la scrittura, la poesia, al giorno d’oggi, ma soprattutto al giorno di domani, che è lì che.
con tutto che in questi giorni sta girando questo condivisibilissimo pezzo di maddalena.
lui che è molto bravo dal vivo, risolve con gli spettacoli dal vivo. ed è felice ed orgoglioso di vendere le care vecchie copie cartacee dei suoi libri, dopo gli spettacoli (anche se c’è il problema che molti sono esauriti, e tutto il resto).
io gli ho fatto il mio solito discorso sulla disintermediazione nella produzione delle opere e sul cambiamento di senso nel passaggio di denaro tra lettori e autori (dal senso di “acquisto” di un prodotto, al senso di “supporto” all’autore, ovvero uno produce roba che mi piace allora gli do dei soldi perché continui a farlo ancora e ancora).
poi gli dicevo che ora quando io vado a fare i readings, mi porto dietro i miei due tomini stampatimi da lulu.com, con tutta la mia produzione dentro. e ogni volta che ne ordino una copia, nel tempo che ci mette ad arrivare a casa mia io ho già scoperto quattro o cinque refusi, ho aggiunto un paio di poesie e ho cambiato il finale ad altrettante. quindi quella che mi arriva è una copia già vecchia, superata.
avessi un ipad (o similare) il problema non esisterebbe più. mi presenteri con l’aggeggio sul leggìo e avrei sottomano tutta la mia produzione lì, aggiornata all’ultima virgola cambiata. non avrei bisogno neanche di fare due versioni delle poesie (una per il web e una per il pdf stampato, con tutto lo sbattimento di convertire gli in corsivi e via dicendo). con tutto che non avrei bisogno delle lucette per illuminare i fogli nel buio del locale, eh eh.
ecco, apparte che forse son riuscito in qualche modo a trovare una scusa buona per comprare un ipad (mulliera spero che tu mi stai leggendo, eh eh), quel che voglio dire è che la penso esattamente come scott adams, quello di dilbert, in quest’articolo segnalato oggi da granieri.
solo questo.
(ah, questo pezzo di scrittura, fa quattro euro. o una bìra media)
spiego: avevo in draft questo post dal 31 agosto 2009.
vista la discussione di ieri, faccio che far uscire dal limbo questa accozzaglia di pensieri che oramai son praticamente superati.
—
voglio dire, niente paura, son qui solo a dire delle riflessioni che mi sovvengono mentre vedo che le cose cambiano, giusto come per prendere appunti e tra due anni tornare e vedere se ci ho preso. con tutto che poi, chìssene.
dunque i giornali.
‘ me mi sembra che una cosa che sta cambiando è la questione delle fonti.
presempio: per saper chi ha vinto il gp di formula 1 (tanto per restare nel totale chìssene) mica vado sul sito della gazzetta dello sport. vado sul sito della formula 1.
insomma, per sapere le cose si può sempre di più andare alla fonte. non sempre, ma quasi.
quindi, è ovvio che è finita l’era del giornalista che ha scambiato internet per un granda piattaforma di copincollismo.
tutti ad agitarsi.
il giornalista faccia le sue belle inchieste, il lavoro di ricerca, quella roba là. quella interessante. lo so che la faccio facile. però.
poi c’è la questione della tempestività. twitter batte tutti. ma anche friendfeed non è male.
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