mi s’ è fatto sempre più insopportabile
sopportare i giorni diurni
coi loro turni di occhi aperti e vigilanti
amo poi solo le notti
assorbenti
coppe di luna con ali nere flottanti
anche con tutto il freddo che posson poi addosso appiccicarti
soprattutto se finisce che dormi all’aperto
e amo la musica degli apoptygma berzerk
certo
poi però non amo nessuno
non amo nemmeno me stesso
non amo l’umanità
non amo l’umano
non amo l’umana
vanità
l’umana magari l’amo
ma solo a tratti
e so mai quando e se basti
sarà che sarò un misantropo del cazzo
ma è l’umano ad essere il cancro della terra
e quelle facce facce dappertutto che mi guardano
e non mi guardano
e son meglio di me
sorridono meglio
dicono meglio
cosano meglio
l’unica mia salvezza
è poi la techno industrial electro
musica
un certo qual gabber
e quel certo tal
gàber
certo
ma io son solo un burattino
ch’ ha perso il filo
e pure la sua fatina
bacchettona
senza bacchetta
senza niente che risuoni
in nel cuore
com’una reginetta senza corona
(la birra dico)
vorrei solo solo uno scafandro
bello grosso
in alluminio e poliuretano espanso
io ch’ ho sempre voluto fare l’astronauta
non tanto per volare nello spazio
più che altro per poter indossare la tuta bianca
col casco e i tubi che ti escon dappertutto
e l’assenza di peso
certo
ecco è quella ch’ ho sempre cercato
l’assenza di peso
nell’estremo tentativo di non disturbare
preferisco preferire a partecipare
ai gironi del giorno diurno
e nell’inferno della mia dissociazione
me ne sto in un calduccio
anonimo inanimato
com’ un sasso posato
e dimenticato
disse il leone alla leoparda
mi son innamorato di te in modo feroce ed infinito,
vieni qui,
infrattiamoci di tra i pochi alberi di questa savana torrida
non dire cazzate
rispose la leoparda disinvolta
non mi va,
poi non possiamo,
tu sei il re e sei tutto pieno di mogli
disse allor il regal leone alla leoparda
lascia stare le mi’ mogli maculate,
’ste gheparde indifferenti,
ma io son il re, è vero
e allora adesso dormo
all’ombra di me stesso con la criniera sfatta
vieni a farmi la gattina sulla schiena
mi sembri la felina adatta
rispose secca la leoparda
solo se mi lecchi la bernarda
ma tu sfondi una bocca aperta
e con la lingua in fuori
s’affrettò a dire il leone
e chiuse con un boccale di spuma
dicendo beone
sai, io mica son un puma
se posso no vederti nuda
e nuda prenderti e rivoltarti
come senza e o con calzini e reggiseni
se posso no infilartici le mani in nelle mutande
sentire la morbidezza delle tue parti in
e intimamente
farti provare cosa può voler dir desiderarti
se posso no salire a casa tua
mischiarti i pensieri com’ un leggero prestigiatore
con un mazzo di carte leggermente truccato
offrirti una cena precotta del discount
decidere che è meglio tenerti
e mi fan male le braccia
da quel tanto d’abbracciarti
e volerti
e levarti
e berti
e spennarti
e stanarti
e accantonarti
e guardarti
e toccarti
e contattarti
e cosarti
e fare tardi
e tirarti dalle mie mie parti
se posso no leggerti in negli occhi
che hai bisogno di me
fai che la smetti ai crepuscoli albeggianti
di baciarmi
dietro agli angoli sempre uguali
dei miei occhi sicuramente dolenti
e intorno
ai pali spenti
della luce
intorno ai tralicci del sonno
dormito sopra o sotto di una bici
dimmi che fai che mi lasci più no
da solo in mezz’ a una strada
e mi tieni a me la manina
fino a quel buco di vuoto di vita e d’amore
che è quella mattina
quando sei solo sicuro d’esser solo al mondo e cialtrone
e preghi, con quel po’ che ti resta di passione
con tutt’ il peso s’ un tuo ginocchio rotto,
vino rosso vino rosso,
tu non finire,
io faccio quel che posso
vino rosso vino rosso
tu no’ finire mai
io sono qui
e sono quel che posso
quando vaghi senza meta
di per le vie del barrio
e non sai di dove d’appoggiarti
dove di prenderti e posarti
per le vie del quartiere quasi deserto
della sera vogliosa di notte
senza manco di dei soldi
per entrare in un locale e sorbire un di da bere
quando vaghi e vaghi e vaghi
è lì che di ti accorgi
di de’ pazzi,
gli sbandati, i senz’ un tetto, gli impazziti
i masticati e risputati da
che vagano esattamente come te
e te n’accorgi
ché hanno in fondo il tuo stesso sguardo spaventato
di chi non ha più qualcuno da raggiungere
da incontrare, da nervosamente aspettare
spesso infatti finiscono per parlarsene da soli, cioè a nessuno
oppure tentan di parlare ai passanti che passano, cioè a tutti
e magari scroccano un decino o una sigaretta
ma mentre non puoi fare senza di pensare
una sigaretta è un mozzicone, in potenza
li guardi e lo sai
che la loro solitudine è fittizia
perché è già finita nella lista
delle cose che si son dimenticati
e tu vorresti di parlarci
mica che no
dar loro del fratello
ma no’ ti osi
non lo fai
non lo fai mai
sei troppo preso dai tuoi malanni
oppure hai poi paura di affezionarti e di far danni
e non è che ti dici
io son mica così
ché la pazzia scorre fluida e possente in te
pezzo di skywalker del manicomio rionale
no, è che in effetti c’è
c’è qualcuno che poi arriva
è stato solo un attimo, una piccola finestra di attesa,
poi eccola lì che compare
sciarpa rossa e stivali bassi
eccola nella sua camminata abbandonata ma decisa
al profumo d’ambra e di poesia
eccola la salvezza
dalla tua pazzia