Archive for novembre, 2011

i giorni diurni

nov 17 2011 Published by under ripostiglio

 mi s’ è fatto sempre più insopportabile
sopportare i giorni diurni
coi loro turni di occhi aperti e vigilanti
amo poi solo le notti
 assorbenti
coppe di luna con ali nere flottanti
  anche con tutto il freddo che posson poi addosso appiccicarti
 soprattutto se finisce che dormi all’aperto
e amo la musica degli apoptygma berzerk
certo

poi però non amo nessuno
 non amo nemmeno me stesso
non amo l’umanità
non amo l’umano
 non amo l’umana
vanità
l’umana magari l’amo
  ma solo a tratti
e so mai quando e se basti

sarà che sarò un misantropo del cazzo
 ma è l’umano ad essere il cancro della terra
e quelle facce facce dappertutto che mi guardano
e non mi guardano
 e son meglio di me
  sorridono meglio
   dicono meglio
cosano meglio

l’unica mia salvezza
 è poi la techno industrial electro
  musica
un certo qual gabber
  e quel certo tal
gàber
certo

ma io son solo un burattino
 ch’ ha perso il filo
  e pure la sua fatina
bacchettona
 senza bacchetta
senza niente che risuoni
 in nel cuore
com’una reginetta senza corona
(la birra dico)

vorrei solo solo uno scafandro
 bello grosso
  in alluminio e poliuretano espanso
io ch’ ho sempre voluto fare l’astronauta
  non tanto per volare nello spazio
più che altro per poter indossare la tuta bianca
  col casco e i tubi che ti escon dappertutto
e l’assenza di peso
 certo

ecco è quella ch’ ho sempre cercato
l’assenza di peso
 nell’estremo tentativo di non disturbare
preferisco preferire a partecipare
 ai gironi del giorno diurno
  e nell’inferno della mia dissociazione
 me ne sto in un calduccio
anonimo inanimato
 com’ un sasso posato
e dimenticato

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amore nella savana

nov 13 2011 Published by under ripostiglio

disse il leone alla leoparda
 mi son innamorato di te in modo feroce ed infinito,
vieni qui,
infrattiamoci di tra i pochi alberi di questa savana torrida

 non dire cazzate
rispose la leoparda disinvolta
non mi va,
poi non possiamo,
 tu sei il re e sei tutto pieno di mogli

disse allor il regal leone alla leoparda
lascia stare le mi’ mogli maculate,
  ’ste gheparde indifferenti,
ma io son il re, è vero
 e allora adesso dormo
all’ombra di me stesso con la criniera sfatta
vieni a farmi la gattina sulla schiena
 mi sembri la felina adatta

rispose secca la leoparda
 solo se mi lecchi la bernarda

ma tu sfondi una bocca aperta
  e con la lingua in fuori
s’affrettò a dire il leone
e chiuse con un boccale di spuma
 dicendo beone
sai, io mica son un puma

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quel che posso

nov 13 2011 Published by under ripostiglio

se posso no vederti nuda
 e nuda prenderti e rivoltarti
come senza e o con calzini e reggiseni

se posso no infilartici le mani in nelle mutande
  sentire la morbidezza delle tue parti in
 e intimamente
farti provare cosa può voler dir desiderarti

se posso no salire a casa tua
 mischiarti i pensieri com’ un leggero prestigiatore
  con un mazzo di carte leggermente truccato
offrirti una cena precotta del discount
 decidere che è meglio tenerti
e mi fan male le braccia
 da quel tanto d’abbracciarti
e volerti
e levarti
e berti
e spennarti
e stanarti
e accantonarti
e guardarti
e toccarti
e contattarti
e cosarti
e fare tardi
e tirarti dalle mie mie parti

se posso no leggerti in negli occhi
che hai bisogno di me
 fai che la smetti ai crepuscoli albeggianti
di baciarmi
 dietro agli angoli sempre uguali
dei miei occhi sicuramente dolenti
e intorno
 ai pali spenti
della luce
 intorno ai tralicci del sonno
  dormito sopra o sotto di una bici

dimmi che fai che mi lasci più no
 da solo in mezz’ a una strada
e mi tieni a me la manina
fino a quel buco di vuoto di vita e d’amore
 che è quella mattina
quando sei solo sicuro d’esser solo al mondo e cialtrone
 e preghi, con quel po’ che ti resta di passione
 con tutt’ il peso s’ un tuo ginocchio rotto,
vino rosso vino rosso,
 tu non finire,
io faccio quel che posso

vino rosso vino rosso
 tu no’ finire mai
io sono qui
  e sono quel che posso

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camminata di salvezza

nov 01 2011 Published by under ripostiglio

quando vaghi senza meta
  di per le vie del barrio
 e non sai di dove d’appoggiarti
 dove di prenderti e posarti
per le vie del quartiere quasi deserto
  della sera vogliosa di notte
senza manco di dei soldi
per entrare in un locale e sorbire un di da bere
quando vaghi e vaghi e vaghi
 è lì che di ti accorgi
di de’ pazzi,
  gli sbandati, i senz’ un tetto, gli impazziti
  i masticati e risputati da
che vagano esattamente come te
e te n’accorgi
ché hanno in fondo il tuo stesso sguardo spaventato
di chi non ha più qualcuno da raggiungere
da incontrare, da nervosamente aspettare
spesso infatti finiscono per parlarsene da soli, cioè a nessuno
oppure tentan di parlare ai passanti che passano, cioè a tutti
 e magari scroccano un decino o una sigaretta
ma mentre non puoi fare senza di pensare
 una sigaretta è un mozzicone, in potenza
li guardi e lo sai
 che la loro solitudine è fittizia
perché è già finita nella lista
  delle cose che si son dimenticati

e tu vorresti di parlarci
mica che no
 dar loro del fratello
ma no’ ti osi
 non lo fai
 non lo fai mai
sei troppo preso dai tuoi malanni
 oppure hai poi paura di affezionarti e di far danni
e non è che ti dici
 io son mica così
  ché la pazzia scorre fluida e possente in te
 pezzo di skywalker del manicomio rionale

no, è che in effetti c’è
c’è qualcuno che poi arriva
 è stato solo un attimo, una piccola finestra di attesa,
poi eccola lì che compare
 sciarpa rossa e stivali bassi
eccola nella sua camminata abbandonata ma decisa
al profumo d’ambra e di poesia
eccola la salvezza
  dalla tua pazzia

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