apostrofanìa

voglio una donna commestibile

voglio una donna commestibile
coi coloranti, inenarrabile,
i peli in nel naso, nubile,
che sappia di fango atavico,
con sòtto il ph basico
e un tozzo linguaggio afàsico
che sia di notte abùlica
e la mattina alcòlica
del mio svegliarmi sbronzo
di quel resto di retto fallico
appiccicato gonzo
al suo cesto di pelo candido.

voglio una donna, meretrice,
etnica e cinica in tutto quel che dice,
che prenda in parola il complice
mio guardarla giust’in tralice
quando si gusta beata il duplice
sentore caldo di cazzo e pollice.