componimenti in forma poetica, o che dir si voglia, sulle femmine della specie umana, per dirla alla zorba 'l greco, inimitato maestro e uomo. (la copertina quissopra è di simone righini).

io son propio il tipo no, guano, trovatevi una donna, lettera agl'imbranati, voglio una donna spalmabile, imprendibile, nave alla deriva, perché fumo poco, qui dietro, quel che farei per te, poesia d'ammore, per favore, darmi da fare, donne!, come sei bella, niente, la bellezza mostrata no, ho visto una nuca, fatto cacca, notte come un'altra, mioessèr fuori moda, sbilenco, schioppo, te, quando ti restano solo, tram, eppoi la rivedi, antropofagia, umidità

io son propio il tipo no
di essere una femmina donna

se fossi una donna
sarei una di quelle che
han le mestruazioni
dieci volte in un mese

se fossi femmina
farei cose tipo
farmi su un reggiseno
con due bandannas
annodati sul petto

se fossi femmina sarei lesbica
andrei da una
e le direi
assurdamente
"dopo vengo e ti scopo"

ma adesso
mi sgocciolano i capelli
da sopra la testa,
li vedo in controluce
m'entrano nel campo visivo,
e propio adesso adesso
medito per una poesia meno significativa
ma più accattivante

io son il tipo no di essere una femmina donna
penserei tutto il tempo
che quando una è figa
tutto le vien perdonato
e troverei mai vestiti
con tasche adatte
a contenere una fiaschetta

se fossi donna
fumerei come una turcomanna
salterei di palo in frasca
mi chiederei
nella mia intimità
se è meglio avere bel culo
o belle tette

se fossi femmina
mi masturberei da mane a sera
passerei le domeniche a guardare fuori
avrei compassione
cucinerei sottilette e carciofini
e i capelli me li taglierei più no

io son il tipo no
di essere o femmina o donna
perché poi me n'andrei in giro
conciata come la cantante dei muse
darei baci al panettone
(coi canditi)
e sarei sempre dietro a dire
che noi donne, femmine, ci fan con lo stampo
propio

quel che provo io è merda secca
quel che provate voi è guano
siete solo dei piccoli schiavi
della mancanza
di volontà
di potenza
di mascheramento
di coito
e io son schiavo di voi
maniaci dello sperpero
di energie
di ferormoni

non siete altro che dei fasulli
provate un po' a leggere salinger
andate a fondo
           delle cose
delle poche scoperte che riuscite a fare nel delirio vostro quotidiano
 accorgetevi
    che una mosca muore
  che un dio nasce
che un mobile è stato spostato
che un certo amico ha un polmone spacciato

vorrei sapere di cosa vi occupate tutto il tempo
ma la consapevolezza è riservata a pochi
giustamente

così
per ricompensa
o quel che volete voi
voglio una donna tutta rasata
con un tatuaggio nei pressi dell'ombelico
le grandi labbra
le piccole e le medie
tutte bene in vista
umidicce e setose
che sappia suonare il sassofono come un uomo
che abbia addominali scolpiti nella roccia
che mi chiami la notte e sappia essere mandata affanculo
con capezzoli piccoli piccoli
che non porti le mutande
quasi mai
che si masturbi
rumorosamente
anche in mia presenza

eccetera

me lo vedo tiziano scarpa
che si agita
cercando di tradurre bukowski
e voi invece
trovatevi una donna
senza agitarvi
una donna
buona da baciarvi
come si deve
una che vi baci
comunque vadano le cose
una a cui piacete
in tutte le versioni
una a cui installare
un orecchio
sopra un seno
e dire
eppoi ti lamenti che non t'ascolto

trovate una donna così
e trovate un dio
uno che vi dia retta
uno che stia lì a sentirvi
mentre ringraziate
per la donna e per i baci
trovatevi poi un luogo
comune
per perdervi
e trovate infine una roba sul genere sintetico
trovate un modo per dirglielo
a quel seno
che siete provvisori
(che vi tocca andare via)

lettera agl'imbranati
scappate da voi stessi
abbonatevi alla fanzine di un qualche dio
    dagli occhi spenti
compratevi delle scarpe
senza tacchi
senza scompartimenti
tipo treni
quelli che avete
   perduti
quelli che sott'al naso vi son passati
lettera agl'imbranati
cercate una musica
meglio alanis morisette
meglio skunk anansie
prima maniera
cercatevi una musica che vi prenda
cercatevi una donna che vi prenda
trovatevi nell'atrio
di una casa un poco estranea
con una donna veramente stronza
le tette visibilmente rifatte
guardatela negli occhi e ridetene
ma poi baciatela
riempitela di fandonie
e ricordate sempre
di salutare
prima di sgommare

(lettera agl'imbranati)

e voglio una donna spalmabile
tipo un formaggio molle
voglio una donna
philadelphia
che si chiami enza
e mi prenda con le molle
una donna
dall'esistenza
pratica
antifrastica
e paraceltica

voglio una donna plausibile
cos'io mi farò panino per lei
(o per quella spalmabile)
per lei
farò pianino
farò un giochino
con la scrittura scomoda
e gli archetipi nubili
e le immarcescibili
  sconcezze
che vado scarabocchiando

imprendibile

la guardo
azzurr'e bionda
arricciarsi
incassarsi
inghiottita dal divano
eppiena di privilegi
l'inseguo con lo sguardo
massaggiarsi una sopracciglia
come un'impermeabile imperatrice
astemia e oblunga
nell'assomigliarsi
ad un certo mai sopito amore mio
e ci penso
a certi piani e companatici
pervicaci ondate pelviche
(et similia, certo)
solo che
c'è mancanza di prossimità
e tempo a disposizione
e che ebrea sia, o gentile,
la vedo parecchio lontana
dai miei pruriti
omeopatici

ti guardo e mi sembri una nave alla deriva
placida e sbattuta
dall'oceano certo
e questo giorno che m'accompagna
non è certo una novità
mi fa sentire come un diciassettenne
un imbranato come al solito
e tutto il tuo dolore non lo so capire
ma lo comprendo
me lo prendo io
e te pensa a farli fuori
prendili alle spalle
quei furori
che ti tormentano tanto

ti do da bere un altro po' di caipiroska
l'ho preparata io
con le mie manine sante
con il lime e tutto il resto
pestando nel bicchiere
solo non ti ho messo la cannuccia
ma mica siam in un locale
quest'è solo casetta mia

e lo so che il cocktail ti amplifica il dolore
e 'l piangere vien giù più liscio
e adesso piangi ancor di più
piangi da non poterne più
io non lo so perché
ma mi diverte di guardarti
solo perché intuisco esattamente cosa provi
anche senza dargli un nome
e non sto qui a raccontarlo a voi

poi t'incasini i capelli con una mossa
e mi vieni accanto
butti via gli ormeggi
hai gli occhi tutti impestati d'acqua salata
e io le sento le campane,
i violini
e l'intera banda celest'azzurra che salta fuori a suonare
in casi come questo

ho la lingua lunga
oggi
e mi fa compagnia
il dolce tintinnare dei cubetti
di ghiaccio nel bicchiere
e cerco una canzone rassicurante
cerco un pomeriggio da passare
dedicandoti una canzone dopo l'altra
per spiegarti tutto il mio amore
o una qualche minchiata del genere
e allora vado giù pesante con jovanotti
paolo conte
gianmaria testa
janis joplin
velvet underground
silvestri e vasco rossi
tricarico e moltheni
i misturafina e i la crus
patti pravo e maurizio vandelli
(maurizio vandelli?)
e sei uno splendore dietro la tenda rossa
con il mio cappello in testa
(il mio)
poi radiohead a palla
skunk anansie
pearl jam
tom waits come se piovesse
e capossela
per finire in bellezza
con qualche pezzo arroccato sulla voce roca
di un pazzo tipo uno come me,
io ancora poco roco
perché fumo poco
ma magari
rimedierò

buona buona
ferma ferma
che son qui che sto per creare
alla mia maniera
mezzo bevuto
e mezzo no
con te dietro le spalle
come una spada di damocle
come un'estetista che mi spreme i punti neri
      della schiena
e son come un sommo glenn gould
batto sulla tastiera manco foss'un pianoforte
 Bösendorfer
e penso alla tua sbadataggine
e alzo il volume della musica
quella che tu riconosci poi mai
         jamiroquai
e penso che t'avevo promesso una poesia
(d'amore, certo)
una di quelle dozzinali
buona da recapitare con un sms
   i tuoi occhi son come stelle
   le rose crepano d'invidia quando passi
   l'oceano tutto non ce la fa a contener l'amor che ho
                                                                       per te
cose così
ma non ce la faccio
è che stanotte son svenuto ancora
e oggi il mondo mi si para innanzi sfocato
ma tu sei qui dietro
il mondo è sempre il posto migliore che c'è
(qui dietro)

arsenio bravuomo 2002quel che farei per te
non è poi tanto

ridipingerei a mano
le pareti del mondo
(o almeno col rullo)
ridisporrei le stelle in cielo
a formare una frase che scegli tu
 da un mazzo di quelle belle
   di bukowski
spargerei petali di rose bianche e turchesi
sulla strada dove cammini
tipo per dire che sei una regina
una faraona
(non il gallinaceo)
ti coprirei d'oro e d'argento
come dice gino paoli in una cover di una canzone francese
sottoporrei il tuo caso all'onu
interrogherei i parlamentari
(distribuendo votacci, certo)
instaurerei il terrore e la dittatura
per dimostrarti che le tengo
                              inutilmente giù sotto
riesumerei vocaboli passati di moda
aggancerei fili di perle microscopiche
a tutti i tuoi reggiseni
ti accorcerei le gonne
ti comprerei camionate di scarpe
 col tacco
e scriverei solo più di te

vedi che quel che farei per te
    non è poi tanto
(ché vedi
    son tutte robe immaginarie)

poesia d'ammore

se amo i tuoi capelli
è che li voglio come i tuoi
fluenti splendenti e magici

se amo come parli
se amo quel che dici
è che non ho mai parole come le tue
tipo come mischiare gazosa e spumante

se bevo acqua
è che ti amo
e se son bevuto
io ti amo uguale
e forse più

e anche se mi spengon i termosifoni
io non ho freddo
perché ti amo

se sposto i mobili
come dici tu
se abbasso il ripiano dell'olio
perché sennò non ci arrivi
è perché ti amo

se confondo il tuo moleskine con il mio
sarà perché ti amo, no!

se ti amo
è che ho trovato la ics
che indica il mio posto
in questo coso di mondo

ti amo

non faccio altro che
        mancàrti
                  accànto

per favore
prendimi su
per piacere
(tuo)
prendimi di lato
scavalcami e toccami
aggiungimi ai tuoi piccoli portatori di pensieri
cercami
cerca i miei piccoli portatori di portatori
e vivi ricorsiva
e funesta
come fossi fatta di famiglie
(all'incirca)
e superstizioni
                           e cadaveri di apostoli
     e figli da sfamare

per favore
(mio)
scrivi ai tuoi cari
mettici un regalo affianco
appiccicaci il testo integrale di quella canzone là
che sappiamo solo noi

diventerò sordo
cirrotico
e suonatore di sassofono
ma non scimunito
(scimunito no)

innamòrati di me
in perizoma
(ma più delle parole)
(perizòma)
e di sempre grazie a sanguineti
o qualche stràcciafòglio di quella risma lì

poi mi vien su la mancanza
la speranza
di rivederla
di ridere insieme
ancora un poco
con una certa atmosfera
in sottofondo
tipo baule, mezzo pieno
mezzo vuoto
e mezzo abitato
e mezzo no
mezzo perduto mezzo trovato
un baule di mary poppins, eta beta e filo sganga
mess'insieme
da trascinarsi appresso
fino al quotidiano amplesso
di formiche mosche e carboidrati

andrei a dormire
giusto per dimenticarla un po'
giusto per starmene in disparte un po'
giusto per
delirare un po'
meno

ma devo darmi da fare
darmi all'amore a ostacoli
l'amore ostacolato
da parenti genitori amici fidanzate ufficiali
l'amore che dei limiti si fa un baffo
l'amore dei films
con la a maiuscola e la esse finale (films)
l'amore per la pizza
per il sesso
per il succo di frutta corretto vodka
per lo scherzo
per il volta gabbana

darmi da fare
devo
e soprattutto
leggere meno stronzate (ne va dell'umore)

ed è il mio stomaco il campo di battaglia
e i miei occhi son binocoli
puntati
su un fronte di freddo gelato
solitudine benedetta
punti a capo e silenzi inutili
inutili rumori
parole dette
e vacanze mentali
prigioni
tom waits che canta la sua canzone nuova
un maledetto suono di sassofono
che mi attenua il brucior di stomaco
e penso che ho sempre solo bisogno di una piccola scusa
per starmene un po' male
per starmene per i fatti miei

(pensare che son sempre qui
tiro avanti
mando lettere a chi non mi risponde
ricevo comunicazioni di servizio
e guardo gli amori andare via)

donne!
masturbatevi con un libro:
stringete o strizzate
una tetta fra le pagine
con un'edizione di lusso
(copertina rigida)
oppure
procuratevi un tascabile
morbida brossura
e fatelo frusciare a debita velocità
e adeguata distanza
dal clitoride
(o qualsivoglia altra zona vostra sensibile)

come sei bella
muliera della mia vita
roba che a te ci avevo pensato mai
ma sei tutto quello che volevo magari venisse fuori da una femmina
e mi manchi anche dopo pochi secondi
di lettura
di potok
anche dopo poche battute dei coldplay
prima maniera
tipo yellow
e perché adesso te ne vai
se son qui a scriver di te
vuoi che ammiri il retro tuo
quel che c'è dalla schiena in giù (e in su)
quel che c'è sul finire dei capelli
tuoi
sciolti
ma è che sto ascoltando luigi tenco
e il romanticismo mi confonde
mica quello letterario
quello delle canzoni
le poesie del nostro nuovo secolo
le bellezze ambulanti
tipo certe telefonate che piacciono a me
che sarebbero da registrare
perlomeno su nastro magnetico
ché la memoria mi cilecca a manetta
ed è in questi frangenti
         che vorrei esser meno ubriacone

quanto tempo passato a rendersi conto del niente
che ci divide
del poco polveroso
e stanco
che ci sta 'n mezzo
a noi
e mi vien da dire
allora
ma fa' quel passo e mezzo
fa' che vieni a trovarmi
spesso
fa' che togli la polvere
dai miei scaffali d'occhi pesti e ubriaconi
    spesso
fa' che sei tu
nei miei occhi bui
buoi
(mucca boia)
la mattina sveglia di telefono bastardo
la sera morta di lavoro cagone
la notte sognata di dormite vaghe

era la donna con la bellezza mostrata no
mangiava fave
masticava confidenze
era concentrata sulle sue poche speranze incompiute
e studiava il vissuto di nostro signore
studiava un modo per fare l'amore come dio
era la donna che m'amava
era la donna con quel tal reggiseno che trasbordava
che mi parlava nonostante tutti
che da bere mi versava
nonostante i rutti
e le scoregge ch'emanavo
e il mondo ruotava meglio
oliato dall'intenzioni de' suoi occhi
minuscoli e lisci e frammentati
in milioni di mosaici e cuori
offerti
donati
e conquistati dai miei rancori
illetterati e tristi
immacolati e misti
di sputazzi e riassunti
del cuore matematico e diagonale
di un miracolo dell'ortogonale
          natale
inutile e santo
sacro e lottomatico
per tutti noi figli del denaro
  automatico

era la donna con la bellezza
del tempo tracotante e perfido
e perfino il signore dei nostri difetti
le avrebbe dato una carezza
su quel grugno imbastardito e solo,
immaginato dalle dita di uno scrittore come me
(fastidioso e mariuolo)

ho visto una nuca
che m'era familiare
come se già nell'utero sapessi di connettere
e vedere
e guardare
       attentamente certi capelli lisci di donna
certe schiene coperte bionde o more
e mi son innamorato
e lo so che è una parola crassa
ma ho la gioia in esplosione
ho l'amore in espansione
ho che mi sbaglio a scriver le parole
anche quelle semplici anche quelle che poi le ho prese da una qualche canzone
amata
come te
o meno
mica di più
(sennò son botte)
io che mi situo a metà tra contenuto e linguaggio
io di basso lignaggio
proletario anche con le parole
ma le tue dita
aristocratiche e umili
sottili fragili lunghe e utili e scaltre e
                                                    sei tu
son le dita tue
che d'innamorarmi (transitivo)
       la smetteranno più

fatto cacca oggi
pomeriggio
e 'l suo odore era tipo come cacca di cane
(pessimo, volgare e irriconoscibile)
e mi son chiesto cos'ho mangiato
    mai

ma mi piace cambiar discorso
e penso alla famiglia
penso che dovremmo raccontarlo ai nostri figli
come ci amavamo
il modo
in cui ci s'amava
quel che facevamo per amarci
quel che si faceva per l'amore
quando ti dicevo son goloso di te
dovremmo raccontare
di quella dolce sofferenza
quella lenta macerazione
quel piccolo piccolo pianto
ch'è salutarsi

così poi penso che son un pigiaminide
un' che dorme sempre
anche quando sembra no
(ma voi non è che siete da meno)
so I start the revolution from my bed
così vi direi d'ascoltare un poco di più battiato
franco
e pinocchio
e gambadilegno
e cercatevi una pila di ricordi
per illuminarvi la memoria
cercate d'esser franchi
cercate la soglia e poi imboccatela
tanto siam tutti pover'immersi nell'irrealtà
che è la stessa cosa della realtà
(meno ir davanti)

(ma cosa ce ne facciamo della realtà?
possiam manco rivenderla al mercato nero)

datemi gioventù
risa
vino
   (e lei)
e vi seppellirò di mondo

sarebbe tipo una notte come un'altra
meno che
son stato in giro
stanotte
con una donna come qualche anno fa
a riempirci gli occhi di parole
toccarci le braccia con i gomiti
mangiare gelati seduti sulle scale
sentire storie di cugini, nonni e imparentati vari
   tassisti di notte
  proverbi improvvisati lì per lì
aspettare

ma adesso è troppo tardi
son tornato a casetta mia
e datemi una batteria
datemela
una batteria
da picchiarci su
rullanti e charleston
e casse
e pedali
datemi anche solo qualcosa da picchiare
a tempo di musica
datemi un motivo
per tenere il tempo
datemi un basso allora
ché voglio consumarle
le dita
per avvolgerle di nastro
                                      cerottato

m'adesso è così tardi
e questo voglio dirvi
che son piuttosto provato
per raccontarvi oltre
meno che
per tutto il tempo
ho pensato altro no
che di chiederle
   me lo fai un gesto senza filtri?

e penso a tutto quel che pensavo di no
penso che ci si va in treno
   nel mondo dei maghi
     a quanto appare da un film tratto da un libro
           che racconta del mondo dei maghi
   (e pensavo di no)
penso che non ci credo a quegli amici
che ritornano
quelli che lo so
che poi non ci credo
ma ci son di quegli amici
che spariscono e poi
ricompariscono
ed è così che vanno avanti
a comparire e scomparire
sapete quegli amici che son capaci
di tramutare l'acqua in birra
il fumo in didascalie di pose
quegli amici che collezionano boccette
di liquido vaginale
quelli che ci passeresti tutto il tempo lì
ad ascoltar musica
tentando pensieri positivi
e aperitivi avventurosi

(ora, ch'è ancora più tardi,
vado ad addormentarmi
con capossela che canta
  all'una e trentacinque circa
con pezzetti di parole come caccole
   negli angoli      degli occhi
e altre premure sopite
che ho avuto no il coraggio       di tirar fuori
ma chiedo perdono
così n'n ci penso più)

e sarebbe tipo una notte com'un'altra
(pensavo no)ss

tutto questo mioessèr fuori moda

se fossi di colore
sarei di un colore sbagliato
avrei comunque le scarpe color ruggine
e il vento sbadato della sera
mi raggiungerebbe
improvviso e senza tema

che bello quest'esercitar la letteratura
questo mettersi a scrivere
salvarsi dai giorni tutti uguali
metter al sicuro la coscienza
da baratto frode e paura

che bello averti accanto
e mancarti ogni tanto
tirandoti palline
di pane e di cuore
d'agosto
muliera mia non ti conosco

muliera mia
facciamo una sit-com
dove ce ne stiamo la sera sopra a un divano
mangiamo sbracati
camera fissa che ci fissa dalla cima del televisore
e molte voci fuori campo
ricorda, camera fissa,
e entriamo e usciamo dal campo
e diciamo le nostre cose
te sei come al solito un poco stordita
io cerco sempre la perfezione di un cocktail nuovo
di mia invenzione
e non facciamo altro che commentare
il film che passa in quel momento in tivvù
commentiamo e ci facciamo i cazzi nostri
e ci filmiamo e facciamo i soldi grossi
quelli unti di miseria e incomprensione
ma quel che mi va a me di meglio
é di far ridere le persone
che ci guardano e vedono sfocato
e pèrdono il perdòno d'aver dimenticato

tutto questo mioessér fuori moda
è poi
semplice

c'è qualcosa di sbilenco nel mio scriver
questa rissa di dolori
che manco so riconoscere
che so manco calpestare
son lì che fann'a pugni
in quel bar di second'ordine ch'é il mio cuore
tipo quei giorni che ci avevo le parole fin attaccate alle bretelle
tipo in quei giorni che avevo negli occhi solo bionda azzurrità
e seni grandi come se dio
piovesse

(stammi a un tiro di schioppo
giusto per poter schioccarti un bacio
alla bisogna

stamm'appresso quando mangio bevo sto male vomito
  mi baccaglio una
stammi addosso e mostrami un seno
pudica che non sei altro

compiremo cinquant'anni un anno di questi
e guardandoci negli occhi ci diremo
silenziosi
è il modo in cui siamo fatti
è come vanno le cose
è come avere il naso grosso a patata
è com'essersi persi di vista per poco tempo
avere i piedi scalzi sull'erba verde
sopportare gli insetti
sapere solo più tre parole
e non poterle nemmeno pronunciare)

te
che t'ho vista mai
        indifesa
  sei sempre caduta nel sonno
dopo di me
te sei quella che m'ha preso gli occhi
le mani
e i maglioni
ma dopo un poco
(mica tanto, poco)
hai pensato bene di
ridarmelli indietro
tutti

(te)
adesso ci vedrò pure di nuovo
e con le mani posso tirare le maniglie
ma se apro l'armadio
mi ritrovo ancora il tuo profumo
che mette fuori la testolina e mi dice
sospettoso e veloce
                      "che vuoi?!?"
così mi tocca di chiuderlo
e schiatto di freddo

(te)

quando ti restano solo
patate e parolacce
da mangiare e dire
e la bile t'esce dal culo
diretta come una saetta
acida
allora pensi che la vita fa schifo
il mondo è marcito tutto, propio
e la buona musica e i buoni libri
e quel buono che leggi in giro per questi spazi elettroetnici
(dai nomi orrendi)
(ma vabbe')
non ti accendono dentro manco una lucetta da frigorifero
allora pensi che questa vita fa schifo
irrimediabilmente
che il mondo è marcito del tutto

quando ti restano solo patate e parolacce
e fa freddo
allora magari vai sciabattando fin nello sgabuzzino
grattandoti via placche di forfora dalle orecchie
invocando certi signori, con tutta la loro famiglia e seguito,
viaggi burbero e sobrio come pochi
allora magari
il miracolo si compie
l'invocazione ha un seguito
e una polverosa bottiglia di limoncello
(alleluia! alleluia!)
occultata diabolicamente
   dall'ultima donna passata di qua
appare
a restituirmi la speranza in un mondo migliore

tram

cazzo
tutte le sante mattine
la solita vecchia storia
prendi il tram sbagliato
arsenio

per non star in ritardo avresti dovuto prendere il fottuto tram che t'è sfilato via da sotto il naso
    nasone
       moccoloso
             e i baffi umidi di freddo

poi sali sul tram prossimo
e lei c'è
(lei c'é)
e stai più calmo

è seduta in fondo col suo libro
e un cappello nuovo
e stai più calmo

passano le fermate e te la guardi di soppiatto
e pensi che lei appoggerebbe la guancia sulla tua mano
come fa la bellucci in certi film recenti
e lo sai che certe cose le patisci
ma ti chiedi lo stesso
come farai
con tutto che lei ha quella palandrana lunga addosso
come farai
ti chiedi
quando poi scende
a guardarle il culo

eppoi la rivedi
dopo tanto
piena di capelli fatti apposta per l'occasione
    sposalizia
e nell'accorgerti che un cucchiaio
riflette al diritto o al rovescio
a seconda che lo guardi da un lato
   o dall'altro,
ti vien da pensare
anzi da rifletterti
 negli occhi suoi
da qualunque lato
concavo convesso
e nel su' odore
ti rifletti
ch'è ssempre quello
e nel suo viso che amavi tanto
guardarla
senza tempo appresso
e rivedi quella sua grandezza di sempre
composta e curvata
ch'amavi tanto
quando guardarla era impilare forze
scongiurare uragani
attraversare oceani
di latte perfetto scaldato il giusto
e caffé
diviso in due

poi la rivedi
e 'n ti riesce manco di scriver due righe decenti
fra questi con videocamere
fotocamere
macchine filmografiche
tutti immortalati
tutti belli immortadellati
allo sposalizio
e non ti puoi manco scaccolare
che t'immortalano

non riuscire nemmeno a parlarci
ballare insieme
non riuscire a fermare le ginocchia
dal tremare
non sapere cosa dire
come fare
averne a basta di tutti quanti
volerla rapire
cercare un sorriso scambiato per canto
scambiato per quanto di poco è rimasto
fra noi

meno male che c'è il vino
pensi
meno male che quando serve hai la macchina immortalatrice nella testa
quando serve
e un grissino
d'arrotolarci i ricordi
'muffiti e sordi
e quelli freschi d'uno rimast'incantato
ancora
di lei

l'azzura biondità mangia vorace
tenera e tenace
praticamente si strafòga
e dondola la testa
a ritmo con la canzone ch'affoga
nella grossa televisione
messa su mtv
e trangugia birra
biond'azzurra
e rutta
ma solo di nascosto
è bulimica
ma solo per dispetto
è magrissima
ma solo di strafòro
mente e smentisce
mentre pigra s'esibisce
va sempre a sciare
è felice
tutti i weekend
ha un andi da madaminchia
(madamina piuttosto giovane)
e stronza,
m'è circondata da personaggi
che non bucano lo schermo
(e lo scherno)
poi mi ruba un poco di negroni
quello mio
che mi son portato da casa,
e l'ammetto
mi sta parecchio su' coglioni
(non per il negroni)
ma me la scoperei
(ma me la mangerei)

voglio 'saggiare l'umidità
del tuo sottobosco
l'umore tuo
 nostalgico
e di pietra
    pomice
e pomiciare
con te sotto un vischio
farti un fischio
mentre ti lecco
 (che numero da circo)
che spreco di fiato
che biondo pelo
       che cibo sensato

voglio sfiorare il pacchetto
il rigonfio di foglie secche
'rrotolate tipo sigari
d'autunno
delle piccole labbra
 tue
sott'alla mutanda stretta
e a vita bassa
ma non mediocre
(mediocre no)
e col pennarellone farci sopra una crocetta
e tirarti via dall'imbarazzo
  della figa barbuta
(a colpi di lametta
                     'nsaponata)