10 Ottobre 2008
caro epsilon,
il tuo nùnepa si è scassato una caviglia. eh.
non è che poi te mi nasci con le caviglie deboli, come me, o con le caviglie grosse, come nùnema? (no, è uno scherz’, la nùnema non ha le caviglie grosse, eh eh). (certe volte mi sa che certe cose le scrivo solo perché poi le legge la tua nùnema).
comunque la mia caviglia sinistra è a pezzi in questo momento e secondo il dottore ortopedico, chirurgo, giovane, biondo e bello effettivamente, non il mio tipo in verità, ma oggettivamente, ne avrò per 25 giorni. prognosi, si dice prognosi. impara le parole difficili, epsilon, che poi non esistono le parole difficili, esistono tre tipi di parole: le parole da tutti i giorni, le parole nomenclatura e le parole per nascondere.
poi un giorno che non ho questo male cane alla caviglia che mi permette no di pensare per disteso ti spiego la classificazione delle parole. per adesso, vedi di nascere con le caviglie buone, almeno tu.
8 Ottobre 2008
ti penso caro epsilon, cosa ti credi, anche se ier t’ho scritto no. t’ho pensato e anche adesso ti penso, anche se sei dentro la nùnema e non so che faccia hai, che ti vedo che sei perplesso, lo so che faccia fai, come? ieri non m’ha scritto quello là? lo so, t’immagino la faccia che fai, come ti permetti di chiamarmi quello là?, che non ti ho scritto ma ti volevo di scriverti. basta il pensiero, basta il pensiero? io dico che sì, che basta.
adesso, per dire, se no’ basta, faccio che ti penso doppio.
6 Ottobre 2008
caro epsilon,
tu devi arrivar e noi si cerca una casetta più grande e divertente, perché tu arrivi e noi dove ti mettiamo? nello sgabuzzino? non ce l’abbiamo. nel bagno? è stretto e piccolo, non ci entreresti nemmeno, quasi. in cucina? dovremmo levare il lavandino… insomma, c’è bisogno di una casa nuova, più grande, magari trasparente, magari con la stanza dei giochi, tutta fatta di marzapane, con gli scivoli e una pista di gokart e un campetto da basket… eh, che dici, epsilon? però mi devi aiutare tu, ché per averla così devo lottare strenuamente, sia con gli agenti immobiliari, sia con la tua nùnema, perché tra l’altro dice che la pista di gokart e il campetto da basket li voglio solo per me e uso la scusa che arrivi tu, ma il vero bambino sono io. tu poi quando nasci glielo spieghi tu allora, ok?
6 Ottobre 2008
caro epsilon,
ti volevo dire grazie. ti.
te lo dico a te perché così comincio bene. ho imparato, ma solo di recente, a dire grazie. a dire grazie tutte le volte che ci vuole. e soprattutto ho imparato, di recente, che ci vuole tutte le volte, di dire grazie.
te lo dico, così tu magari poi, quando saprai dire grazie, potrai anche dire grazie a nùnema, e potrai dirglielo anche per me, per tutte le volte che io ho saltato di dire grazie a lei.
per il tè la mattina, per le volte che lava lei i piatti, per le volte che passa l’aspirapolvere, per le volte che mi viene a raccattare con la macchina, per le volte che si è schierata dalla parte mia, per le volte che mi guarda in quel modo là, per le volte che chiude gli occhi e io la guardo e lei sorride e noi ridiamo. rideremo molto, epsilon.
e poi non è che voglio fare una lista di menate quotidiane, ma volevo solo che sapessi che le menate quotidiane fanno la tua vita. sono la tua vita. e dire grazie è la cosa più bella che puoi fare nella tua vita.
(inauguro una rubrichetta nuova, nòmata “caro epsilon”. per chi sa un po’ di matematica, sa che epsilon è la lettera greca usata di solito per indicare quantità piccole a piacere. era così infatti che il grande ed eccentrico matematico paul erdos indicava i bambini. siccome noi qui s’ha un bimbo in arrivo e non si sa come sarà dal punto di vista della fortuna sessuale, per ora, noi ci piace di appellarlo così)
letterina prima
5 Ottobre 2008
caro epsilon,
oggi c’è un sole molto molto bello e la casetta coppino è tutta inondata di luce buona e soffice. la tua nùnema ha la pancia già di 16 settimanine. si vede, la pancia. abbiamo comperato una poltrona poang per stare comodi a darti da mangiare, via tetta o via tettarella. io, che sono il papòne, mi comprerò le tette finte giapponesi per darti il latte e sembrare la mamma, anche se la nùnema non è d’accordo, eh eh. Continue Reading »