an arsenio bravuomo production 2002 - corretta infine il 17.09.2002

daccapo oppure parlami

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oggi il vento spettinava case e persone, cose e un barbone che questuava un po' pazzoide offrendo in cambio mozziconi di sigarette, giù in corso palestro, vicino a via garibaldi, e io che pedalavo metaforicamente sul mio scooter giallo limone.

così, non mi resta che cantare...

e cantare la mancanza,
il senso di mancanza,
nel senso che mi manchi
e dei libri che mi hai prestato
che devo farne?

ora canto la mancanza,
quel sospiro che ti si stringe in petto,
le formiche nelle mani e nel cervelletto.
la mancanza è una pagina strappata dal quaderno,
ma non tutta,
ne resta un pezzetto attaccato alla rilegatura
e quel segno è la mancanza.
è il calore delle coperte accanto
che quando raffredderanno ti farà male il cuore.

la mancanza è un dolore dolce,
una malinconia particolare,
la consapevolezza che i sentimenti hanno una casa,
senza tetto e senza porte
e per cosa?

è l'insieme di tutti quei capelli,
rimasti impigliati tra le lenzuola.
è questa la mancanza,
questo liquido brumoso pastoso limaccioso,
in cui far scorrere le dita alla ricerca di una nebbia immacolata.

la mancanza è la nostalgia elevata all'ennesima potenza,
la radice quadrata dell'attesa,
il logaritmo della sospensione,
il coseno dell'annuncio.

la mancanza
è la sequenza
di gesti minuti e sempre uguali,
messi in atto per coprire un'ingiustizia
o una penuria di comprensione.

la mancanza sono gli occhi,
sono gli occhi la mancanza,
quel tanto d'occhi che non mi riesce di guardare,
di cui non so più neanche il colore,
o la forma o il sapore.

la mancanza è sbattere la testa contro lo stipite della porta.
la mancanza è il mare che mi scorre dentro,
è il fiume di parole,
il lago di follia.

la mancanza non è il ricordo.

la mancanza non è un'assenza,
una presenza indebolita,
una storia ribollita,
un momento d'equilibrio nel nostro debole pulsare,
non è correre sotto la pioggia
(è correre nella pioggia).

la prima volta che ho sentito la mancanza era sul finire dell'estate,
sullo scomparir del sole.
è stato bello, tutto quel mondo d'ovatta,
piume di sensazioni.
ho scritto pagine e pagine.
e pagine, quando bastava un
URLO
per ritrovar me stesso.

la mancanza è la voglia di farsi male,
è qualcosa di puerile.
è tutto questo gettarsi nella spazzatura,
cassonetti che non siamo altro.
la mancanza è come un velo che si posa
invisibile sulle cose.

la mancanza è fare una scelta perversa e cattiva,
una scelta irresponsabile lacrimevole o involontaria.
la mancanza è pentirsene.
è avere tutto questo subbuglio dentro,
quest'attività remota,
un buco nella sabbia dove seppellirci la guerra.

la mancanca è l'origine dei miei gesti,
la causa prima.
se scrivo una poesia
è la mancanza che mi muove.
se canto una canzone
è la mancanza che non muore.
se è una storia che sto raccontando
è perché ne sento la fottuta mancanza.
se nel pensier mi fingo, è sempre lei,
è la mancanza.

mi manca
la mancanza.
mi manchi tu.
(ania dove sei?)

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