quando insemini (ovvero questo mondo binario)

cara epsilon, cara ada,
poi magari ‘ te ti sembrerà un caso che i computer parlino il linguaggio binario, uno e zero, cumuli di bit scambiati di tra porte usb e firewire, wi-fi e vga, ma se ci pensi il mondo intiero è binario.
prendi il mondo intiero: è binario, giorno, notte. gira, binario. prendi il treno: binario. du’ binari, lunghi lunghi. prendi l’interruttore: è binario, luce, buio. prendi il pane: è binario, pagnotta, affettato. prendi il tè: è binario, caldo, freddo. dolce, amaro. prendi il tram: no, questa è una stronzata.
ma soprattutto, prendi il sesso fra uomini, inteso come specie, c’è l’ovulo e c’è il semino spermatozòtico (è nato prima l’ovulo o lo spermatozotico? pausa… era per domandare). se uno incontra l’altro (che, pensandoci, ovulo è maschile, no’ dovrebbe esser femminile? va ben’), se uno incontra l’altro succede che poi si forma un essere fetale e quelli all’esterno dell’essere fetale si interrogano sul suo sesso finale, via ecografia, soprattutto adesso via ecografia, e quando aspetti un cosino così, che t’interroghi sarà maschio, sarà femmina, tu hai preferenze? io? sia mai, ogni scarrafone, insomma ti aspetti un maschio, ti aspetti una femmina, anche qui, la scelta è binaria.
ed è una legge.

per me, è un peccato.

nel senso, poi lo scopri, via ecografia, son tutti lì a dirti non vedi che si vede? cosa? ma come non vedi? è inequivocabile, è così! e tu, via ecografia, non ci capisci un cazzo, vedi le macchie di rorshack, epsilonina, ad un certo punto credi di essere dallo psichiatra che ti fa il test della personalità e tu da quel momento cominci a esser sospettoso, ad annuire a ogni piè sospinto, a rispondere a monosillabi, perché sei lì che vedi le macchie e non ci capisci un cazzo, epsilonina, a meno che non farai l’ecografista o il medico più o meno, non ci capirai un cazzo (non ti scandalizzare se uso la parola cazzo, è che a volte per rendere l’idea, bon)
insomma è un peccato. quando scopri se è uno o l’altra, nel senso, ci rimani male, nel senso, ti sembra poco la scelta binaria. ti sembra che quando vai d’ecografia hai tutta un’emozione come tipo il superenalotto, come di vincere al superenalotto, ma lì hai una probabilità su 622.614.630, qui hai una probabilità su due.
e quando poi scopri il sesso, poi dopo, quando ti dicono è così, è cosà, si vede lontano un miglio, come non lo vedi? che ti vien da chiedere ma lei oltre ginecologa è mica anche psichiatra? quando ti dicon così, è cosà, quasi ti dispiace, ma non perché è uno o l’altro, no, solo perché la scelta fra due sessi è poca. due sessi son pochi
cioè, voglio dire, se fossero cinque sarebbe molto più intrigante. avessimo ovuli e spermatozotici a due bit, avremmo scelta fra quattro sessi. ovuli a tre bit? otto sessi. spèrmatocosi a 4 bit? sedici sessi.
forse tutto questo discorso è una stronzata (non ti scandalizzare, epsilonina, anche in questo caso, a volte, ci son no sinonimi).

infatti, stronzata, poi ci pensi meglio e ti ricordi cosa diceva maximilien roccam de pasteur: “noi lo sappiamo poco, ma nella vita le scelte sono sempre di tipo ternario. ci agitiamo nella vita tutto il sacro tempo credendo d’esser sempre davanti a scelte binarie, a sentieri che si biforcano, e così viviamo nella convinzione di non aver quasi mai scelta, o di averne poca. ma la vita potrebbe anche esser quaternaria o settenaria, i sentieri che si biforcano potrebbero essere enormi rotonde con otto, nove svincoli, e noi continueremmo a credere di non aver scelta. quindi, arriva o no, questo negroni?”

certo che questa letterina, cara epsilon, è proprio una stronzata del cazzo.

Pubblicato da

arsenio

m'han nomato bravuomo un giorno e da quel giorno io me lo tengo, quel nome. arsenio mi son nomato da solo. eccetera.

7 commenti su “quando insemini (ovvero questo mondo binario)”

  1. C’hai proprio ragione.
    Se ci pensi bene, anche la vita è binaria: vivi o morti.
    Un mio professore lo diceva sempre, celando in questa piccola perla di saggezza molto più di quanto sciocche menti come le nostre potessero capire.

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