da quando l’ho smessa col negroni
(ché lo smessa, col negroni, così da un giorno all’altro,
gliel’ho detto, ma niente di che, niente scenate, siam rimasti amici, col negroni,
un giorno chissà,
ho anche fatto un gesto simbolico
ho portato a un festone magico
le tre mie bottiglie di turno, coi rimasugli di gin, campari, martini rosso,
e le ho lasciate lì, come gesto
simbolico)
va ben’.
da quando l’ho smessa col negroni,
ché m’han detto, uno bravo m’ha detto,
bravuomo, te stai invecchiando, te mi devi cambiar superalcolico,
allora io ho preso a voler bere
il whiski.
solo che
non so come chiedere,
il whiski.
so mai come chiederlo
è che vado al bancone
tutto risoluto
tipo come quando ho preso una risoluzione
tipo come fossi
l’ONU
anzi meglio
come fossi il consiglio di sicurezza dell’ONU
anzi meglio
come fossi gli USA al consiglio di sicurezza dell’ONU,
si fa come che dico io e non vi provate di rompere i coglioni
insomma,
risoluto,
mi dico
bravuomo vai,
vai, che sei risoluto,
risolvi la tua sete col whiski
e m’incammino verso il bancone con passo calmo, in linea retta,
però
è che son nervoso
non so se s’è capito che son nervoso
io
a chieder il whiski al bancone
e mi vien ancora di più il nervoso
perché mi credo che poi
‘ chieder il whiski ci voglia consapevolezza e padronanza
ché so manco bene come si scrive bene
whiskey, whisky
io lo scrivo come mi viene,
ma si può no chiederlo come ti viene
il whiski
si può no andar al bancone a improvvisare
a decider la richiesta lì per lì
perché io mi credo che ‘ chieder il whiski ci voglia tutta una dote speciale
una sicurezza anche
una qual certa sicumera
un’esperienza, un fare esperto,
un atteggiamento ammiccante e vaccaro,
ché non basta che vai lì e dici
barista, un whiski
perché a me il barista, sempre, sempre poi mi fa
che tipo?
come, che tipo?
ecco che ci vuol l’esperienza
ché per me quando il barista mi chiede che tipo,
io ce l’ho un’esperienza
l’esperienza del vuoto nella mente,
sì, tutto molto zen,
tanto che contemporaneamente so anche il suono di una mano sola
e come manutenere una motocicletta
però il vuoto
però faccio il furbone
dico
un giovannino camminatore,
il barista non ride
e io spiego, subito subito,
un johnny walker,
ch’è il solo nome che mi vien in mente in mezzo al vuoto
e il barista sempre, non ce l’ha mai
porco cazzo, il barista non ce l’ha mai, il johnny walker,
e mi propone 4roses, ballantines, jack daniels, j&b…
e allora io dico, va ben’, allora qualcosa tipo il johnny walker, chessò, il jack daniels?
e lui, no no, il jack daniels è proprio il più diverso
ah già sì, volevo dire quello blended…
ma quello è blended, mi fa il barista
ecco appunto
come volevasi
chè son nervoso, sudo,
ma checcazzo, mica devo esser michele per ordinar un whiski
che io son qua solo per risolver la sete
checcazzo di whiski beveva poi michele?
no’ mi ricordo
e allora mi metto a far la conta
il povero bravuomo
che sbava i fazzoletti
e i tovagliolini
nei bar derelitti
della città
fa un salto
ne fa un altro
non fa la giravolta
non la fa un’altra volta
(ancora vomita)
e dai barista
guarda in su
guarda in giù
dammi-il-whiski-che-vuoi-tu

wischi – è difficile da scrivere.
te sei proprio no, uomo da whisky.
perché sei ancora troppo ragazzo.
tu mi lusinghi, lusinghiera
bravuò
io, guarda, ho risolto col pastis
è facile
al limite ti chiede: con l’acqua a parte?
e tu sì, devi rispondere
che così scegli tu quanta metterne
e poi il pastis
fa un po’ poeta maledetto parigino
torna al negroni!