s’era in questo posto ieri sera

[questo è un racconto. è quel che è, ma è un racconto e mi serve per dire una cosa. la cosa che voglio dire è che con i libri di carta non si può fare questo cosa di linkare le cose che citi. lo so, acqua calda eccetera. però, quello che voglio dire è che questo vuole essere un racconto letterario, nel senso buono del termine. questo non è un post su un blog, ok? è un racconto. quel che è, ma letterario. non so se. in più però è un racconto letterario arricchito dai link a video, altri testi e siti personali delle persone che vengono citate. lo so, sai la novità. è solo però che io una cosa così non l’avevo ancora fatta. non so se mi spiego. va ben’.
DISCLAIMER: ovviamente tutto quello che si racconta qui è frutto della mia povera immaginazione e se qualcuno ravvisa o riconosce fatti realmente accaduti si sta sbagliando di grosso. segnalazioni di refusi, e tempi e modi dei verbi accaso sono ben accette.]

s’era in questo posto ieri sera, il bar rossini, in via rossini, facile da ricordare, rossini in via rossini, facile, cioè, in verità angolo via rossini, ma son mica qui a fare un trattato di geografia urbana, quindi s’era io e guido catalano, si beveva la birra media, chiara io, rossa catalano, era forse la seconda o la terza, come faccio a ricordarmene?, s’era in questo posto a una certa birra media, e gnocchi burro e salvia, che all’ora dell’aperitivo al rossini di angolo via rossini ti danno un piattino con gli gnocchi burro e salvia, caldi, buoni, a volte anche al sugo di noci, ancora più buoni, ma son mica qui a fare la recensione dell’aperitivo del caffè rossini, se mi lasci parlare, insomma s’era lì tutti intenti a parlare della televisione che è morta, quando ci siam rimasti secchi, ma secchi propio, ci siam rimasti talmente secchi che subito abbiam ordinato un altro giro. è che è comparsa una ragazza di una bellezza tale, ma di una bellezza tale, che praticamente eravamo diventati di nuovo dei ragazzi degli anni ottanta ed eravamo a pittsburgh e lei era jennifer beals che saldava le travi e poi la sera ballava spogliandosi con secchiate d’acqua addosso tirando la catena.
adesso, poi mi dici cosa ti stai ad inventare bravuomo, a dir tutta la verità, propio, questa ragazza era un poco più bassa di jennifer beals, e anche noi due, con indosso il monclèr e i camperos catalano e la giacca spallona e i capelli rasati di lato io, non è che facevamo questa gran figura, ma insomma, propio, noi s’era come lì, ier sera, in questo posto, agghindati anni ottanta con jennifer beals più bassa davanti agli occhi, e c’eravamo rimasti belli secchi, per lo più.
catalano, lui che è uno che, per quanto riguarda i desideri sessuali verso le belle ragazze che gli passan davanti agli occhi ha raggiunto una specie di stato di nirvana, di distacco, che manco il dalai lama, ho pensato ecco adesso come al solito prende su e trova da ridire. e invece a questo giro ha ruttato sommessamente e ha tirato giù un sonoro porco demonio.
io che in quanto a desiderio sessuale verso le ragazze che mi passano davanti agli occhi, belle brutte, tutte, rispetto a lui sto all’antipodo, propio, mi sono messo a saltellare sul posto un piede via l’altro cantando “she’s a maniac, maniac on the floor“.
ma questo non è bastato ad attirare la sua attenzione, e lei è sparita dentro il locale e noi siamo risprofondati nella birra.
sei un coglione, mi ha detto catalano.
lo so, gli ho detto.
perché siamo qui, già? gli ho chiesto
ma come cazzo fai a non ricordarti mai le cose?
allora, dai, ricordamelo tu, perché siam qui, caro il mio elefante.
non me lo ricordo.
ah, ecco.

e insomma, s’era fuori a fumare, nel dehors del rossini con le lampade riscaldanti ma il freddo freddo penetrava sotto il loden verde di guido e penetrava sotto la mia giacchetta tecnica comprata in saldo da decathlon a quaranta euro, facendoci scoppiettare dentro i diverticoli, come un chicco di mais circondato da quattro telefonini cellulare che squillano all’unisono (ma l’esempio non funziona poi così tanto, dato che questa del pop corn è una bufala).

s’era lì ed è passato un giornalista del new york times e ha detto a guido con perfetto accento siciliano, non so come mai siciliano, ha detto a guido, stringendogli calorosamente la mano con due mani, un saluto all’uomo che ha ridato poesia al loden. molto arguto, molto giusto. eh eh. new york times.

ci siam guardati i tavoli di fuori, che s’aveva la voglia di fumare, abbestia, e ci siam aggiunti a quello dove bevevano hank moody e dexter morgan. moody, quello stordito, tirava certe sorsate da svuotare il bicchiere mezzo, mentre morgan guardava il suo rigirandolo tra i pollici col suo solito sguardo fisso e opaco.
dexter, ma come ti sei vestito? gli ho detto, che la serafino verde marcio sbottonata in cima il sette dicembre, qui mica stai a miami.
non mi ha risposto, cioè ha fatto quella sua specie di sorriso d’imbarazzo di circostanza, checcazzo morgan, le convenzioni sociali, checcazzo, ti si deve pure spiegare come ci si veste il sette di dicembre a torino, checcazzo, mica stai a miami, porco demonio.
va ben’, mentre sproloquiavo a destra e a sinistra, moody si è acceso una sigaretta. io già tenevo in mano la mia di turno.
moody ha tirato una boccata e mi ha detto: la tua mano destra.
la mia mano destra cosa, gli ho detto.
l’indice e il medio, mi ha detto.
l’indice e il medio cosa, gli ho detto.
la punta, mi ha detto.
la punta cosa, gli ho detto.
la punta di quelle dita che ho detto prima sono gialle, mi ha detto.
lo so, è la nicotina, gli ho detto.
fai spavento, mi ha detto.
statti zitto, gli ho detto.

in quel momento ci si è avvicinata un’altra ragazza, molto bella, peraltro molto bella, cioè, non esattamente il mio tipo, ma il tipo di ragazza che io so che tutti gli altri che non sono me la consideran una gran figa, insomma, quel tipo di ragazza lì, la quale si è avvicinata e ci ha fatto vedere lo smalto, dicendo di fare attenzione che se l’era appena messo, probabilmente era un poco ubriaca, ci mostrava lo smalto dicendo che era verde, se ci piaceva quella sfumatura di verde, ma quale verde, è trasparente le ho detto io, e lei mi ha guardato male e mi ha detto ma come cazzo è che voi uomini non vedete mai i colori? ma checcazzo ne so, è sera, qui la luce non è buona, io i colori checcazzo ne so, ma poi tu da dove sei uscita? le ho detto, come cazzo ti permetti di venire qui a sventolare le tue untuose unghie pitturate di un colore che non so dire e a darmi del daltonico cronico? eh? cosa cazzo vuoi dalla mia vita? ho cominciato ad urlare.
insomma, sì, lo ammetto, lì per lì, stavo per venire alle mani con una bella ragazza, non esattamente il mio tipo, certo, stavo per saltarle addosso e menarla per una questione di tonalità di smalto, ma moody è intervenuto e mi ha trattenuto con una battuta delle sue, che ora come ora non mi ricordo. catalano nel fratempo è salito sul tavolino alto assumendo la posizione del loto, é tornato nel suo nirvana, oppure stava salutando un qualche fan venuto giù da milano solo per cercare di incontrarlo per caso al rossini. che culo tra l’altro, per quel fan lì, ché non si andava al rossini da parecchi mesi.
ovviamente moody se n’è andato al fattore k, un altro locale niente male, con la ragazza dello smalto verde, sto bastràdo.
sei un giandone, mi ha detto guido.
hai letto il mio saggio “le categorie del gino del giorno di oggi”? mi da detto guido.
no. ho letto solo “monoteismo è sbaglio”.
bravo, quello sì ch’è un saggio saggio, però se non hai letto il secondo allora non sai che ad un certo punto uno è gino. e se sei gino, sei gino per sempre. poi puoi diventare giandone. se diventi giandone, sei giandone per sempre. poi puoi diventare, ma io ti prego di non diventarlo mai, perché quel grado lì poi è proprio brutto, ma brutto forte, quel grado lì è il massimo grado, è il babbo di minchia. non diventare, ti prego, mai, babbo di minchia.
no. cerco di no, gli ho detto.
comunque, per essere giandone, io adesso vado a pisciare.
e sono andato a pisciare. e sono tornato e ho detto a guido:
il rossini sta andando in culo.
perché?
perché è la prima volta da quando vengo qui che non ho fatto la coda in bagno.
ma c’è il pontone, mi ha detto catalano, c’è il pontone eppoi è ancora presto, ma vedi che si sta riempiendo. non hai letto il mio saggio “non lo vedi che si sta riempiendo?”
no.
ecco, in verità non è ancora finito.
a queste stronzate dexter si è alzato, a sentire queste stronzate, ho pensato questo s’è offeso, si è alzato ed è andato via con quel suo passo veloce determinato, tanto che gli ho urlato, chi vai ad ammazzare adesso? ma mi ha fatto segno che stava andando in bagno anche lui, tanto non c’era coda, ecco bravo dexter, vai a pisciare, approfitta che non c’è coda, che sei debole di diverticoli anche te, mi sa.

in tutto questo nulla turbinante ho perso di vista la bassa jennifer beals.
ultimamente cago cinque volte al giorno, mi ha detto guido.
ti ringrazio per avermelo detto, son cose che mi devi dire, dato che come tuo biografo son cose che mi devi dire, che le metto nella biografia su di te che sto scrivendo.
e che hai fatto oggi, mi ha chiesto catalano.
ah oggi è stato uno dei giorni più belli della mia vita. son stato tutto il giorno da solo con l’epsilon, le ho dato la colazione, abbiam giocato a strappare i capelli, i miei, poi le ho dato la merenda di frutta alle dieci, poi si è addormentata su when you were young dei killers, ha dormito una mezzoretta poi si è svegliata ululando dal lettino allora l’ho vestita e siamo andati a fare un giretto col passeggino, e le ho cantato tutto il tempo “chissà se piove a milano” di andrea cola, dovresti chiamarlo come ospite al grande fresco, andrea cola, chissà se piove a milano, ma insomma ti dicevo che poi abbiamo fatto il giretto col passeggino e lei è rimasta immobile nel suo sacco caldo a guardare il mondo, abbiamo visto la fontanella con l’acqua che zampillava fuori dalla fontanella, poi siamo andati a fare un po’ di spesa al supermercato, quello che odio, ma è vicino a casa e ho comprato gli gnocchi buoni e una bottiglia di vino bianco soave, poi c’era l’offerta sulla bresaola e ho preso anche quella, e le vitamine, mi son ricomprato le vitamine.
è che tu non mangi abbastanza verdura, bravuomo, mi ha detto catalano.
lo so, infatti mi prendo gli integratori di vitamine, poi siam tornati a casa le ho fatto la pappetta per la prima volta, mi è venuta abbastanza bene, e lei se l’è mangiata senza storie e poi abbiamo giocato a bimba cappello, e bimba volante e bimba siluro, e poi lei da seduta per terra si è tirata su sul divano, una cosa che non aveva ancora mai fatto, questa vuole già camminare e stare in piedi, tutto questo sempre sorridendo, che bimba bimba meravigliosa e sorridente, poi si è addormentata a koala sul mio braccio mentre andava un pezzo degli stereophonics che adesso non mi ricordo, allora l’ho messa nel lettino e poi ho mangiato io, mi son mangiato il pomodoro col tonno la cipolla e la mozzarella col pane fresco, mi son messo su il dvd di eternal sunshine of a spotless mind e mi sono addormentato guardandolo. poi alle cinque è arrivata la mulliera e anche epsilon si è svegliata, oggi è stata una giornata perfetta, poi adesso siam qui a bere la birra, che bellezza, e jennifer beals bassa e smalto verde, e la tivù è morta, ed è una giornata meravigliosamente perfetta, una delle meglio giornate della mia vita, non fosse che ho poi oggi pomeriggio ho trovato del sangue nelle feci.
è che tu non mangi abbastanza verdura, bravuomo, mi ha detto catalano.
perché tu che verdura mangi?
l’insalata.
l’insalata e poi?
perché la verdura va mangiata cruda, altrimenti van via tutte le sostanze.
sì, ma a parte l’insalata?
uhm… l’insalata. per ora mi vien in mente l’insalata… il mais? il mais conta come verdura?
mah, credo di sì, vegetale è vegetale.
eppoi devi farti il minestrone, bravuo’, quello del barattolo, non quello della busta, lo versi nella pentola lo scaldi e via, in cinque minuti, minestrone, io me lo mangio tutto, sarebbero due porzioni, ma me lo mangio tutta in una volta la scatola.
ma che marca è?
non me lo ricordo.
la cerco e provo il barattolo.
quindi, va ben’, tutto questo era per dire che tolto il sange nelle feci questa è stata una delle giornate più belle della mia vita.

con tutto che era anche tutta la sera che stavo continuando a canticchiare “piove a milano” di andrea cola, tanto che ad un certo punto guido mi ha detto
ma dato che è tutta la sera che stai cantando solo questo verso, ma tu di questa canzone sai solo questo verso?
sì per ora solo questo, è che è un testo complesso, ancora non l’ho studiato bene.
a questo punto s’era al vodka lemon, che devo dire, devo ribadire, il vodka lemon è un cocktail da signorine, e sapeva anche poco di vodka, allora io ho preso un gino tonico, sempre cantando chissà se piove a milano, che a questo punto catalano lo vedevo che confabulava con dexter, probabilmente giunti a questo punto della sera catalano mi voleva ammazzare, allora ho smesso, di cantare, mi son preso paura e ho smesso, però per sicurezza, per cercare di mandare via dexter, ho cominciato a fare l’omosessuale con catalano, e gli ho detto:
poi tu, guidonio, mi devi spiegare perché.
perché cosa?
perché a me non mi hai mai portato a sparare ai topi alla discarica.
senti giandone, piuttosto, cosa fai a capodanno? vieni al nostro spettacolo, fuori torino, vicino caselle, venticinque minuti di macchina da piazza madama, sessanta euro, si mangia bene, ci son gli ospiti, c’è il sirianni, c’è il negrin, vieni?
ok.

poi io ho incontrato un amico e guidonio invece si è messo a firmare il copriseno di una ragazza con i capelli rossi e un piercing al naso.
questo mio amico è un mio amico dei tempi dell’università che mi ha insegnato i meglio trucchi su come acquisire i privilegi di root nei sistemi unix-like. adesso lavora per una multinazionale. non ha mai avuto da giovane uno spectrum con lo z80. il commodore64 invece sì, e ci ha fatto su i primi giochini.
ma questo non è dettaglio importante in questa storia.
il dettaglio importante in questa storia è che ieri sera s’era in questo posto, poi alla fine, dopo il mojito della staffa, e dopo aver finito il tabacco, s’è tornati a casa e tornando a casa guido mi ha chiesto:
ma te come cazzo t’è venuto in mente di metterci hank moody e dexter morgan in questo racconto?
eh, son due delle mie serie preferite.
ma tu, ma checcazzo, bravuomo, ma come ti viene in mente di scrivere delle cose così?
è che volevo raccontare questa storia.
sì, ma guarda che è brutta questa storia, è brutta, non lo vedi che è brutta? eppoi, bravuomo, parliamoci in faccia, mi fai dire delle stronzate in questa storia, checcazzo, io mica son così per davvero, poi cosa pensa la gente, cosa pensa che sono, la gente?
lo so, lo so e ti chiedo scusa, ma questo è il massimo che riesco a fare.
eh, tu bravuomo dovresti restare sulle poesie, ché tu le storie, quante volte te lo devo dire che te le storie non le sai raccontare?
lo so, lo so.
allora?
è che me lo scordo sempre.
va ben’.
allora ciao guido, buonanotte.
‘notte ciao.
ci facciamo una pizza surgelata?
ok.
chissà se piove a milano.

Pubblicato da

arsenio

m'han nomato bravuomo un giorno e da quel giorno io me lo tengo, quel nome. arsenio mi son nomato da solo. eccetera.

2 commenti su “s’era in questo posto ieri sera”

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