la mia r

giro in bici,
guardo pochissima tv,
leggo molti libri e molti blog,
amo i miei amici,
non taggo nessuno invano a sua insaputa,
non evado le tasse per quanto inique,
mangio poco,
bevo molto ma una volta a settimana,
non vado a votare da quando c’è il porcellum,
gioco coi bambini,
giro in bici anche sottozero,
saluto per primo,
non lascio la merda di cane per terra
(certo il fatto che non abbia un cane mi semplifica la vita,
ma forse ho nessun cane perché poi dovrei raccogliere le sue deiezioni
e siccome non ci ho voglia allora niente cane)
scrivo, scrivo menate,
scrivo quel che penso,
penso, alle volte penso persino, almeno credo.
amo la scuola, per quanto imperfetta.
studio.
vorrei che tutti studiassero.
vorrei che tutti scrivessero.
e leggessero.
e facessero di conto.
dico sempre grazie.
ho no bisogno di leader,
non odio nessuno.
(tranne quelli che hanno un cane e non gli raccolgono la cacca)
vado a lavorare in bici.

questa è
la mia rivoluzione

lista di femmine

femmine coi capelli raccolti perchè unti
femmine coi tacchi alti perchè s’intonano ai corpetti
femmine con le unghie di tutti i colori e sapori e rancori di streghe
femmine crocefisse a un asse da stiro che traballa
femmine che sposano la causa sbagliata, la notte sbagliata, l’uomo sbagliato
femmine che non piangono da anni per quell’uomo sbagliato
sempre quello sempre il solo
femmine che spingono le rime ai limiti dell’augurabile
femmine coi vestitini di primavera gualciti di baci di altra femmina
femmine impassibili alle routine di corteggiamento rotante
femmine che nessuno le corteggia da anni
femmine coi capelli unti perché raccolti
femmine calve
femmine rapate
femmine rasate
femmine arrapate che nessuno si baccaglia e da anni
femmine che rappano
con nomi d’arte di femmine di cartoni animati giapponesi anni ottanta
tipo venusia
femmine incarognite su di una tavoletta e tracce di cellulite nell’esterno coscia
femmine incapaci di metter un pedale davanti all’altro
e il manubrio con l’effetto tremolo
femmine incredibili
femmine in cui non ci si crede
femmine che lèvati, nel senso levati di torno, nel senso lei, nel senso te
femmine ridotte bene
femmine allo stremo
femmmine che tremo a guardarle nella zona delle scarpe
femmine che si scoperebbe uno come hemingway con una mano all’havana
mentre con l’altra si scopava tutta la letteratura nordamericana
femmine che non mi stanno dietro, che non ce la fanno
femmine di qua femmine di là

è che c’è pieno di femmine
ma son poi sempre una

scopàmami

amami come hai amato il tuo primo cicciobello
amami
come quando da bambina amavi svegliarti nel lettone caldo con i tuoi
guardarli dormire ancora e poi svegliarli di brutto
gridando danzando
saltando sulle coperte
calpestando un coglione a tuo padre

amami come hai amato il tuo primo giorno di scuola
com’hai amato tutte le tue
prima volta
con l’esitazione e l’esultanza bambina
piccola piccolina
e quella nostalgia che prende in contropiede
che prende in contromano
che sbaraglia il senso unico

amami come ami andar sull’altalena
che ci si puó andar diritti
oppure di schiena
ad occhi aperti
oppure chiusi
di giorno di sera
spingendosi col vento o col pensiero
a pancia in giù
a raggiera
spingendosi con le gambe
o con le braccia della mamma
della nonna
del fratello maggiore
guardando il mondo avvicinarsi e allontanarsi
ma con quella voglia di farlo
ancora ancora ancora
e la netta sensazione
per un esatto unico momento senza moto
la netta sensazione
d’appartenere al cielo

amami come una fermata del pulmàno girato l’angolo
che non lo vedi fino all’ultimo
se lo stai per perdere
o lo prenderai

amami come fossi un film di guerre stellari
della trilogia originale
anzi no
uno dei primi due
chè il ritorno dello jedi
si puó anche sublimare
m’amami e ricorda sempre quando ti dissi
“anche se le cose che scrivo son trite e ritrite
quando muoio vi prego
congelatemi nella grafite”

se m’ami io saró
senza tempo
saró senza confine
saró spazio infinito
sarò personaggio de l’impero colpisce ancora
saró riconciliato con l’universo
e potró forse anche un giorno morire
ma dalla mia casa di grafite gelata
mi bulleró con gli angeli e i pianeti nani e tutti
d’esser stato amato da te
e ripeterò a tutte le galassie
fin che arriva il prossimo big bang
grassie grassie grassie

lo sai
star all’impiedi mi consuma i tendini
e sì son il tuo achille consumato
m’ancora vivo
ma adesso sediamoci su quelle seggiole
e ascoltiamoci
senza interromperci
(scopare)
e scopiamoci adesso
che scopare è poi un modo molto bello
di toglierci le polveri brutte di dosso

e allora dai
sii la mia donna delle pulizie
vieni da me a far le ore
gira per casa a torso nudo
passami l’olio crudo sulle maniglie dell’amore
spostami i libri della libreria
fa’ tutto quel che vuoi

ma spazzami via

voci della città – lo storyslam a torino

whatsyourstory LOGO

c’è nell’aere  un nuovo progetto sulla narrazione di storie (vere) ad alta voce, che collaboro a mettere in piedi insieme a soci di livello.

se sei femmina sei invitata a partecipare sia come raccontatrice sia come ascoltatrice.

se sei maschio sei invitato a partecipare sia come raccontatore sia come ascoltatore.

in breve si tratta di due contest di storytelling che si svolgeranno al rough e alle officine corsare di torino.

il calendario  completo delle serate con i temi delle storie che si potranno ascoltare/raccontare.

i raccontatori vengon sul palco e hanno cinque minuti per raccontare una storia che è capitata a loroe poi una giuria scelta tra il pubblico deciderà chi vince.

è possibile partecipare ad entrambi i tornei. tutte le informazioni per partecipare le trovi qui. per farti un’idea qui verifica che tipo di storie cerchiamo. ovviamente c’è un regolamento.

per aggiornamenti e novità (faq comprese) ci sonoil blog e la pagina facebook.

per info e iscrizioni scrivi a storyslamtorino@gmail.com

per il resto ci vediamo davanti a un grandi negri.

lista #17

una cattedra di bulbi piliferi
grossi come patate
un mazzetto di nasturzio
possibilmente nerboruto
un babbo di natale
del pio albergo trivulzio
la cappa di un camino di santiago
due rotoli di cartigienica ruvida, pallida o masticata
il latte alle ginocchia della lavandaia
l’olio di gomito del tennista
il piede di porco del ladro
il culo di piombo resitente ai neutroni
il tunnel carpale in fondo al mare
l’occhio da triglia del pescecane dei cartoni animati
l’orecchio da mercante dell’indiano
il braccio di ferro di popeye
la punta della lingua scottata in salsa barbecue
il grandi negri squisito
l’esoscheletro potenziato
la casamatta fortificata
il cicciobombo dei take that

il futuro come dìcolo io

sogno un futuro in cui le croci da portare
sono di un materiale sintetico composito ultraleggero
e se un telefono muore
gli si può fare il funerale
sogno un mondo
nel quale un concistoro di re decaduti
elegge finalmente in maniera democratica
il papa dei poeti
sogno un mondo nel quale il previsore del tempo non ci becca mai
e non fa nessuna fatica ad ammetterlo
sogno un mondo senza telegiornale
e soprattutto senza gente che guarda il telegiornale
sogno un mondo nel quale anche un molise possa esistere e prosperare,
un molise libero e bello che se ci vai lo trovi sempre lì al suo posto

sogno un mondo in cui posso scrivere a tre femmine contemporaneamente
“ho voglia di scoparti”
e poi scommetto su chi mi risponde per prima
anche se però son cazzi perché nessuna delle tre risponde
manco un vaffanculo
che un vaffanculo non si nega a nessuno.
ma no ma io manco quello.

un mondo in cui la speranza è la terzultima a morire
m’è comunque già morta
un mondo senza speranza
un mondo senza verde
un mondo fermo al semaforo
un mondo in cui piove sale sugl’irti colli

sogno un mondo dove non si possa amare nessuna
al massimo puoi amare il modo in cui ti guarda
un mondo tutto per me
un mondo a mia immagine e somiglianza
dove di mestiere faccio il dirimpettaio
un mondo senzaddio
e senza arrivederci
un mondo freddo e inscalfibile
un mondo di ribelli
che le righe del marciapiede si gioca a calpestarle
mica a saltarle
un mondo in cui non s’ha bisogno di una figura materna
al massimo di una controfigura paterna
un mondo che se io son un poco triste
fuori un poco piove
ovvero un mondo dove il meteo è diventato bravuomopatico

sogno un mondo in cui all’esame di terza media
non sarei affatto agitato
cosa sono in fondo tre birre?

sogno un mondo fetido
che non ti piega non ti spezza
nel quale il solo scopo nella vita è
dare fondo
a ogni provvista (o riserva)
di giovinezza

i vecchi cantautori, i vecchi poeti, il sorpàsso

i vecchi cantautori con le dita consumate
brandizzate dalle corde di chitarra
non fanno pena
fanno sempre
canzoni
fanno canzoni e le cantano
fanno che sono cantautori
non fanno che fanno i cantautori

i vecchi poeti uguale
ma non hanno nessun callo
non hanno nessuna ferita da suppurare
c’è sempre da dire cose contraddittorie su i poeti

ma che tristezza la roba sorpassata
che tristezza tristezza tristezza
la roba sorpassata
è un problema
la roba sorpassata
tipo di
smaltimento

e tu che mi guardi
cosa mi guardi?
perché mi guardi?
cosa guardi?

perché invece di guardarmi
non verifichi che cos’è la tua vita?
perché non verifichi se la tua vita
è una vita ricaricabile
o in abbonamento?