an arsenio bravuomo production 2002 - corretta infine il 17.09.2002

daccapo oppure parlami

1927d1

emma non mi ha risposto.

sono le 6.47 e ancora non riesco a prendere sonno. ho preso una batosta di birre, ma non mi sono servite a niente.

abbiamo litigato per telefono, ania ed io. è stato straziante, però lei finalmente mi ha detto che non mi ama più. le ho attaccato il telefono e ho pianto disperato che più disperato non si può. però forse adesso posso cercare di ricominciare. posso alzare un po' la testa, smetterla di fissare il pavimento. posso piantarla di vivere cacciato in fondo ai sogni.

ho dormito tre ore e mi sono alzato incazzato. sono così incazzato che non mi ricordo nemmeno il perché. ringhio e basta.

passo il tempo
danzando pesante
in tutù
e le mie porcherie me le dimentico
le obnubilo
è solo musica che si svolge solitaria
non ho mai creduto nella folla
ho sempre creduto nelle persone singole
nella singolarità delle persone
e nel vino
e nella birra

ho sempre creduto nella ciucca
e nelle intrusioni inopportune,

e se la vita fosse un'avventura
mi parrebbe più opportuno scopare tutto il tempo

so perfettamente del carattere effimero dell'infelicità. so che questo momento passerà presto. ma so anche del carattere efferato della felicità.
c'è solo più la lotta per la sopravvivenza
è finito anche il vino.

ho pensato che tu non mi appartieni ania. le persone non sono cose, non possono essere una proprietà di qualcuno.

c'era il sole oggi e mi son fatto un giro in bici

pedalando
e non mi riusciva di smettere di piangere, come avessi pianto mai, oppure son sempre stato un gran piagnone io, uno che si commuove per l'ultima foglia che cade e sta a dire che è finito, l'autunno, stagionato, è finito il calore e comincia il freddo, e   pedalando
pedalando mi sfuggivano le lacrime, come una scia di aliscafo, come nei cartoni animati giapponesi, per colpa di questo cuore mio, stanco, che ha l'amore di tutti ma non gli basta, e gli basterebbe appena l'amore di lei
   e pedalando mi son gettato a capofitto
giù da un sentiero che non si capiva la fine, gettato nello sconforto e infine ho attaccato con un romanzo di kundera. il valzer degli addii.

sai ania, sapere che non mi ami più mi affascina. ti rende più umana, più equilibrata. più credibile.

a volte vorrei essere di metallo
liscio e impassibile
impenetrabile e lucente
  senza pieghe
appena un po' ruvido al
tatto
    a volte
quando i rapporti si fanno così difficili e tutto assume un'importanza così  mastodontica
   eppure è tutto inutile
     ma di metallo vorrei essere
a volte.

quel che ho bevuto oggi: vino, finché non è finito. e poi niente voglia di scendere a comprar altro da bere...

la frasedelgiorno è:

"Il mio strazio, per me, Ŕ il sonno. Se avessi sempre dormito bene non avrei mai scritto un rigo." (L. F. CÚline, Morte a credito)

in cima oppure ancora