se vuoi

se vuoi il potere prenditelo
se vuoi la pace non fabbricare armi
se vuoi la libertà dimentica
se vuoi l’amore prendilo a nolo
se vuoi il perdono moltiplica il regalo
se vuoi l’autodistruzione gira la chiavetta e premi il pulsante rosso
se vuoi una pizza guarda un film iraniano
se vuoi la musica, fa’ che sia di quella buona, fa’ che sia di quella ottima
se vuoi un abbraccio mettimi su un pezzo che dico io
se vuoi il cielo guarda in su
se vuoi un libro, compreresti mica il mio?
se vuoi il semaforo verde aspettalo
se vuoi un bacio baciami
se vuoi me, no.

finisce che ti riempio di anafore
finisce che ti riempio di cacofemismi
finisce che ti riempio di miele sperma
 (potresti non gradire)

mina e me

t’ho incontrata e conosciuta
avevo su una maglietta nerd
 che nemmeno ho dovuto spiegartela
è lì che mi son innamorato di te
io che, come califano, m’innamoro mai

poi tu somigliavi a mina
  di faccia
mi parlavi di mucche bianche
 non pezzate
che mucche sono ti dicevo
e non avevi nemmanco una mantellina parapioggia
 con tutto che giravi sempre in bici e spesso avevi incidenti
  paraciclistici
 m’hai fatto perdere svariate cose
e ora ogni volta che sento mina
 penso a te
e ora ogni volta all’improvviso penso a te e mi vien in mente mina
o ora ogni volta che vedo una ragazza che assomiglia a mina
  penso a te
e penso a mina quasi tutto il mio sacrosanto tempo
così mi sembra di pensare a te
 che sei così lontana
  che sei così
che sei come un arrangiamento delle canzoni anni sessanta
 con tutti quegli archi, la batteria metallica e le chitarre
  che sembran quelle comperate dal tuo giocattolaio
i fiati e tutto
ché tu sei come gli arrangiamenti delle canzoni anni sessanta
ché io quegli arrangiamenti lì
io li amo

parla
fa’ qualcosa
sento tanta nostalgia per te
 quando i giorni odoravano d’avventura
e io copiavo i testi delle canzoni inizio anni settanta
 modificandoli il minimo per non incorrere in sanzioni
e riuscire ancora a potere portarti a casa
 cartine e tabacco pueblo
ma più che altro per riuscire a potere vederti
 chè eri bella che mi veniva da piangere
se ti vedevo mi commuovevo
 anche perché quando ti vedevo sentivo nelle orecchie
mina
che canta
 (come solo lei sa fare)
amor mio
  stretto al mio seno freddo non avrai
poi arriva il bridge sul gabbiano che vola felice e sereno
  e maledico il paroliere
 che è mogol, ci tengo a dirlo, mogòl
con l’accento sull’ultima o
quante discussioni con un amico
 su mogol
lui che l’idolatra io che gli spiego che era scarso
va ben’, non siam qui a decidere chi aveva ragione di tra noi due
ma il gabbiano cazzo, devi per forza sempre metterci il gabbiano
 mogol?
e la faccia del bambino,
 povero battisti, che testi che ti passava il mogol, meglio il panella
  i testi che ti passava il panella poeta
povero battisti,
comunque amor mio potevo capirlo che era mogol/battisti
 dal testo col gabbiano mogol
  (spero i naturalisti gli abbian dedicato una specie)
 dalla schitarrata introduttiva panica battisti
complessivamente una canzone da festival della tristezza
 (nel senso buono)
a sentirla per benino

poi ti spogliavo con gli occhi
 nel senso che le tue vesti avevan sensori eletttronici
  sensibili agli sguardi
e ti cascavan via
 in presenza dei miei
occhi
sguardi
i bottoni si sbottonavan
le zip si szippavan
i gancetti si sganciavan
gli elastici si smollavan
e tu restavi senza mutande
 ignuda perfetta bianca alta come mina in fronte a me
  grandi braccia grandi mani
e io volevo solo stringermi al tuo seno per non aver freddo
ma non per non aver freddo al momento
per non aver freddo mai
più
mai
mai più mai

poi tu bastarda geniale
 prendevi il tuo dito ignudo e premevi play
e mettevi su mi sei scoppiato dentro il cuore
e all’improvviso era troppo bello
 era come dentro a una poesia di panella
  era come dentro a una canzone bella di battisti mogol
e allora
 io improvvisavo una fuga intergalattica
mi mettevo, han solo, ai comandi del millennium falcon
che, vorrei ricordare,
  ha fatto la rotta di kessel in meno di 12 parsec
 e mi preparavo per il salto nell’iperspazio
come le rime iperbasiche di mogol
lasciandoti come solo souvenir
 in tutte le tue stanze
  un invito su carta intestata al festival
 delle
  mie
   mancanze

io non leggo abbastanza

io non leggo abbastanza
una volta leggevo abbastanza
una volta leggevo un sacco
 una volta leggevo un sacchissimo sacco
sacrosanto sacco e sporta e busta di plastica
sacco d’asporto
 kebab e cinese
eccetera

io una volta
leggevo da mane a sera
leggevo e leggevo
leggevo al risveglio
leggevo al tramonto
leggevo al cesso
leggevo sul bus
leggevo in bici, in macchina, in treno
 spesso sì,
  mi schiantavo,
passava un camion, lo spostamento d’aria, andavo senza mani
per forza, leggevo

leggevo e leggevo e leggevo e leggevo

poi un giorno ho smesso

quindi poi io adesso non leggo abbastanza
deve essermi successo un qualcosa
 un qualcosa abbastanza grave
ma non grave

m’è che io ora adesso ogni tanto leggo
 mica che non leggo
ogni tanto io leggo
m’è che preferisco guardare te
 te che sei abbastanza bella
 te che sei così abbastanza bella
 te che sei così piuttosto bello bellissima
quando leggi

la notte dell’incisivo

(certe notti son nostalgie che tendono all’infinito
lasciandoti nella consapevolezza che
  persino il miglior risolutore di equazioni differenziali
alle derivate parziali
  riuscirebbe a estrartene solo alcuni sottinsiemi di ricordi
e confusi
 e indistinguibili da un sogno piccolo a piacere)

fai tanta fatica per procurarti un palco
 e soprattutto qualcosa da farci di sopra
del palco
poi mandi tutto in culo
 per un problema organico e di pubblico

il mio cervello ha una cattiva memoria
  i miei organi interni invece ce l’hanno buonissima
il fegato soprattutto.
e se mentre si dipana il cambio palco
e poi tocc’ ammè
 e tutto quel che penso è tenere bene in alto con due soli polpastrelli
  il grandi negri per scaldarlo no
 potrebbe essere la volta
che mandi tutto in culo
  grazie alla buona memoria del tuo stomaco

certo che se poi vai a vedere
 quel che la barista del teatro ti ha miscugliato
gin scaduto
 campari andato a male
vermouth rosso con la muffa
complessivamente
 un gustoso croccante emolliente
 negroni
demmerda

’le volte
tutto fa, tutto congiura

entro con passo di felpa anni ’80
 il bicchiere in una mano
e nell’altra sempre la roba da leggere
guardo il pubblico
 e ci vedo te
te che mi hai messo il cuore in disordine
 e te ne sei andata rubandoti gli asciugamani
te che una volta ti chiesi: “cos’è che ti eccita?”

ora, quando chiedi a una femmina “cos’è che ti eccita?”
il vero problema non è che lei non sappia cosa risponderti,
il vero problema è quando lei proprio non capisce la domanda.
allora cercai di spiegarmi meglio:
per dire, quale categoria di film porno prediligi?
m’ innamorai quando mi rispose secca e subitanea:
 le compilation

(la notte è la cosa più importante
la notte è dove dovremmo essere sempre
 quando che, che comincio la notte
   la voglio finire, la notte
  la voglio finire
quando che cominicio che comincio la notte
 non voglio esser interrotto
capito?)

allora son in mezzo al palco in piena luce
poso il bicchiere sulle tavole e mi s’ imperla la fronte
 e non riesco più a pensare a niente
tranne che se fossi di una specie da proteggere
 sarei un pandone buffo
ma senza la voce di fabio volo
 e senza le arti marziali
no va ben, le arti marziali sì
e ti guardo
 e ti riguardo
e mi ricordo quando mi dicesti che forse siamo solo entità asintotiche
ci avviciniamo senza arrivare a toccarci mai
e a me quasi veniva da vomitare

forse è tutta colpa della mia infanzia disagiata
 al fatto che io non ce l’ho mai avuto
il mio giocattolaio
 e ho mai potuto fare il bagno nella vasca di palline
  di plastica,
 ‘ mai potuto portarmi a scuola il gameboy,
mai avuto un ovetto tutto mio arancione
 in cui chiudermi dentro e lasciare gli adulti di fuori

la vita è no perfetta ma ti capita alle volte
 di cagare un perfettissimo stronzo
tale che nemmeno ti si sporca il buco del culo
 e speravo di esser in un momento di quelli lì
 perfetto stronzo
ché tutto quello che volevo
 era
  far scattare un allarme incendio, catastrofe, bomba atomica, cavallette,
evacuare la sala
 mandare via tutti
e fare il reading solo per te
 che degli allarmi hai sempre detto
  non mi faccio comandare da un fischio
   son mica un cane, io

però invece dell’allarme parte una musica
  che dovrebbe essere stata concordata
 tra me e il musicista presente
 e io in qualche modo ci do dentro
ma la voce mi vien fuori a tratti biascicata
 ad altri tratti masticata
complessivamente non benissimo
 non bene
molto male, diciamo

poi la fitta allo stomaco
poi te che baci il vicino di sedia
poi io che mi accascio
 forse non esattamente in quest’ordine
 ma il finale son io che mi accascio sotto la splendida luce
e cado faccia a terra
  un incisivo mi si conficca in un buco del tavolato
sembro quel personaggio dell’era glaciale
mi sanguina la bocca
 rotolo dietro le quinte
qualcuno mi dà del ghiaccio che puzza di birra scadente

prima di tornare a casa
 ho tentennato presso un locale da sbarco
dove posso ordinare il solito scon un cenno del capo
  ma soprattutto perchè
dentro certi negroni c’è un po’ d’amore
 e io me lo bevo

tutt’intorno,
  profumo di gastronomia

nel cortile di casa
 son caduto legando la bici
nel mio cortile di casa
tu non mi pensare
farmi male malamente è normale
 ho le canzoni che mi tengon in vita
e domani sarà solo una domenica qualsiasi
e anche se oggi è già domani, è qualsiasi lo stesso
e io ti amo qualsiasi
lo stesso

contratti d’amore

oggi ho riletto il nostro contratto d’amore
 e ho scoperto che
i baci che mi dai son a nolo
 c’è scritto che poi, un giorno, li rivuoi indietro
non avevo capito
 pensavo fossero in comodato d’uso
  gratuito
con riscatto a fine storia

che stronza
 chissà chi è il tuo avvocato
sappi che io non solo
  non ti darò indietro i baci presi a nolo
ma li metterò pure all’asta su ebay

e sì. oggi ho voglia di litigare

voglio un figlio da te
  dammi un figlio maschio
anzi no femmina
anzi no gay
mi potresti dare un figlio gay?
dai dammi un figlio gay
gli le mettiamo una tutina mezz’azzurra e mezza rosa
oppure dammi due figli
 ma li voglio politicamente corretti
 fammi giù due gemelle lesbiche
  una bianca e una nera
   una anarco-insurrezionalista e una giudaico-cristiana
  che ballano la lapdance già intorno al cordone ombelicale

sì. oggi ho voglia di litigare

tu mi usi come un uomo oggetto
per te son solo un uomo abbastanza peloso
 incastrato su di un piccolo dildo
cos’è questa tua agitazione?
 cosa mi dici non lasciarmi?
cos’è, hai paura di restare senza un uomo
  a cui spremere i punti neri?
mi chiedi se ti amo
mi chiedi se ti odio

amarti e odiarti 
 son le due facce della stessa pizza margherita
  sotto liscia e farinosa, sopra pomodoro e mozzarella
(come vuoi che sia la margherita?)
 (scema)

amarti
  è come essere del toro e della juve contemporaneamente
odiarti è portare un sandalo di jimmy choo
  sopra un jeans a zampa col fondo arrotolato
amarti è ascoltare gianmaria testa in un giorno di sole
odiarti è jovanotti che convince persino i radical chic
amarti è votare grillo alla camera, pd al senato e lega nord alle regionali
odiarti è come aver fatto il bipolarismo da piccolo (e non esserne guarito)

ma io, lo sai, e lo so che lo sai,
 più che altro, ti amo
tu con quel tuo bel culo a forma di cuore rovesciato
ti amo perché amo i guai
 perché te sei un guaio,
  un guaio a forma di culo rovesciato
  quel tipo di guaio mondano
  che è come quando cerchi una cosa dappertutto
e poi ce l’avevi in mano

saperla lunga

42 anni e sentirli
 giù nei ginocchi nelle vertebre e nelle caviglie
42 anni e ancora mi compro le scarpe da ginnastica
 pardon le sneakers
42 anni e mi vesto come un ragazzino
42 anni e non so come
 si sta al mondo
e non so fare la guerra
neanche quella per mail
 figuriamoci quella coi morti ammazzati
non ho idea di come si viaggia
di come si compra una macchina
di come si pagano le tasse
per dire il cud: che cazz’è sto cud?
 lo chiedo una volta l’anno, me lo spiegano una volta l’anno
42 anni di spiegazioni di cud
 che cazz’è sto cud?

le mezze stagioni credevo fossero momenti tra una stagione el’altra
 per non parlare del caval donato
sempre avuto problemi coi proverbi
 ho nessuna conoscenza della saggezza popolare
  dei rimedi delle nonne dei segni zodiacali
  e delle prassi delle mance ai camerieri
di come si prenota un albergo a ore
 mai andato a puttane
cioè andato a puttane lo sono ma in senso figurato

42 anni e non so cos’è l’amore
 anzi una teoria ce l’ho, complottista
io credo che l’amore sia come le scie chimiche:
  strisce di condensa nel cielo buono,
  buone a farci soldi sulla pelle dei creduloni

mai fatto sesso di gruppo
 mai stato a uno speed date
 mai circondato le gambe di una femmina dicendole
  signorina! signorina! mi dia il suo numero di telefono!
mai saputo quand’ è giusto citofonare allle tre di notte
  a una femmina che mi piace

peró
ti so formattare l’hard disk
 so benissimo cosa è l’http
so girare una sigaretta pedalando in bicicletta
so bere il grandi negri in numero numeroso
  e tornare a casa in qualche strambo modo
  che non ti saprei dire perché non me lo ricordo
so perdonare
so tradire
so aspettare
 so tutto sui cursori (tutto)
so non dormire
 so preparare un caffellatte che lèvati
so andare contromano in bici, salire sui marciapiedi e tutto
so sognare a cinque minuti dal risveglio
 e ricordarmene

42 anni e so ancora sbagliare come ne avessi 2

la mia faccia

la mia faccia butterata
  dall’acne giovanile
 non è solo la mia faccia
c’è un sacco di musica
 sulla mia faccia
più che altro
musica dal vivo

ci son concerti che ti cambiano la faccia
tu guardi uno e gli sai dire
 mi sa che tu hai visto dylan nel ’75
rolling thunder e faccia bianca
 io non l’ho visto
avevo quattro anni
ma mi piace di pensare che la
mia faccia
  è un po’ più bianca
da quando ho visto quel concerto su youtube
e lo so che non è lo stesso
 per chi mi hai preso?

ma io ho visto vasco
quando non era nessuno
  ho visto gente che ha fatto a pugni con il futuro
 e ha perso
ma ha lottato, ha sanguinato, ha perso
 ha lottato, sanguinato
  e quello, ed è quello,
che mi è rimasto sulla faccia

questa ruga sul mento
 non la vedi ché ho il pizzetto
  quello è springsteen
il buco di foruncolo che non se ne va mai via sulla tempia destra
  è madonna 1985 ciao torino
 questo liscio unico che sulla mia guancia butterata
 dall’acne giovanile
  è bowie
 che ti credi,
è grazie a bowie
  se ho un pezzo di pelle di faccia
liscio