femmina del terzo tipo
lei era una femmina da incontrare ravvicinata
al mattino presto oppure mezzo
era una femmina del terzo tipo
di quello speciale molto
che per dire
se la carta igienica era stampata su un solo lato
lei la usava da quell’altro
a mezzogiorno le dissi
dai spogliati tutta
tutta meno una maglietta
risciaquati la faccia e asciugala con quella
girati e chinati ribalda
mostrami quelle tue gambe
incrociate a mo di cialda
lei era una femmina da collezionare
come una collezione di panchine senza schienale
una pioggia di canzoni senza diritto d’autore
una flotta di navi senza timoniere
un pomeriggio ero lì che pensavo
a tutte le lettere d’amore che ho scritto
e vanificato
a causa della mia pessima calligrafia,
e ai pomeriggi spesi a corteggiare una luna
che non c’è mai stata
e sprecati,
a causa della mia pessima abitudine
di sprecare i pomeriggi,
quando ad un certo punto mi disse
tu dovresti tenermi stretta
come non sapessi fare altro
appiccicarti al mio petto
come se quello fosse il solo tuo posto
poi mi guardò fisso negli occhi
e fuori si spensero tutti i lampioni
ma la luce, per me, era rimasta uguale
lei era una femmina con un doppio corpo astrale
con le scarpe ruvide
e le mani cònsone
non mi parlò quasi mai
suonò per me, danzò per me
guardammo qualche stella
e anche se ci incontrammo vicino
ai nostri precedenti vecchi consigli
abbarbicati
tremammo molto l’un l’altra nella notte
un sacco abbracciati