come sei bella
è bello guardarti
è bello
bello bello bello
bello bello
bello
da quando ti ho vista
è la vista
il mio senso preferito
è bello guardarti
è bello
bello bello bello
bello bello
bello
da quando ti ho vista
è la vista
il mio senso preferito
mi ricordo mai di nessuno
m’ importa zero di chicchessìa
quel che mi si dice m’entra di qua e m’esce di là
qua e là
non è che ci sia gente che m’è poi simpatica
quasi nessuno
nessuno
ma mica mi lamento
mica son qui a dire che son misantropo
mica qui a dire che il mondo è brutto
mica qui a dire
son qui a scriver un certo disagio
tipo acne senile
tipo incontinenza giovanile
tipo se dipingessi userei il carboncino
se scrivessi come si deve
farei carbone con le parole
è pazzesco come dici le cose
mi dicon
certe femmine
di stanza qui
militarmente armate
di ombretti e culi alti
poi m’invento un titolo per una nuova raccolta di
cumuli di guano
tipo cicchetti corsari
so no se si capisce l’allusione
e la modestia, certo
ma sto diventando troppo commerciale
troppo propio
(mi metterò a scriver le rèclame)
di tutte queste notti in bianco
e bianche di neve
ho dormito mai nè dolce nè amaro
e nemmen salato, s’èpperquello,
m’ ho preferito starmene in su il balcone al gelo
gelato
a fare aneliti di fumo infranti
e incantato
dal ricordo dei momenti
nostri paurosi, per me,
ma sempre pieni di contatti
telepatici e infanti
lei era una femmina da incontrare ravvicinata
al mattino presto oppure mezzo
era una femmina del terzo tipo
di quello speciale molto
che per dire
se la carta igienica era stampata su un solo lato
lei la usava da quell’altro
a mezzogiorno le dissi
dai spogliati tutta
tutta meno una maglietta
risciaquati la faccia e asciugala con quella
girati e chinati ribalda
mostrami quelle tue gambe
incrociate a mo di cialda
lei era una femmina da collezionare
come una collezione di panchine senza schienale
una pioggia di canzoni senza diritto d’autore
una flotta di navi senza timoniere
un pomeriggio ero lì che pensavo
a tutte le lettere d’amore che ho scritto
e vanificato
a causa della mia pessima calligrafia,
e ai pomeriggi spesi a corteggiare una luna
che non c’è mai stata
e sprecati,
a causa della mia pessima abitudine
di sprecare i pomeriggi,
quando ad un certo punto mi disse
tu dovresti tenermi stretta
come non sapessi fare altro
appiccicarti al mio petto
come se quello fosse il solo tuo posto
poi mi guardò fisso negli occhi
e fuori si spensero tutti i lampioni
ma la luce, per me, era rimasta uguale
lei era una femmina con un doppio corpo astrale
con le scarpe ruvide
e le mani cònsone
non mi parlò quasi mai
suonò per me, danzò per me
guardammo qualche stella
e anche se ci incontrammo vicino
ai nostri precedenti vecchi consigli
abbarbicati
tremammo l’un l’altra nella notte
un sacco
abbracciati
(when you start missing someone, it will never end)
ragazza triste
come me
(la la là)
lo so che fuori ci son zero gradi
e ti si screpola la faccia
e ti si screpolano le labbra
se non porti mutande in lana pura
ma tu sei calda dentro
ragazza triste
tu sei stufetta e caminetta e radiatrice e termosifona e funghetta e lampada
starti appresso è un piacere di calore
anche se sei triste
se fuori ci son zero gradi
ragazza triste
sei strana triste e bella
ed è strano triste e bello
pigliarti vederti guardarti
osservarti osservarti
ché sei sempre lì che guardi tutti
come se quasi tu non ci fossi
ragazza triste
m’hai trattato con asprezza
ma io mica sono caparezza
e tutti quei tuoi capelli rossi e i rimmel gialli
son il grado zero della mia disperazione
vuoi saperlo se per caso ancora piango la notte?
(sì)
ragazza triste
se tu non mi vuoi
sono tutti cazzi tuoi
la la là
(when you start loving someone,
it’s not gonna work that you,
out of the blue,
stop doing it)
la nottata
anche questa è passata
di nottata
e la pizza surgelata al solito l’ho messa in forno
e l’ho abbandonata dimenticata carbonizzata
un disco nero
il fumo in casa, porco diavolo
io addormito con la testa di sopra il tavolo
il bilancio a questo giro è che
ho invidiato quelli che fan le canzoni
perché hanno la musica dalla loro parte
e posson far un gran bel casino con le chitarre e tutto il resto,
ho rovinato il baccaglio a un amico nuovo
ho fatto litigare con una bella ragazza un altro amico, non nuovo,
poi son caduto con la bici,
senza esserci sopra a pedalarci tra l’altro,
ho un gomito tumefatto, il destro,
un ginocchio internamente ballerino, il sinistro,
ho perso il tabacco, l’avevo in tasca, lo trovo più no,
infine son stato arrestato e incriminato per sega colposa
ma son stato assolto perché non c’era coscienza nè volontà*
(e comunque, sappiatelo, alle volte dolorosa, alle volte spigolosa,
ma alla fine la sega è sempre dolosa)
poi magari uno nel ritornando e nel barcollando
ha uno sprazzo di lucida lucidità, di limpida limpidezza
e magari uno si sente perso
ma in verità vi dico
non ci si può perdere
non ci si può perdere no
perché non ci sono strade da prendere
perché non c’è nessuna strada da trovare o da ritrovare
perché c’è un’unica sola strada
e ci stai camminando sopra proprio adesso
è questa vita ch’ è così,
l’alba è il mezzogiorno,
il giorno è la notte,
l’acqua è il grandi negri,
il cibo no,
l’amaro amare è dolce
ma debbo darmi una calmata, lo so
d’ora in poi porterò sempre con me nel portafoglio
una foto di luciano bianciardi
con quella sua faccia lì che non ti vuol guardare
che non ne vuol sapere
d’ora in poi indosserò sempre una medaglietta
tipo cane
con su il mio indirizzo
e che si mette a suonare allarmata
quando che afferro il terzo grandi negri
(facciamo il quarto, via)
e poi s’ illumina e c’è su scritto
“se m’illumino, per favore, strappagli quel bicchiere
e porta a casa questo immenso
stronzo”
gli amici miei sono avvertiti
son appezzi e
debbo darmi una calmata, lo so,
prima che del tutto mi disperda
ma purtroppo mi sa che forse
è che l’adoro
questa merda
—
* ringrazio il magistrato (di cui non conosco il nome) che qualche sera fa mi ha insegnato i concetti di sega colposa e dolosa
non è che per caso, per qualche cazzo,
non è che qualcuno ha visto il mio amoràzzo?
lo so,
so, lo,
che rima del menga,
che rima facile, mi dici,
ma visto che te sei facile no
almeno la rima
lasciamela dire
lasciamela fare
facile
è che ieri mangiavo la maionese con il tonno
a cucchiaiate
quando mi son detto
che bontà
quando mi son detto
te dove sei finita?
quando mi son detto
ma checcazzo
vado fin a cercare il mio amorazzo
e come ci vado?
per caso a ràzzo?
rima facile
almeno quella, ripeto, non mi rompere
allora mi son detto
io questo viaggio me lo faccio con la bici
ché son un tipo in fondo che ama pedalare
ho voluto la bicicletta
e adesso ho bucato
l’appuntamento col destino, tuo
ora sto su quest’ autostrada
a mille chilometri dalla meta
e pedalo
e non potrei farlo,
nel senso,
m’ha affiancato un camion
con su sopra un bòb dylan qualunque
che m’ha detto
guarda che t’arrestano, in bici sulla highway
e io di rimando
come parli bòb, highway? really?
eppoi prima mi devon prendere
e mi son alzato in piedi in su i pedali
lasciandolo sul posto
la strada è libera ed è davanti
ed è libera davanti
e di dietro
tutti quanti
mi stan’ a guardare
scalmanarmi per un nonniente
per due gambe e un’impermanente
taglio di capelli
ma che mi piace da morire
corti morbidi color del crepacuore
al casello dei tuoi occhi di tutti i colori (o quasi)
ho tagliato di per un prato
così una volante m’ha inseguito
con su un bòb dylan qualunque
ma mi son alzato in piedi in su i pedali
lasciandoli sul posto
gli uccellini cantano
e mi cagan sulla testa
cerco riparo di tra i cespugli
a lato della carreggiata
ma son spine
ma son ortiche
e lo so che con la parola ortiche
si fa presto a far la rima facile
poi per un tratto di bretella
m’ ha affiancato un triciclo
con su sopra un bob dylan qualunque
vestito con un chiodo e niente sotto
e mi superava e mi tagliava la strada per farmi finire di sotto
dalla rampa del viadotto
e agitava la chitarra sulla testa
pestando i piedi su i pedali del triciclo senza mani
cercando di colpirmi di taglio la faccia
urlandomi
gudmàno, come ti senti adesso, eh?
com’è adesso che ti senti, eh?
dai rotola! rotola! rotola giù!
maledetto bòb qualunque
ci dico
beviamoci una cosa dai
che porca madosca
da quant’è che lo facciamo no?
tutta questa sobrietà finirà per ammazzarci,
ci dico
e lui a me
minchia gudmàno
riesci manco a star dietro a un settantenne
con la chitarra in una mano
io di oggi ho già bevuto di abbastanza
così ci siam fermati vicino al ciglio dell’autostrada
l’ho guardato pisciare
l’ho ammirato
che portamento! ho pensato
che prostata!
e son ripartito
il sole era lontano
la meta era lontana
il tramonto mi tramortiva
’ son fermato all’autogrill
manco un posto apposito per legare la bici
preso il panino al salame
uscito
’ ruttato
’ ripreso il mezzo a pedali
’ guardato l’avanzo d’autostrada
e tutti i cazzi e gli amorazzi
mi son alzato in piedi in su i pedali
e li ho lasciati lì sul posto